il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Politica & cemento: giudici se ci siete … battete un colpo !!

 

 

Aldo Bianchini

 

Il processo al mercante di Venezia

SALERNO – Il titolo, forse, per quanto riguarda l’argomento trattato poteva anche essere: “Giustizia, il mercante di Venezia”.

Perché ?, semplicemente perché il famoso processo al mercante di Venezia è lo specchio, ovvero la dimostrazione più plastica, di quanto e quale può essere il sentire della gente quando sotto processo vengono messi i polititi in relazione ai loro rapporti con il mondo dell’imprenditoria e quello della delinquenza organizzata.

Nel merito mi fa piacere riportare a stralcio un approfondimento scritto dall’avvocato penalista Giovanni Falci qualche tempo fa su questo giornale:

  • Parlare di questo argomento è sempre imbarazzante perché significa non avere, fino in fondo, fiducia nell’amministrazione della giustizia. In effetti il più delle volte non è colpa di giudici o avvocati se la giustizia non “funziona”. Il vero responsabile è la politica che fa leggi a volte assurde che è difficile cambiare anche perché la Corte Costituzionale sta perdendo quella funzione di “garante” della legge per assolvere sempre più a “garante” delle maggioranze. La riforma della prescrizione ne è l’esempio più attuale. E allora, invece che in chiave attuale, prendendo le mosse da tanti processi dei nostri giorni che hanno corsie “preferenziali” di pubblicità solo perché riguardano uomini politici in vista, vorrei svolgere alcune riflessioni su un processo di letteratura: il mercante di Venezia di Shakespeare.

 

Per non scadere nei discorsi filosofici e, spesso, incomprensibili dobbiamo ritornare per forza di cose sulla terra; e per terra intendo la città di Salerno e l’intera provincia con le sue tre circoscrizioni giudiziarie (Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania) dove, quando si parla di “processi alla politica” tutto diventa possibile e tutto impossibile; e si assiste al balletto del “dagli all’untore” se i politici sono di destra ed al classico refrain “poteva non sapere” se i politici sono di sinistra.

Nei tre tribunali della nostra provincia (ce n’erano quattro ma quello di Sala Consilina è stato soppresso inopinatamente) ne abbiamo viste di tutti i colori e, spesso, dopo le prime indignazioni tutto è ritornato alla normalità con un’unica eccezione che, naturalmente, riguarda l’attuale governatore Vincenzo De Luca condannato soltanto una volta in primo e rapidamente assolto in appello (la vicenda era quella relativa alla legge Severino per la decadenza).

Insomma, come dire, intorno ai grandi processi attivati contro la politica in questi ultimi trent’anni c’è sempre stata una domanda di fondo: “Le deposizioni dei testi o degli indagati sono state tutte e sempre vagliate alla stessa maniera, cioè con lo stesso metro di giudizio ?”; per quanto mi riguarda e in forza della mia lunga esperienza di cronista giudiziaria rispondo facilmente con un secco “NO”; altri hanno un parere diverso e vanno comunque rispettati anche loro.

Ing. Alberto Di Lorenzo

Tutto questo mi ha indotto a fare il titolo “Di Lorenzo … perché non parli ?” quando ho scritto in merito alla vicenda della brutale estromissione dell’ing. Alberto Di Lorenzo dal famoso “cerchio magico” che tuttora costituisce la forza del “potere politico deluchiano” anche rispetto al potere giudiziario.; ammesso, però, che Di Lorenzo abbia qualcosa da dire !!

Al centro delle grandi inchieste e dei grandi progetti urbanistici da sempre c’è stato il dubbio sulla liceità dei rapporti tra politica, imprenditoria, camorra e magistratura; questa è storia e non una mia invenzione.

E per anni, volendola dire tutta, si è anche parlato del contributo, dato o negato, dall’arch. Fausto Martino (per oltre dieci anni assessore ai lavori pubblici del Comune di Salerno; l’uomo che praticamente insieme a Oriol Bohigas ed Ercole Di Filippo) al lavoro voluminoso ma poco produttivo che la magistratura salernitana ha comunque dedicato al predetto e cosiddetto “cerchio magico”; anzi, per meglio dire, Fausto Martino è stato uno dei fulcri fondamentali di quel progetto urbanistico invidiabile e all’avanguardia che doveva rivoluzionare la città e che, invece, ha dato forse il via alla più grande speculazione edilizia di tutti i tempi. Prima fra tutte quella relativa al risanamento dell’area ex MCM per dare vita alla grande avventura del centro commerciale de “Le Cotoniere” che dovrebbe far capo all’imprenditore-politico napoletano Gianni Lettieri.

Arch. Fausto Martino

Sulla testimonianza portata in aula da Fausto Martino si è detto di tutto e di più, fino ad arrivare a far passare il messaggio di un testimone reticente che ha, poi, consentito l’assoluzione di tutti gli imputati (tra i quali anche l’attuale governatore De Luca); ebbene l’arch. Fausto Martino ha scritto a questo giornale per precisare che:

  • Carissimo Aldo, come ho avuto modo di dirti in privato, io non sono “mai” stato complice di De Luca. Proprio mai. Non avevo, dunque – forse a differenza di altri – alcun motivo per tacere. E, infatti, le cose che avevo da dire le dissi tutte, alla stampa e, senza reticenze, al p.m. Gabriella Nuzzi che, all’epoca delle mie dimissioni, mi sentì lungamente. Come ricorderai, la dott.ssa Nuzzi è il p.m. che chiese per tre volte l’arresto di De Luca (richieste bocciate dal g.i.p Sgroia) e l’utilizzo di 260 intercettazioni telefoniche indirette (richiesta respinta dalla Giunta per la autorizzazioni a procedere). Ma la dott.ssa Nuzzi inciampò nella vicenda Why Not e, del tutto ingiustamente fu sottoposta a procedimento penale (prosciolta) e disciplinare (trasferita): I processi da lei avviati -nei quali io ero teste d’accusa- furono ereditati dal p.m. Montemurro, che, per quello riguardante la M.C.M., non volle sentirmi né prima, né durante il dibattimento. Si fece infatti sostituire da un p.m. “onorario” e poi -ma lo saprai certamente- chiese l’assoluzione per tutti gli imputati. Questi i fatti. Converrai che qualche differenza comportamentale tra me e gli altri -complici, taciturni o smemorati che siano- c’è.

 

Ora arriva, anzi è già partita, la ripresa urbanistica in chiave moderna dell’area della ex Marzotto che era ed è, questo va detto, un pugno nell’occhio per chi entra nella città dalla parte orientale. Ma di questo, come già scritto ieri, ci sarà modo e tempo di riparlarne.

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