il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

ALIBERTI: Processo Sarastra, udienza del 9 Gennaio

 

La redazione

 

NOCERA INF: – Da questa udienza del cosiddetto “processo Sarastra” abbiamo deciso di seguire, passo passo, tutte le udienze e il loro svolgimento riportando (grazie alla collaborazione di Manuel Moliterno) fedelmente tutto ciò che accade.

            Lo faremo, ovviamente, in maniera cronachistica e da una posizione di assoluta indipendenza sia dalla pubblica accusa che dalla difesa di parte.

            Abbiamo deciso di farlo (ed è la prima volta che accade !!) perché soltanto seguendo pedissequamente tutte le fasi dibattimentali del pubblico processo si potrà capire fino a che punto gli imputati raccontano la verità e fino a che punto la pubblica accusa nella ricerca della verità tiene conto anche di eventuali elementi in favore degli indagati.

 

  • L’udienza del 9/01 è stata, per certi versi, molto particolare. Questo perchè è stata la prima udienza dall’inizio del processo, apertosi dinanzi al Tribunale di Nocera Inferiore (collegio giudicante presieduto dall’integerrimo giudice dott. Raffaele Donnarumma, a latere i giovani magistrati Noschese e Palumbo) il 6 giugno scorso su decreto del G.u.p presso il Tribunale di Salerno che disponeva il rinvio a giudizio per il dott. Pasquale Aliberti (ex sindaco di Scafati), sua moglie e consigliera regionale per la Campania attualmente in carica eletta nelle elezioni del 2015 nella fila di Forza Italia dott.ssa Monica Paolino, il fratello Nello Maurizio Aliberti ed altri, che ha visto Pasquale Aliberti affrontare il dibattimento da uomo libero, sebbene con una minima restrizione: il divieto di dimora dal Comune di Scafati e comuni limitrofi.
  • Tutti ricorderanno infatti che dallo scorso settembre, su Aliberti incombeva la misura cautelare degli arresti domiciliari nella residenza estiva di famiglia di Praia a Mare, autorizzato a vedere e convivere solamente con la moglie Monica Paolino, i figli Nicola e Rosaria ed i suoi genitori. Personalmente, l’autore di questo scritto è contrario per un proprio princìpio personale e generale alla custodia cautelare, che considera un “sequestro di Stato”. L’art. 13 Cost. infatti recita che la libertà personale è inviolabile, nonchè l’art. 27 Cost. recita espressamente che l’imputato è considerato innocente fino a sentenza definitiva di condanna. Non si comprende dunque come sia possibile che un soggetto, senza neanche un rinvio a giudizio all’esito di udienza preliminare, possa essere tratto in arresto e privato della propria libertà personale, così come accaduto al dott. Angelo Pasqualino Aliberti.
  • In ogni caso, la professionalità del collegio giudicante avanti al quale è incardinato il processo Sarastra ha ristabilito la cultura garantista che sottende la nostra Carta costituzionale, di cui alcuni fondamentali princìpi riguardanti i diritti umani sono finanche sancìti nella Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo, ed il 5 dicembre scorso ha depositato un’ordinanza con cui sostituiva la misura cautelare degli arresti domiciliari a Praia a Mare con il semplice divieto di dimora nel Comune di Scafati e città limitrofe ovvero confinanti. Dunque, il dott. Aliberti ora può andare dove vuole (tranne a Scafati e comuni confinanti), può liberamente telefonare, messaggiare, utilizzare social network e il telefono cellulare, nonchè può vivere o incontrare chi vuole.

 

            Fatto questo doveroso incipit, l’udienza è iniziata intorno alle 10.30 ed è proseguita con il contro-esame da parte delle difese (tranne di quella di Pasquale Aliberti che lo aveva completato la scorsa udienza e di quella di Nello Aliberti che lo eseguirà nella prossima di lunedì 14 Gennaio) degli imputati. È stata un’udienza particolarmente favorevole per le difese, che hanno avuto la possibilità in un sano contraddittorio di sviscerare le varie tematiche a loro care. Si divide questa sintesi per punti fondamentali:

  1. All’inizio, ha esordito l’avv. Cardiello per l’on. Monica Paolino, che ha posto in risalto la circostanza che il progetto di reindustrializzazione non consisteva affatto nella realizzazione di una piscina. Uno dei punti fondamentali del capo d’imputazione della D.D.A presso la Procura di Salerno riguardava infatto la circostanza che il clan Ridosso – Loreto, egemone a Scafati, si era occupato fino a quei momenti solamente di imprese private. Ponendo le mani sulla “cosa pubblica” e quindi sulla Pubblica Amministrazione, secondo l’ipotesi accusatoria, il clan Ridosso – Loreto avrebbe voluto realizzare quello che lo stesso capitano della D.I.A Fausto Iannaccone, che ha coordinato l’indagine Sarastra, ha definito “il salto di qualità”. È stato lo stesso capitano Iannaccone però a confermare che il progetto di realizzazione della vasca non conteneva la realizzazione di una piscina, ma si trattava di una vasca di depurazione delle acque reflue/piovane. L’impresa che intendeva effettuare i lavori non erano in regola con DURC e non era iscritta all’Albo delle imprese di fiducia del Comune di Scafati. Non potevano quindi avere affidamenti diretti, e non era dunque possibile per il dott. Aliberti promettere alcunchè, nè affidare lavori pubblici. Per tali imprese, non era possibile neanche partecipare formalmente alle gare d’appalto ad evidenza pubblica indette dall’amministrazione comune. Ed infatti, le imprese a cui si fa riferimenti, riconducibili al clan Ridosso-Loreto, non hanno mai partecipato a gare d’appalto. Questo è uno dei punti che dimostrerebbe l’inconsistenza del quadro accusatorio.
  2. La difesa Paolino ha poi posto in risalto le questioni delle regionali del 2015, quando si sarebbe concretizzato per la seconda volta il patto elettorale politico-mafioso al fine di determinare la vincita delle elezioni per la candidata Monica Paolino. Si è parlato durante le indagini di pressioni fatte da clan similari nei Comuni di Marcianise, Santa Maria La Carità, Sant’Antonia, Pompei, Lettere. La difesa ha chiesto al capitano Iannaccone quanti voti l’on. Paolino avesse effettivamente ottenuto in tali aree geografiche, ma il capitano ha risposto evidentemente di non ricordare. Ebbene, la difesa ha dimostrato al cospetto del collegio giudicante che era impossibile che la Paolino ricevesse consensi in tali collegi elettorali, ed era altresì inutile che la criminalità organizzata esercitasse pressioni al fine di determinare consensi per la stessa, atteso che il collegio elettorale ove rientravano i predetti Comuni non riguardavano la candidatura del Consigliere regionale Monica Paolino;
  3. E’ stata sviscerata la tematica dei consensi ottenuti all’esito delle elezioni amministrative del 2013 nel Comune di Scafati da Barchiesi Roberto. È emerso che, all’esito dell’analisi effettuata dalla Prefettura di Salerno, Barchiesi Roberto ottenne nella sez. N. 13 che copre l’area Mariconda, ove è egemone il clan Loreto, solamente circa 6 voti su circa 1500 votanti. Domanda: la camorra, se riesce sempre in caso di scambio elettorale politico-mafioso a determinare ampi consensi per candidati-affiliati, non avrebbe dovuto e potuto procurare molti più voti a Barchiesi? Effettivamente il numero sembra quanto meno striminzito.
  4. Si è dibattuto delle famose riunioni elettorali “aperte al pubblico” oppure “segrete” che Andrea Ridosso avrebbe organizzato nel maggio 2015 in favore della candidata Monica Paolino, ed in particolare della riunione effettuata al bar Alba e nel piazzale antistante l’abitazione di Anna Ridosso, zia di Andrea Ridosso, in data 27/5/2015 in vista poi delle votazione che si sarebbero tenute domenica 29/5/2015 per il rinnovo del Consiglio regionale, in cui l’on. Paolino correva come candidata di Forza Italia. La difesa Paolino ha mostrato al capitano determinate fotografie o post estratte dai profili Facebook dei vari imputati in sede di sequestro e consulenza tecnica, ritraenti la Paolino con i soggetti presenti alle predette riunioni: il capitano Iannaccone ha confermato che nessuno dei personaggi ritratti in quelle fotografie sono personaggi riconducibili/affiliati al clan Ridosso-Loreto, nè loro parenti. Inoltre, il traffico telefonico analizzato, compreso quello dell’imputato Ciro Petrucci, ha confermato che mai gli imputati in vista delle elezioni regionali ebbero contatti con personaggi riconducibili o affiliati al predetto clan. Nulla di tutto questo è emerso, oltre al fatto che nè la D.I.A di propria iniziativa, nè la D.D.A hanno mai ritenuto opportuno espletare un’indagine sull’identificazione dei soggetti ritratti in quelle fotografie. Tutto il materiale documentale citato è stato comunque acquisito dal Tribunale.
  5. Per quanto riguarda la questione dell’assunzione di Andrea Ridosso, per ammissione stessa del capitano di Iannaccone essa ha seguito un iter procedurale “impeccabile”: egli ha inoltrato una domanda tramite e-mail, a cui seguiva un regolare colloquio presso una cooperativa privata, ed è emerso che tra la cooperativa privata ed il dott. Aliberti non è mai risultato alcun contatto o legame, e che quindi mai furono effettuata pressioni da parte di Aliberti per l’assunzione di Andrea Ridosso, come confermato in sede di contro-esame dallo stesso dott. Iannaccone. Andrea Ridosso fu assunto presso la cooperativa per soli 400 € mensili;
  6. Il presunto patto non in realtà, come confermato dal capitano, una collocazione nello spazio e nel tempo, ovvero non è possibile indicare nè una data precisa, nè un anno nè un mese preciso, nè un luogo dove esso sarebbe stato siglato. La Procura non ha elementi per indicare le predetta circostanze;
  7. E’ poi intervenuto l’avv. Giordano per Ciro Petrucci che ha posto in risalto che l’interessamento alla cosa pubblica avveniva ben prima dei periodi di riferimento del presunto patto elettorale politico-mafioso e della sua nomina alla presidenza dell’ACSE. In ogni caso, è emerso un refuso nelle informative redatte dalla D.I.A., perchè l’ACSE non fu costituita dopo la nomina di Petrucci: Petrucci fu nominato solamente a Settembre 2014, mentre l’ACSE costituita a Luglio;
  8. L’ultimo intervento è stato quello dell’Avv. Roberto Acanfora per Andrea Ridosso. Alle domande dell’avv. Acanfora, il capitano Iannaccone ha confermato che Andrea Ridosso non ha mai lavorato al Piano di Zona. Inoltre, come già era successo nelle scorse udienze, lo ha definito un “bravo ragazzo”, ovvero incensurato, specializzato e laureato, mai condannato per il reato ex art. 416 bis c.p., quindi non esponente del clan Ridosso e non ad esso riconducibile;

 

            La prossima udienza si terrà lunedì 14 gennaio intorno alle ore 11.00. Terminerà la (lunga) testimonianza del capitano Iannaccone con il contro-esame della difesa di Nello Maurizio Aliberti, avvocati Gennaro Maresca e Carlo Di Casola.

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