il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CASA DEL CONTEMPORANEO ANTROPOLAROID di e con Tindaro Granata Salerno 6 e 7 dicembre, Teatro Ghirelli

 

da Francesca Salemme

SALERNO – Un’istantanea racconta il momento in cui è stata scattata, cristallizzata, vissuta.

Un’immagine che si fa scheggia di una storia.

Una storia da raccontare.

 

Definire Antropolaroid non è semplice: ad oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro originalissimo di Tindaro Granata, per il quale bisognerebbe chiamare in causa Charlie Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria.

 

Granata sceglie di ripercorrere e romanzare gli episodi più salienti della vita familiare, dai primi del ’900 fino ai giorni nostri, rielaborando in chiave originalissima il teatro dei ‘Cunti’ della terra sicula. L’attore/autore da solo racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi, passando attraverso i decenni del secolo scorso, impersonando di volta in volta molteplici ruoli, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi che compongono dialoghi, legami, situazioni.

 

Nasce così uno spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le metamorfosi.

 

Antropolaroid è, dunque, creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo avvolgente. La novità consiste nell’utilizzo di una tecnica antica come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.

 

 

Per la sua originalità e l’innovazione che rappresenta per la scena teatrale italiana, lo spettacolo vince:

  • Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”.
  • Premio “ANCT” dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2011.
  • Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012.

A Tindaro è stato assegnato: il Premio “Mariangela Melato” 2013 prima edizione – Attore emergente

 

 

 

Trama

Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie, incinta, sola, si reca spesso al cimitero per “bestemmiare” sulla tomba del marito.

Il figlio Tindaro Granata nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti.

Maria Casella, nel ’44, si innamora di Tindaro che incontra ad una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”.

Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del signor Badalamenti apre una falegnameria.

Tindaro Granata nasce nel settembre del 1978. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni su nave Spica e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti. Il giovane Tino (nipote del boss), dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia, si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.

 

 

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