il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Renxit

 

Felice Bianchini junior

(corrispondente e notista politico)

ROMA – Era scritto. E in fondo molti ci speravano: da quanto tempo sentivamo dire che “Renzi è ingombrante”? Ebbene, lui ne è e ne era consapevole, lo è sempre stato. Ha semplicemente reso nota la sua consapevolezza. In fondo, sarebbe avvenuto in ogni caso, governo o no. Il fatto che ad oggi sostenga (o tenga sotto scacco, che dir si voglia) un governo è solo una condizione più adatta per mettere in atto una strategia che comunque, prima o poi, avrebbe attuato.

 

E dopotutto, non è forse la scelta più coerente? Non lo dico perché lo avevo previsto un po’ di tempo fa (Libertà e scelta). Del resto, non lo avevo previsto consultando i tarocchi, bensì facendo ragionamenti di coerenza (ma anche convenienza) politica. Che poi Berlusconi sia ancora “coccolato” (più o meno) da Salvini, usando un paragone amoroso oggi in voga, credo sia equiparabile alla rinnovata attenzione che si dà a un ex dopo essersi lasciati con la ragazza per la quale quell’ex era stata scaricata (qui è più convenienza che coerenza politica). In ogni caso, ciò non ha impedito e non impedisce a Renzi di rosicchiare FI.

 

La manovra del Matteo fiorentino è stata semplice, seppur efficace (per non dire geniale e scadere nei peana dei commentatori mainstream): spolverata all’accordo fallito miseramente tra lui e Grillo (https://m.youtube.com/watch?v=i8Vl-xUGVEo), fiducia, e infine scissione, giustificata con argomenti validi per almeno altre 4 scissioni che si sarebbero potute verificare negli ultimi 2-3 anni. Lui, come è comprensibile, dice che non vuole far cadere il governo e che tutto questo lo ha fatto quasi per divertimento. Sulla sua buonafede nel compiere la manovra possiamo sbizzarrirci in opinioni, visto che non ci troviamo nella sua testa. C’è tuttavia un fatto che neanche Matteo può smentire (eppure lo fa): i numeri del suo gruppo parlamentare al Senato gli consentono di essere determinante, l’ago della bilancia di questo governo, già fragile di suo. Senza considerare che nel PD sono rimasti dei renziani che dicono di non condividere la mossa, ma che potrebbero benissimo cambiare idea, o comunque appoggiare un sua offensiva verso la maggioranza. E, anche se due e con portafogli non “di primo piano”, ha dalla sua parte anche dei ministri.

Insomma, da vittima del 4 Marzo 2018, Matteo si ritrova ad essere di nuovo protagonista, nonché un possibile carnefice. Intanto Conte si dice “allibito” dalla mossa, ma non può fare nulla, se non sperare che Renzi stia al posto suo. Di Maio è ormai non pervenuto: ogni tanto alza un po’ la voce o prova a prendersi la scena, senza però dare l’idea, al di là della realtà dei fatti, di essere protagonista – ma forse è proprio quello che vuole. Da fuori, Di Battista invita alla prudenza, non fidandosi del PD (e di Renzi) – ma più che predicare nel deserto ha poco da fare. Grillo sembra aver ripreso in mano le redini, commettendo però forse il più grave errore della breve storia del suo MoVimento: dar vita a questo governo. O forse, in un modo o nell’altro, il tentativo di arginare Salvini è e sarà vano. Sarà scritto.

 

 

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