il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SALAMONE: un illustre sangiacomese del ‘700 … visto dal prof. Giovanni Lovito

 

Maddalena Mascolo

Da sinistra: Giovanni Lovito, Raffaele Accetta e Angela D'Alto

MONTE SAN GIACOMO (SA) – Che si sia trattato di un in contro a sfondo prettamente storico-culturale è fuori dubbio; la comunità di onte San Giacomo, del resto, ci ha abituati a questi appuntamenti che esulano dal contesto normale delle presentazioni ostentate di libri e libretti (soprattutto di poesie) che pur navigando nel classico novero culturale generale non appresentano la vera essenza della cultura storico-letteraria.

Sabato 29 giugno 2019 è stato presentato al pubblico, nell’ Officina Cultura del complesso di Palazzo Marone di Monte San Giacomo, uno studio di ricerca storica-letteraria portato avanti dal prof. Giovanni Lovito (cittadino sangiacomese doc !!) che in questo è stato spronato e sorretto dal Comitato L’Arco e dalla Confraternita delle Patan e Cicc (presieduta dall’ottimo Pasquale Cristiano Lisa) che è nata con lo scopo precipuo di fare cultura e ricerca storica attraverso i prodotti enogastronomici locali per arrivare alla riscoperta della vere radici di una comunità sempre in progress come quella di Monte San Giacomo.

In quest’ottica, e sulla scorta degli elementi già dal Dott. Carlo Ceraldi di Carinola (CE) (che con grande dovizia ha portato alla luce alcune delle vicende legate al Mons.Francesco Antonio Salamone di San Giacomo)  si è mosso il prof. Lovito che, attraverso un lavoro certosino e minuzioso, è andato alla ricerca della storia vissuta nel pieno del XVI secolo d.C. dal personaggio Francesco Antonio Salamone, componente di una famiglia prestigiosa che nel ‘700 non solo porto il nome di Monte San Giacomo all’attenzione del regno di Napoli che lentamente si avviava verso l’estinzione dopo oltre cinquecento anni di esistenza e di governo dell’Italia del mezzogiorno e del sud.

Salamone era un personaggio poliedrico e molto virtuoso in diverse branche della settecentesca cultura che usciva dalla millenaria oscurità del medio evo per lanciarsi, attraverso ben due rivoluzioni industriali. Faceva parte di una famiglia altrettanto importante con alcuni suoi esponenti di spicco nella vita amministrativa sangiacomese anche con la carica di sindaco.

Il nostro preferì, invece, scendere a Napoli per immergersi nella fiorente vivacità culturale partenopea e per diventarne uno dei suoi protagonisti più quotati dall’alto della sua posizione di sacerdote dalle ampie ed ancora non ben definite capacità relazionali che, comunque, lo portarono a rivestire la carica di “vescovo” della Chiesa cattolica. Nonostante tutto questo il personaggio Salamone (il cui cognome è stato anche trasformato in Salomone) è rimasto ai margini della notorietà assoluta, ed ancora oggi i ricercatori brancolano nel buio con molte difficoltà per il ritrovamento di atti ufficiali.

La relazione del prof. Giovanni Lovito è stata molto seguita ed applaudita dai presenti che hanno anche ascoltato gli interventi del sindaco arch. Raffaele Accetta (che ha ribadito, prendendo spunto dal precedente nostro articolo, l’importanza di fare cultura anche attraverso la storia dei prodotti tipici locali), del vice sindaco e assessore alla cultura Angela D’Alto e dal prof. Antonio Sica in qualità di correlatore.

Nel corso dell’incontro, corredato anche da proiezione di slide e di filmati, è stata anche anticipata l’idea di proporre per il 2021 una ricostruzione storico-gastronomica con al centro alcuni personaggi-eroi di quel periodo che contribuirono alla difesa dei confini del paese dalle invasioni di massa da parte dei popoli mediorientali. Il tutto per in cominciare a proporre un modello nuovo e diverso di ricostruzione storica da quello della notissima manifestazione denominata “Alla tavola della Principessa Costanza”.

Alla fine il sindaco Accetta ha annunciato che è allo studio la possibilità, nell’ambito della “strategie aree interne” e più specificamente dei “sei poli della memoria” in dotazione alla Comunità Montana, di assegnare proprio al prof. Giovanni Lovito la titolarità di una ricerca approfondita ricerca storica a cominciare dalle due “fontane pubbliche” volute e realizzate dalla stessa “famiglia Salamone” e che ancora oggi, al contrario di quelle di Salerno, sono perfettamente funzionanti.

Non va sottaciuto anche il fatto che all’incontro erano presenti alcuni giovanissimi, segno che quando la cultura è fatta e proposta bene riesce ad attrarre anche l’attenzione di giovani come il tredicenne Davide Migliore (giovane studente di Sala Consilina) che ha seguito attentamente e videoregistrato gran parte delle relazioni. Le attività promosse dagli Enti locali e dalle Associazioni devono andare in questa direzione, altrimenti non hanno senso.

 

 

 

 

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