il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PIAZZA della LIBERTA’: le tante verità !!

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Un mese fa ho pubblicato, sempre su questo stesso giornale, l’articolo “PIAZZA della LIBERTA’: mamma di tutte le tangenti o terreno fertile per inutili inchieste giudiziarie ?” nel contesto del quale ponevo delle domande circa l’azione apparentemente tempestosa dei molti inquirenti che hanno attivato indagini di natura giudiziaria sulle diverse gare di appalto succedutesi nel tempo per la costruzione della stessa piazza. Una piazza che, a detta di tantissimi, è stata disegnata come una specie di mausoleo per la grandezza imperitura del cosiddetto “deluchismo”.

L’articolo pubblicato il 28 aprile 2019 è stato visitato da moltissimi lettori; tra i tanti l’ing. Gaetano Perillo che ha inteso rispondere alla domanda di fondo contenuta nell’articolo: “I lavori di costruzione di Piazza della Libertà e del Crescent sono diventati la mamma di tutte le tangenti salernitane o sono invece il giocattolo su cui sbizzarrirsi con fantasiose elucubrazioni ed inutili inchieste giudiziarie ?”.

Una domanda che scaturisce dalla lunga storia di inchieste della magistratura salernitana che su quella piazza con annesso Crescent sta spendendo non  solo il suo tempo ma anche, ed inutilmente, tantissimo denaro pubblico per sopralluoghi, perizie, incarichi professionali e quant’altro che, almeno fino a questo momento non hanno portato ad alcun risultato valutabile in maniera positiva; se a tutto questo si aggiunge, poi, l’in chiesta sul “Rio Fusandola” la situazione diventa addirittura paradossale e possibilmente censurabile da diversi punti di vista.

Sulla questione in generale dei lavori pubblici salernitano sicuramente ritornerò a scrivere; nel frattempo è utile leggere attentamente cosa l’ing. Perillo ha scritto nel suo commento del 29 aprile scorso:

  • Trovo più che pertinente il dubbio espresso dal direttore Bianchini circa la natura di Piazza della Libertà: madre di ogni tangente o piuttosto palestra per l’esercizio di giochi di fantasia e di inchieste giudiziarie inutili?? Per quanto finora accaduto sembra opinabile il giudizio sulla veridicità dell’una o dell’altra proposizione. Successivi passi conseguenti ad altre attività giudiziarie ancora in divenire potranno consentire una più puntuale decifrazione dei fatti accaduti. Per una succinta descrizione dei fatti, anche la realizzazione della piazza e del retrostante edificio semicircolare Crescent non è sfuggita alla regola aurea … vigente in Italia: opposizioni di varia natura capaci di rallentare all’inverosimile il progredire dell’impresa. Fin dalla presentazione del rendering del progetto e della successiva esposizione di un modello rappresentativo del complesso, sono apparse numerose critiche. Sotto accusa le tecniche di esecuzione, l’estetica, il paesaggio e l’ambiente deturpati, norme e procedimenti regolamentari aggirati, equilibrio idrogeologico alterato, ecc.
    Inevitabile l’approdo della vicenda nelle aule giudiziarie, dove comunque, dopo i previsti dibattimenti e i consueti lunghi tempi procedimentali, si è pervenuti ad uno stadio conclusivo, liberatorio per la ripresa dei lavori. Eppure il complesso, come già appare ora benchè non terminato, rappresenta sicuramente una riqualificazione di tutta l’area che nulla ha più a che vedere con il passato. Negli anni cinquanta e seguenti c’era un porto di dimensioni minimali, alcuni stabilimenti semindustriali e artigianali, una spiaggia libera e male tenuta, depositi e capannoni. Poi sopavvenne il degrado e l’area divenne sede di attività illecite e off limits. In tale stato, non poteva continuare a convivere con gli insediamenti situati nelle vicinanze a qualche centinaia di metri di distanza: edifici di prestigio quali il Teatro Verdi, il Palazzo di Città, la Prefettura, la Questura, l’inizio del Centro Storico, la Villa Comunale, ecc. È plausibile che chi si opponeva lo facesse perchè nostalgico dello status quo ante?? Risulta ancora da notizie di stampa che nuove istanze, in parte ripetitive, e presumibilmente seguite da ulteriori strascichi con la magistratura terranno ancora in vita certi contenziosi. A questo punto, se continua a sopravvivere il clima evocato dal magistrato in questo articolo, non è da escludere la possibilità che si debba proporre un nuovo dilemma: La “prognosi comportamentale” deve essere FAUSTA o INFAUSTA ??

 

Ovviamente l’ing. Perillo, parlando del magistrato alludeva all’ordinanza del gip Mariano De Luca del 1993 in cui descriveva il “clima politico affaristico” di quegli anni e di dichiarava convinto che la prognosi comportamentale dovesse essere per forza infausta.

Nulla da eccepire sul punto di vista complessivo dell’ing. Perillo, il suo pensiero è addirittura per buona parte condivisibile; in me resta l’unica perplessità derivante dal fatto che, al di là della retorica nostalgia, siccome il ricordo è la storia, si poteva benissimo lasciare (ad esempio delle chiancarelle e dei magazzini generali) in vita qualche piccola traccia che avrebbe avuto, forse, anche un effetto pittoresco nella necessaria modernità della piazza e del Crescent.

Ma di tutto questo avremo tempo e modo in futuro di parlarne.

1 Commento

  1. Anche su questo tema, come in passato su altre problematiche cittadine, il dr. Bianchini ha ritenuto – bontà sua – di citare un mio commento, riportandone integralmente il testo.
    Gliene sono grato per questa allargata divulgazione delle mie opinioni: come già fatto peraltro su altri temi quali il Porto Commerciale e le difficoltà legate al suo asfittico spazio retroportuale, la Porta Ovest, la deviazione del Fusandola, la piazzetta Ambrosoli, il binario ferroviario sul lungomare, il Viadotto Gatto e via Benedetto Croce, ecc.
    Ora però è di attualità il completamento di Piazza della Libertà, altro esempio emblematico di come in Italia, per le vicende più disparate, portare a termine un’opera di pubblico interesse richiede sforzi titanici, una pazienza infinita, nervi saldi, una conoscenza enciclopedica di norme decreti e regolamenti, reiterati confronti e verifiche affidati a tecnici e specialisti. Un iter ovviamente che non può non approdare anche nelle aule giudiziarie, giustamente esigenti e gelose delle proprie prerogative anche sotto il profilo della tempistica occorrente per la definizione delle vertenze.
    Nonostante gli incommensurabili danni che simili vicende, moltiplicate su tutto il territorio nazionale, arrecano all’economia del paese, sembra che si sia affermata una sorta di assuefazione che porta tutti, dopo lunghi brontolii e lamenti, a rassegnarsi in attesa del sospiro finale di sollievo, sempre che sia realmente l’ultimo e non insorga sul filo di lana un ennesimo intoppo.
    Mi sembra che stia succedendo così per Piazza della Libertà che vede ancora in sospeso l’impresa a cui affidare i lavori di completamento del manto superficiale e degli arredi.
    Credo a questo punto che debba essere interesse di tutti, favorevoli e contrari, che l’opera venga portata a compimento.
    È innegabile che tutto quanto realizzato nell’area a ridosso del porto ha completamente stravolto la precedente fisionomia del luogo che, nonostante la non invidiabile condizione di degrado in cui versava, ha visto e vede tuttora dei fans dichiaratisi fautori di mantenere in vita quel dato di fatto.
    In effetti, mi sembra che potrebbe essere un onorevole compromesso lasciare in vita qualche piccola traccia del preesistente. In molte città americane (ad es. Filadelfia, ma anche New York) viene fatto con una certa frequenza, lasciando in mezzo ai grattacieli edifici dei secoli precedenti.
    Un’idea potrebbe essere, ove possibile, quella di valorizzare quanto ancora visibile alle spalle della Sala Pasolini, ex Cinema Diana, e della Casa del Combattente: un edificio semidiroccato di ignota destinazione che ricorda vagamente come erano i corpi di fabbrica esistenti in zona.
    Se non risultasse conveniente un recupero conservativo con un conveniente inserimento nel contesto circostante, sarebbe seriamente il caso di procedere ad un suo definitivo abbattimento.
    È meglio disfarsi di certi vecchi … gioielli di famiglia quando sono divenuti ingombranti e senza alcun valore.

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