il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

QUANDO L’AMORE OTTUNDE L’INTELLIGENZA ESISTE SOLTANTO UNA VIA DI FUGA: LA MATEMATICA

di Eppe Argentino Mileto

ROMA – Non è che non mi piaccia l’amore. Ma all’amore preferisco amare. L’amore ti fa vedere giganti i nani. Amare è esattamente il contrario: non deforma la vista. E ti fa cercare l’essenza dell’altro nella sua essenza. Te lo mostra con le sue debolezze, le fragilità, le cupezze, le meraviglie, i tesori nascosti, quelli sommersi e quelli emersi, le doti, le qualità, e tutto ciò di cui è capace. Amare ti dona lo stupore dell’amore. L’amore no, non stupisce affatto. L’amore ti confonde con le rappresentazioni dell’amore; amare non confonde, non rappresenta, non mente. L’amore ottunde l’intelligenza. L’amare la esalta, la alimenta, la nutre. Dire lo-la amo e amare sono antitetici. Non è affatto la stessa cosa. Con l’amore crediamo di amare, amare è amare per davvero. In amore credi di perdonare ogni difetto, mentre in realtà lo fai fino a quando dura, quell’amore. Se lo fai. In realtà covi solo rancori senza speranze. Amare invece è un luogo, non un sentimento. Perché non passa, quel luogo. Resta dentro di te. L’amore è un braccio di ferro, una conquista, una guerra che combatti andando alla guerra. Amare è una sfida: la più affascinante delle sfide. Perché amare ti fa misurare con te stesso. Solo allora comprendi te stesso. Sostantivo e verbo non sono affatto la stessa cosa. L’amore è un nemico, un’ipocrita giudizio ipocrita; amare è il più fedele fra gli amici. Con l’amare ci vai a letto; con l’amore possiedi e basta. Non conosco l’amore; ma so amare. Con l’amore adotti strategie; sapendo amare sei te stesso senza temere alcun giudizio. L’amore ti fa stare in ansia. L’amare ti rasserena. L’amore ti ruba a te stesso; l’amare no, rende liberi. L’amore ti rincretinisce; l’amare ti fa cambiare passo. In danza o in marcia, l’amare irrora la mente e ti fa esplorare mondi fantastici. In amore non ci si prende per mano; L’amare sì, ti fa prendere una mano e stringerla, non sapendo dove ti conduca quella mano. Perché in amore ti chiedi sempre dove ti condurrà, dive andrai con quell’amore. Con l’amare no, non accade. E vai. Senza interrogarti sul dove. Come riconoscerli, amore e amare? Come distinguerli? Con la matematica. La matematica è la migliore alleata dell’amare. Una nemica dell’amore invece. La matematica scopre gli inganni dell’amore e, a meno che non sei un idiota, ti fa fare i conti. Piaccia o non piaccia, ma te li sbatte in faccia, quei due conti. È un numero, il coefficiente per distinguere il sostantivo dal verbo. Sono numeri. Solo numeri e basta. A tutti capita di confonderli, amore e amare. E tutti li usano come sinonimi, peggio ancora, l’evoluzione l’uno dell’altro o dell’uno nell’altro. Non è così. Basta porsi delle domande e darsi risposte ragionevoli. Soprattutto non tentare di vedere quello che non c’è. E non truccare quei conti. Quante volte ti ha detto “ti amo?” E cominci a contare… Quante volte ti ha deluso? E conti…Quante ci sei rimasto male? E seguiti a contare…Quante sono le volte che ti ha gratificato e quante le volte in cui ti ha mortificato, umiliato, derubricato? E continui, continui e continui a contare…Quante notti sei andato a letto felice e quante invece non hai chiuso occhio perché sentivi che qualcosa e molto più di qualcosa non andava? Conta, suvvia, contale, tutte quelle notti. Infilale una dietro l’altra nel pallottoliere dell’amore. Sono perle maledette, quelle notti. Quante volte lo hai inseguito? E quanti giorni hai donato, ti sei donato per avere niente. In cambio di un atteggiamento di ostile sufficienza. Bene, tutte queste cose insieme si chiamano amore. Significa soffrire di amore. E se ti fai bene i conti, capisci da solo che non ne vale la pena. Basta amare se stessi a comprendere che quello che donavi era tuo e solo tuo. A volte amiamo creature della nostra fantasia a cui regaliamo pezzi di noi. La parte migliore di noi. Doniamo il coraggio, la lungimiranza, la fantasia, l’intuizione, l’iniziativa dell’amare. Arriviamo persino a donare, o a svendere, la nostra stessa intelligenza, in nome di una bestemmia chiamata amore. Non è così l’amare. Ama solo chi ama se stesso. Sa amare solo chi sa amare se stesso. E chi l’ha detto che amare significhi mettere da parte, anteporre l’altro a se stessi? Questo non è amare. È totale assenza di autostima, di armonia, è essere servi di qualcuno che non vale. Non vale l’intelligenza di pensarlo. E non vale l’essenza che cerchi. Perché quella, fidati, è dentro di te. Solo lì dentro la trovi. Affidati alla matematica. Lei non ti tradisce. Ed è in nome di se stessi che si implora la matematica con i suoi poteri taumaturgici. È un esorcista, la matematica. Ti libera dal demone della stupidità. Un logaritmo, un’equazione, una derivata non possono tradirti. La scienza matematica compie prodigi, ti sottrae alla malinconia dell’ottusità. Ti restituisce le tue ricchezze, affinché cessino le profferte che non conducono da nessuna parte. Anzi, contribuiscono a farti disistimare, a non farti rispettare, a non farti amare. Se abbracci la matematica tutto passa. E riuscirai a distinguere l’amore dall’amare. E ad amarti. Solo allora sarai pronto ad amare.

 

 

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