il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il regista Nanni Moretti con “Santiago, Italia” è ospite della sesta edizione del Toko Film Fest, la rassegna cinematografica del Vallo di Diano.

 

di Antonella Inglese

 

SALA CONSILINA – “Una bella storia italiana”, con queste parole, il regista Nanni Moretti, ospite della prima serata del Toko Film Fest, ha esordito nell’introduzione al film documentario “Santiago, Italia”, vincitore del David di Donatello 2019, che racconta i mesi successivi al colpo di stato dell’11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende in Cile.

“Una bella storia valdianese” diremmo, invece, del Toko Film Fest, rassegna cinematografica a Sala Consilina giunta alla sesta edizione, e dell’omonima associazione fondata da Francesco Calicchio, Luigi D’Auria, Alex Ferricelli, Gianluca Pacilio e Giovanni Antonio Silverio, tutti giovani professionisti, tutti accomunati dal desiderio di trasformare il nostro territorio in un polo culturale d’eccellenza. I presupposti sono sicuramente buoni, visto il neonato fermento culturale in cui operano le giovani associazioni del Vallo di Diano, realizzando sul territorio manifestazioni all’insegna del “toko”, che come ci spiegano gli organizzatori di questa rassegna: «Toko è un’espressione salese per dire che una cosa è giusta, simpatica, fatta bene. Ecco, il Toko Film Fest è questo!».

Tralasciando il fatto che i problemi tecnici possono capitare sempre e in ogni luogo, quando il pubblico è magistralmente tenuto a bada grazie all’ironia e alla bravura della giovane promessa dello spettacolo, Gianmarco Ungaro, quasi non ci si bada, ma se devo trovare un neo a questa prima serata del Toko, l’unico è che le sedie erano poche! Se non altro, questo è indice del grande interesse che ha riscosso una manifestazione che ha portato nella Piazzetta Gracchi del centro storico di Sala Consilina (‘a Chiazzaredda) un regista che, indipendentemente dal fatto che possa piacere o meno, è indubbiamente un personaggio di calibro nel panorama culturale italiano con una passato ricco di cult, e non mi riferisco solo alle citazioni tratte dai suoi film.

Nanni Moretti, salito sul palco del Toko, introduce la proiezione del documentario premettendo che non è solito accettare inviti a festival, conferenze e letture (e questa volta, allora?), ma anni fa accettò un invito in Cile cogliendo l’occasione per un viaggio con suo figlio, viaggio durante il quale conobbe l’ambasciatore italiano che gli raccontò la storia da cui prese vita questo film. La storia di cui parla il film, spiega Moretti, è quella del golpe di Pinoche in cui ebbero un ruolo decisivo gli Stati Uniti d’America che non vedevano di buon occhio il programma di riforme sociali di Allende, eletto democraticamente, e temevano che le sue idee potessero propagarsi verso gli altri stati del Sudamerica. Ma cosa c’entra l’Italia? Senza aver ricevuto direttive dal governo del nostro paese e con l’ambasciatore in Italia, i due diplomatici, Piero De Masi e Roberto Toscano, protagonisti del documentario, presero la decisione di accogliere i perseguitati politici che scavalcavano il muro dell’ambasciata chiedendo asilo.

«In questo documentario fa una gran bella figura anche la chiesa cattolica» afferma Nanni Moretti, riferendosi al cardinale cileno Raùl Silva Henriquez che salvò la vita a centinaia di profughi, e aggiunge: «No, non è la premessa per una mia conversione religiosa, purtroppo, ma non sono mai stato d’accordo con la frase del regista spagnolo Bunuel “sono ateo, per grazia di Dio”, io sono incavolato di essere ateo!». Il regista sottolinea come anche oggi la chiesa cattolica mostri più umanità di tanti politici di professione e che il suo film altro non è che una bella storia di accoglienza. L’autore, allora, sposta l’attenzione sul nostro Paese e sull’attualità: «Purtroppo un gran pezzo della società italiana è andata in una direzione opposta ai valori dell’accoglienza e della solidarietà, alla curiosità e alla compassione per gli altri. Quando ho iniziato a girare non era così, ma oggi è un paese incattivito. Chi salva delle vite umane in mare viene considerato un criminale. In questo paese così cambiato, sono contento di mostrarvi questo film». Tra gli applausi, inizia il film e basta leggere i primi sottotitoli sulle immagini del coro di un corteo durante la vittoria di Allende per cogliere un chiaro riferimento all’Italia di oggi e al leitmotiv di tutta la produzione artistica di Nanni Moretti: “La sinistra unita non sarà mai sconfitta”.

Un documentario interessante, ricco di spunti, girato magistralmente, con l’intromissione, spesso, dello stesso regista durante le interviste, corredato da filmati di repertorio e ricco di testimonianze spesso commosse e empatizzanti. Il riferimento all’Italia di oggi è chiaro, ma il regista che in un primo momento sembra averlo dichiarato apertamente, sul finire del suo prologo lo smentisce: «Non parlo dell’Italia di oggi, sono gli spettatori che hanno fatto paragoni. Siamo un paese in cui raccontare una semplice vicenda umana diventa un gesto politico. E allora, che gesto politico sia!». La serata procede con la visione dei cortometraggi in concorso che saranno poi votati da una giuria composta da Gianfranco Pannone, regista e produttore, Marta Giovannetti, organizzatrice del Festival Cineconcerto, e Nicola Calandriello, direttore artistico del Cinema Adriano.

Ed è proprio nella monosala storica di Sala Consilina, a causa della pioggia, che si è tenuta la seconda serata del festival. Special guest è stata Linda Caridi, vincitrice del premio NuovoImaie Talent Award 2018, come attrice italiana emergente alle Giornate degli autori di Venezia, e del Premio Bonacchi ai Nastri d’Argento, per il ruolo nel film “Ricordi? di Valerio Mieli. A seguire il “tavolo” in compagnia di Alexandre Manuel, Marta Giovannetti, Vincenzo D’Onofrio, Gianfranco Pannone e Ivan Romano. Una serata, la seconda, sotto forma di talk show che ha visto la discussione, come forma di confronto e intrattenimento, protagonista indiscussa. Infine, la premiazione dei vincitori: miglior corto a Delay di A. Asgari – Iran, miglior regia a All these creatures di C. Williams – Australia ed infine, il premio menzione speciale (Tokissimo Award) va a Inanimate di L. Bulgheroni – Italia/UK.

Il Toko Film Fest si afferma come l’evento più “coolturale” (passatemi il termine, se dicessi Toko sarei ancora più banale!) dell’estate valdianese. Un evento carico di originalità, di energie e passione per la cinematografia, sicuramente per il suo contenuto e, oserei dire, ancor di più per la sua forma (quanto è amarcord l’immagine del cinema all’aperto sulla terrazza panoramica di Sala Consilina che si affaccia sul Vallo? E quella che nel nostro immaginario occupa il Cinema Adriano?). Dopo aver partecipato a questa rassegna, la prossima volta che sento dire in giro che nel Vallo di Diano non c’è niente di interessante da fare, la mia risposta sarà: «Continuiamo così, facciamoci del male!» (Bianca, 1984).

 

 

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