il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

ALIBERTI: udienza dibattimentale drammatica – si accende lo scontro. L’avvocato Silverio Sica attacca: “La giornalista mente” – La Procura reagisce: “Inaccettabile, si chiede la trasmissione degli atti”.

 

 

 

 

 

 

La redazione

 

NOCERA INF. – Riceviamo e pubblichiamo un nuovo reportage sul “processo Sarastra” a carico dell’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, ed altri che si celebra nell’aula Torre del Tribunale di Nocera Inferiore. L’udienza di lunedì 14 gennaio 2019 era ritenuta molto importante, e non solo perché sul banco dei testimoni a carico doveva sedere la giornalista Valeria Cozzolino.

            Il reportage è del nostro collaboratore Manuel Moliterno che sta seguendo dal primo all’ultimo0 minuto tutte le udienze del noto processo.

 

L’udienza del 14/01 a carico di Pasquale Aliberti (ex sindaco di Scafati), il fratello Nello Aliberti, la moglie e consigliera regionale Monica Paolino, Andrea Ridosso ed altri (in corso davanti al Tribunale di Nocera Inferiore, presidente dott. Raffaele Donnarumma e a latere Noschese e Palumbo) è stata caratterizzata dalla deposizione della giornalista Valeria Cozzolino, che accusa di essere stata minacciata dai fratelli Aliberti in collaborazione con Gennaro Ridosso (giudicato con rito abbreviato separato davanti al G.u.p presso il Tribunale di Salerno Emiliana Ascoli).

Ha esordito l’esame della Cozzolino il sostituto procuratore della D.D.A presso la Procura di Salerno Vincenzo Montemurro, chiedendole se nel 2013 si occupasse, nell’ambito della sua attività giornalistica, in particolare di articoli su presunti abusi edilizi dell’abitazione di proprietà degli Aliberti a Scafati: la Cozzolino ha risposto affermativamente, asserendo tra l’altro che venivano realizzate delle locandine recante la dicitura “Abusi edilizi a casa del sindaco“, o qualcosa del genere. Le locandine venivano affisse presso le edicole. Un giorno di maggio 2013, nella tarda mattinata, sarebbe giunta all’attenzione della Cozzolino, via telefono, che determinati soggetti erano nell’atto di “strappare” le locandine affisse riguardante gli articoli sui citati abusi edilizi. Conseguentemente, la Cozzolino si sarebbe portata in strada e avrebbe visto espressamente gli autori di questo gesto: a suo dire, si trattava di Nello Maurizio Aliberti (fratello dell’ex sindaco di Scafati Angelo Pasqualino Aliberti), in compagnia di un’altra persona in quel preciso momento non riconosciuta. Sarebbe seguita una discussione con insulti, “parolacce”, del tipo “Non devi più scrivere della mia famiglia”, “Te la faccio vedere nera”, “La pagherai cara”. La giornalista tuttavia ha affermato di non ricordare precisamente le presunte frasi proferite da Nello Aliberti e dal suo accompagnatore.

Alla domanda del dott. Montemurro se l’accompagnatore di Aliberti fosse intervenuto, la Cozzolino ha risposto che effettivamente l’uomo intervenne, addirittura proferendo frasi minacciose del tipo “Non sai chi sono”, “Sono Ridosso”, “Sono Gennaro Ridosso”, “Non devi più scrivere articoli politici”, “Ti elimino”, “Non ti trovano più”. La Cozzolino ha poi riferito che dopo i ballottaggi delle elezioni amministrative 2013 di Scafati sarebbero seguite altre minacce indirette. Infatti, lei si recava nei comitati elettorali per indagare sui risultati, e determinate persone presenti le avrebbero fatto in quel contesto percepire il pericolo, dunque si sarebbe, per tali motivazioni, allontanata.

Per quanto riguarda l’accesso all’ufficio stampa, la giornalista ha dichiarato che nei primi anni vi ebbe libero accesso, poi quando iniziò ad occuparsi di giornalismo investigativo il rapporto con l’amministrazione comunale cambiò considerevolmente, intervenendo quello che lei ha definito “un clima d’astio“, e che sarebbe stata “allontanata in maniera sgarbata da funzionari“. Inviò una diffida al Sindaco in cui esprimeva le sue rimostranze, a cui seguivano due note di risposte, notificate dal messo comunale a casa sua, in cui le veniva esplicitato che doveva accedere alla biblioteca, e non all’ufficio stampa.

Oltre al predetto episodio, la giornalista ha dichiarato che avrebbe anche ricevuto minacce attraverso missive anonime.

Valeria Cozzolino ha proseguito la deposizione affermando che il 5/9/2016 si presentò presso la D.I.A. Sez. Operativa di Salerno, “chiedendo tutela”, perchè aveva notato che l’ex sindaco Aliberti aveva postato come foto profilo Whatsapp una fotografia che lei stessa aveva accettato di scattare in compagnia del padre di Pasquale Aliberti, il prof. Nicola Aliberti. Lei ha affermato che “non aveva autorizzato la diffusione della foto”, e che “il commento con cui Aliberti aveva corredato il post l’aveva inquietata”. Il commento era all’incirca “Queste sono le persone che mi accusano e poi si fanno la foto con mio padre”. La foto fu scattata nel 2013, e la Cozzolino ha affermato che semplicemente il prof. Aliberti aveva espresso apprezzamento per i suoi articoli pubblicati, esprimendo poi il desiderio di scattare una foto con lei. E lei aveva accettato, perchè, a suo dire, “le hanno insegnato ad avere rispetto per le persone anziane”. La fotografia poi la inviò lei stessa tramite la chat di Facebook al fratello del Sindaco Aliberti, proprio Nello Maurizio Aliberti (la stessa persona che lei accusa che nel maggio 2013 la minacciò).

La giornalista ha però dichiarato che, nel 2013, riferì immediatamente i nomi dei soggetti che l’avevano minacciata ai direttori, ma l’avvocato le ha contestato che l’articolo dei giornalisti parlava di “persone non identificate”, oltre che una sua collega, Rosaria Federico, fu ascoltata dal P.M ed escluse che furono proferite minacce di morte. La giornalista ha dunque confermato che nel 2013 mai denunciò formalmente ed autonomamente gli accadimenti riferiti poi alla D.I.A. L’accaduto venne solamente riportato da comunicati stampa. Le è stato poi chiesto “se fosse impaurita” da Gennaro Ridosso, rispondendo dunque che “non conosceva Gennaro Ridosso personalmente, ma che per sentito dire era a conoscenza di chi fosse in generale la famiglia Ridosso”. In ogni caso, dopo la minaccia si sarebbe meglio informata, “venendo a conoscenza definitivamente e concretamente della caratura criminale della famiglia Ridosso a seguito delle ordinanze di misura cautelare a cui furono attinti per fatti criminali”.

Alla Cozzolino è stato poi chiesto dalla difesa chi l’avesse informata della perquisizione a casa Aliberti, dato che lei riportava l’evento in un suo articolo e addirittura è notorio che lei avesse fotografato gli operatori della D.I.A. all’esterno dell’abitazione di via Aquino, addirittura seguendoli. A questo punto, al sostenere dell’avv. Sica che la teste “fosse inattendibile o non affidabile”, è seguito un violento alterco verbale tra l’avv. Sica e il P.M. Montemurro, che ha sostenuto che “la difesa volesse intimidire la teste”, e ha chiesto la sospensione dell’udienza e la trasmissione del verbale della seduta al suo ufficio. Il giudice che presiede il collegio, Raffaele Donnarumma, con grande professionalità ha riportato in pochi secondi la calma in aula e l’udienza ha avuto il suo naturale e calmo proseguio.

È poi intervenuto l’avvocato Pepe, l’altro difensore di Pasquale Aliberti, che ha rivolto alla Cozzolino delle domande sulle sue inclinazioni politiche, ed in particolare sulla sua vicinanza al M5S. La Cozzolino ha confermato che ha avuto addirittura un contratto come assistente parlamentare col Movimento, ma sul punto vi è stata l’opposizione della Parte Civile che ha sostenuto che fosse irrilevante approfondire le inclinazioni politiche della testimone. Il giudice Donnarumma però, nuovamente con grande professionalità e integrità intellettuale, ha sostenuto che si tratta di un processo a carico di un noto politico locale, che attiene soprattutto a vicende politiche, per cui approfondire le questioni politiche non appare del tutto irrilevante: “si deve dare la parola a tutti”, questo in sostanza il pensiero del giudice.

In seguito all’intervento dell’avv. Pepe, è intervenuto l’avv. Gennaro Maresca, uno dei difensori di Nello Maurizio Aliberti, che ha chiesto alla Cozzolino quali fossero i suoi reali rapporti con la famiglia Aliberti e se ci fosse dell’astio, producendo la foto che la ritrae con il prof. Nicola Aliberti scattata il 13/04/2013 e la stampa delle conversazioni su Facebook con lo stesso Nello Aliberti. Le è stato chiesto se al momento dell’invio della foto ci fossero state già incomprensioni o denunce con Nello Aliberti, dato che dalla foto si evincono rapporti cordiali con il prof. Aliberti. Ella ha dichiarato che scrisse dei presunti abusi edilizi anche dopo la foto, fin quando “ci furono notizie”, ovvero fino alla risoluzione amministrativa (la famiglia Aliberti corrispose una sanzione determinando la risoluzione, dato che “l’abuso” riguardava solo 1,83 mq) Ha negato dunque che ci siano stati mai rapporti amicali con Nello Aliberti o Pasquale Aliberti, “solo rapporti di cordialità con Nicola Aliberti”.

Ha poi sottolineato la testimone che non ha mai avuto problemi personali con la famiglia Aliberti e non ha mai intrapreso “battaglie personali”: il suo ruolo si fermava nella sua veste professionale di giornalista. Su sollecito della difesa, la testimone ha cercato di fornire anche una collocazione temporale in cui sarebbe avvenuta la minaccia diretta ad opera di Nello Aliberti e Gennaro Ridosso: “dopo il 1° turno delle elezioni amministrative di Scafati del 2013, ma non ricordo la data; all’incirca nel mese di maggio”. L’avvocato ha contestato però che secondo il comunicato stampa pubblico, l’episodio sarebbe avvenuto il 1/6/2013: dunque la questione della collocazione precisa temporale non è stata chiarita davanti al Tribunale e resta un elemento incerto.

Un’ulteriore questione importante è stata portata alla luce dalla difesa di Nello Aliberti: chi informò la Cozzolino dello strappo delle locandine ad opera di Aliberti? La Cozzolino ieri ha risposto “forse uno dei lettori mi telefonò intorno alle 11.00, ma non ricordo il nome nè avevo registrato il numero in rubrica”. Le è stato contestato dal difensore che il 5/9/2016 (tre anni dopo la presunta minaccia, elemento sicuramente da considerare) riferì alla D.I.A. una circostanza diversa, ovvero che fu informata da amici e colleghi. Dunque, secondo il difensore, se si trattavano di colleghi o amici “allora i numeri di telefono avrebbe dovuto conoscerli”. Neanche questa sfasatura tra la deposizione davanti alla Polizia Giudiziaria e la testimonianza davanti al Tribunale di ieri è stata del tutto chiarita.

Il difensore si è poi soffermato sulle reazioni immediate avute dalla Cozzolino dopo la minaccia. Le parole precise della Cozzolino sono state “Ero scossa, non molto presente a me stessa”, dunque la Cozzolino evidentemente “non era molto padrona delle sue azioni”. In seguito alla minaccia, la Cozzolino “telefonò immediatamente al caporedattore”. Tuttavia, l’avv. Maresca le ha fatto notare che la Tenenza dei Carabinieri di Scafati distanza poco dal luogo in cui si consumò la minaccia: perchè non corse a denunciare formalmente all’Autorità Giudizaria? La Cozzolino a questa contraddizione ha risposto che “preferì confrontarsi prima con la redazione, quando iniziò il suo turno nel pomeriggio” ed ha poi negato che al momento della minaccia “fosse presente la sua collega Rosaria Federico”. Il difensore però le ha fatto notare che il comunicato dell’Ordine dei giornalisti abbinavano le presenza della Cozzolino e della Federico sul luogo e momento della minaccia: sul punto la testimone ha fornito la spiegazione secondo il fatto che anche la Federico avrebbe ricevuto delle minacce, e la redazione semplicemente nel suo comunicato accorpò i fatti, ma non sa se la Federico abbia mai formalmente denunciato queste minacce.

L’ultimo intervento è stato quello dell’avv. Carlo Di Casola del Foro di Napoli, l’altro difensore di Nello Aliberti, che si è particolarmente soffermato sulle circostanze che la Cozzolino afferma di non ricordare e sui “comportamenti anomali e incongruenti” che secondo la difesa avrebbe avuto. Ad es., il “non ricordo” sugli informatori dello strappo delle locandine o le incongruenze riguardo le edicole delle locandine e la loro ubicazione. Soprattutto, è stato sottolineato il comportamento anomalo sul fatto che la giornalista invece di recarsi immediatamente alla Tenenza dei Carabinieri di Scafati, preferì tranquillamente rincasare e poi recarsi nel primo pomeriggio in redazione a riferire l’accaduto a persone che non facevano parte dell’Autorità Giudiziaria o dell’autorità di pubblica di sicurezza. Sul punto, la Cozzolino si è giustificata con le seguenti parole “Faccio la giornalista dal 2008, avevo fatto tante segnalazioni ai Carabinieri, ma non venivo presa in considerazione”. La Cozzolino dunque ha sottolineato una sorta di sfiducia nelle autorità competenti, imputando loro “una interzia ed una lentezza”, sostanzialmente, e cercò al momento della minaccia di Aliberti e Ridosso “una tutela differente”. Il comportamento, secondo la difesa, fu dunque quanto mai anomalo ed incongruente e puntano (la linea difensiva sul punto è quanto mai chiara, stante anche l’alterco col P.M. Montemurro) a dimostrarne l’inattendibilità e la non attendibilità. Insomma, una udienza importante ma interlocutoria, in un processo che si preannuncia lungo ed affascinante. D’altronde l’udienza di ieri ha confermato due dati già evidenti dagli scorsi appuntamenti: 1) La Procura ha focalizzato particolarmente l’attenzione su questo dibattimento e giocherà tutte le carte a sua disposizione; 2) Ciò che si è compresa in egual modo, è che questo gruppo di legali guidati dall’esperto Silverio Sica non teme assolutamente nulla e sarà sempre più agguerrito. La sensazione è che questo processo farà storia, per diverse ragioni.

La prossima udienza è prevista per il 23/01 intorno alle ore 12.00. Prevista la testimonianza della giornalista Rosaria Federico.

 

 

 

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