il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

DON NUNZIO: è ripreso il processo a carico di Mons. Scarano ed altri … tra lampi di innocenza assoluta e “uccelli di rovo”

 

Aldo Bianchini

Avv. Riziero Angeletti, difensore di Mons. Scarano

SALERNO – In un tribunale affollato per la ripresa post-estiva dell’attività è stata celebrata la prima (in ordine di tempo dopo la sosta) udienza di una lunga serie di appuntamenti in aula che dovrebbero portare, naturalmente, verso il proscioglimento totale di Mons. Nunzio Scarano dalle innumerevoli accuse che le Procure di Roma e di Salerno gli hanno addebitato in forza di una serie infinita di forzature interpretative di sospetti che giustamente dovevano essere indagati, scannerizzati ed analizzati nei minimi dettagli,  anche perché il principale imputato è stato uno dei sacerdoti più importanti ed anche influenti della Santa Sede per alcuni decenni, almeno a livello dell’ APSA (amministrazione patrimonio sede apostolica).

Ma prima di andare avanti è necessario rimarcare le figure dell’avvocato Riziero Angeletti e quella di Don Nunzio Scarano, il primo difensore del secondo.

L’avvocato Riziero Angeletti, di recente subentrato all’ avv. Silverio Sica (uno dei principi del foro salernitano) è stato finalmente accolto ed apprezzato con grande apertura mentale dai colleghi e finanche dalla pm Elena Guarino (fiera pubblica accusatrice di Don Nunzio) che non ha lesinato, democraticamente, un atteggiamento molto cortese nei confronti “dell’avvocato venuto da lontano”; che ha subito esternato grande professionalità e umanità. Un avvocato noto in campo nazionale che ha creduto fin dal primo momento nell’innocenza di mons. Scarano sottolineando anche il fatto che l’ulteriore prova della sua innocenza è data dal castello accusatorio messo in piedi, con accanimento mediatico-giudiziario, per travolgere il prelato nel corso di sei lunghi anni di accuse invereconde e di stranissimi continui rinvii: voluti da chi e perché visto che il sacerdote non aspetta altro che essere giudicato ?

La spiegazione è tutta nel fatto che i numeri della Procura non tornano ma portano verso l’annullamento totale dell’accusa di usura. Per questo hanno voluto attaccare un personaggio che, invece di reagire in maniera anche scomposta, si è chiuso nel silenzio e nella preghiera per la continuazione della “sua santità” di uomo che ha solo fatto del bene a tutti e A.B. (amico e destinatario di molti aiuti da pafrte di Don Nunzio) è uno dei tantissimi (l’elenco sarebbe quasi interminabile, andando dalla Casa degli Anziani in pieno centro storico alla sala di rianimazione ed alla casa di ospitalità dell’ospedale Ruggi) che ha usufruito di tanta bontà; una bontà che la legge ha voluto pervicacemente  interpretare in maniera diversa e non si riesce ancora a capire perchè: ma per mandato di chi, e perché tutto questo ?

Dott.ssa Elena Guarino, pubblico ministero nel processo a carico di Mons. Scarano

La tranche processuale entrata nell’udienza di giovedì 19 settembre 2019 riguarda l’accusa di “usura” contestata dalla pm Elena Guarino della Procura di Salerno a carico di Mons. Scarano nell’ambito di quell’attacco giudiziario-mediatico che portò ai provvedimenti restrittivi del 2013; un’accusa che da sola apre scenari molto importanti sull’intera impalcatura processuale; che oggi sono tutti oltremodo positivi per Don Nunzio e dimostrano (se ce ne fosse ancora bisogno) la virulenza con cui la vicenda è stata trattata soprattutto dalla Procura salernitana che anelava, forse, raggiungere l’obiettivo dei D’Amico (potenti armatori internazionali e noti benefattori) tramite le auspicate confessioni del sacerdote salernitano che, però, non sono mai arrivate e non arriveranno mai perché tra gli altri pregi di Don Nunzio c’è la sua limpidezza spirituale e materiale.

La storia processuale ci dice che nel corso delle indagini preliminari la pm Guarino intercetta alcuni flussi finanziari (veramente poca roba !!) che dai conti bancari del prelato erano transitati sui conti di tale A.B. (medico salernitano ed amico del sacerdote).

Il problema è che fin dalla prima dichiarazione giudiziaria di A.B. risalente al 3 giugno 2013 la situazione appariva molto chiara: “” … Mi sono rivolto a Nunzio Scarano a titolo personale in alcune circostanze per avere un prestito di natura economica in alcuni miei momenti di difficoltà. Mi sono rivolto a lui in quanto proprio in considerazione del suo tenore di vita ho pensato potesse avere la disponibilità per aiutarmi. E’ stata comunque una cosa sporadica anche se ripetuta nel tempo … comunque ho sempre restituito a Nunzio quanto ricevuto sempre con assegni o bonifici … ””.

L’interrogatorio, condotto dagli ufficiali del Nucleo di Polizia Tributaria di Salerno (P.F. – G.S. – A.A.), va avanti e gli investigatori contestano l’esistenza di una disparità (intorno ai 3mila euro) tra le somme accreditate e quelle restituite (campanello usura ?); ma anche in questo caso l’interrogato risponde con molta chiarezza: “Tra un bonifico e l’altro ho avuto necessità di una ulteriore cifra di circa 3mila euro per far fronte ad esigenze personali non meglio documentabili (uccelli di rovo ?). Tale somma mi è stata data a titolo personale in contanti direttamente da Nunzio Scarano in occasione di un incontro a Salerno, all’incirca nel periodo estivo. Pertanto la cifra complessivamente restituita comprende anche la parte ricevuta in contanti”.

Il dottor A.B. ripete, pedissequamente, la stessa versione dei fatti in un successivo interrogatorio (condotto sempre dagli stessi investigatori) del 25 novembre 2014; ma per il pm la sostanza non cambia e viene confermata l’accusa di usura con relativo rinvio a giudizio, come detto in apertura del presente articolo.

Mons. Nunzio Scarano

Nell’udienza di giovedì scorso la clamorosa apertura della pm Elena Guarino su specifica ed intelligente sollecitazione dell’avvocato Riziero Angeletti (difensore di don Nunzio); tutto da rivedere, sarà sufficiente acquisire delle nuove perizie tecniche per svelare e ridimensionare i presunti segreti occulti di una operazione bancaria di prestito che nulla, ma veramente nulla, ha a che fare con l’odioso reato di usura. Vedremo !!

MORALE: Il pubblico ministero in presenza di un’ipotesi di reato ha l’obbligo di indagare fino in fondo ma dovrebbe anche avere la capacità, etica e morale, di fare un passo indietro (glielo suggerisce la legge !!) quando si rende conto che l’accusa non è suffragata da prove conclamate e l’eventuale rinvio a giudizio porterebbe ad un inutile processo con patemi d’animo per l’indagato, perdita di tempo per il tribunale e dispendio di denaro pubblico. C’è un vizietto, però, che da tempo contraddistingue l’azione dei PM e quella degli investigatori a lui sottoposti; entrambi credono di dover scrivere le sentenze prima ancora che si pronunci il tribunale.

RISULTATO: La stragrande maggiorana dei processi si chiudono con eclatanti assoluzioni già in sede di primo grado; quello che resta in parte viene smantellato in appello o in Cassazione.

Ma è sempre giustizia, anche se è fatta in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio (George Bernard Shaw).

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.