il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

ALIBERTI: il processo Sarastra scaduto a beghe di quartiere

Aldo Bianchini

dr. Pasquale Aliberti - già sindaco di Scafati

SALERNO / PAGANI – I processi in cui si ipotizzano connessioni e/o collusioni tra la malavita organizzata e il mondo della politica e delle istituzioni dovrebbero essere degli accadimenti assolutamente seri che la gente comune, oltre agli stessi inquirenti (pubblici ministeri e forze dell’ordine), dovrebbe, anzi deve, seguire con molta attenzione e grande umiltà per il rispetto che è dovuto a tutti, criminali compresi.

 

Il processo “Sarastra” incardinato presso il Tribunale di Nocera Inferiore sulla scorta dei voluminosi faldoni inerenti i risultati dell’inchiesta preliminare svolta dal pm Vincenzo Montemurro a carico dell’ex sindaco Pasquale Aliberti, ed altri, sta scadendo giorno dopo giorno ai livelli più bassi di tutti quelli da me osservati nel corso degli oltre trent’anni che ho dedicato alla cronaca giudiziaria, ivi compresa quella lunga stagione di tangentopoli promossa da “mani pulite”.

Eppure era partito come il processo dei processi, il processo che avrebbe definitivamente messo in ginocchio il centro destra dell’agro nocerino sarnese anche, se non soprattutto, grazie ai cambiamenti di rotta di alcuni personaggi che per anni erano stati fianco a fianco di Aliberti e che, poi, lo avevano improvvisamente abbandonato passando da stretti collaboratori per un progetto unico ad accusatori spietati e senza scrupoli dopo aver mangiato (politicamente, s’intende !!) nello stesso piatto.

E così, lentamente, il processo che è già durato molto si è sfilacciato, anzi è imploso su se stesso passando rapidamente da un pubblico e legittimo dibattimento (sotto certi aspetti anche molto interessante) ad una sorta di resa dei conti tra i componenti di una moderna famiglia allargata.

Il processo, amici lettori, non è una lavatrice necessaria per lavare i panni sporchi familiari, il processo dovrebbe, anzi deve, essere un momento di esaltazione complessiva della giustizia che sebbene amministrata dagli uomini deve sempre cercare la via giusta per mantenere la barra dritta.

Questi dubbi, molto seri ed anche inquietanti, li ho segnalati diverse volte anche per far capire che tutta l’impostazione investigativa, prima, e quella dibattimentale, poi, era stata corrosa da personalizzazioni troppo evidenti sulle quali e nelle quali si è avventata la malavita organizzata  che riesce sempre ad essere, sotto il profilo della lucidità processuale, un passo avanti non solo degli altri coimputati ma anche degli stessi investigatori. Questo è sotto gli occhi di tutti, solo chi non vuol vedere non vede.

Ma di chi la colpa ?

Innanzitutto dell’attore principale del processo, Pasquale Aliberti (ma a lui potremmo anche concedere il beneficio della legittima difesa), che ha forzatamente e troppo personalizzato il processo; a seguire tutti gli altri imputati che all’ombra di Aliberti hanno creduto, sbagliando, che fosse giusto forzare le regole, anche quelle che stanno sullo stomaco, di un corretto e trasparente confronto tra accusa e difesa in cui come nella fattispecie) la pubblica accusa ha svolto anch’essa un ruolo palesemente forzato e tendente più a dimostrare la colpevolezza dell’imputato principale che ad affermare la possibile verità.

dr. Silvio Marco Guarriello - pubblico ministero

Adesso nel processo è subentrato, inusualmente per un processo così importante, il pm Silvio Marco Guarriello (anch’egli della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno) che ha comunque partecipato ad alcune delle fasi delle indagini preliminari e che potrebbe riportare il processo sui binari della inflessibilità ma anche della prudenza e della linearità verso una verità giudiziaria che soltanto il Tribunale può e deve sentenziare. Questo cambio potrebbe anche essere letto come la dimostrazione che la giustizia intende rimanere con forza negli schemi precostituiti che nulla hanno a che fare con le vendette politiche e le beghe personali. Vedremo !!

L’ultima nota molto negativa riguarda la stampa che ha seguito la vicenda fin dall’inizio; parte della stessa, difatti, è rimasta intrappolata in alcune fasi processuali che mai e poi mai dovrebbero far parte del lavoro di un giornalista che rimane tra i più belli del mondo. Il giornalista, non intendo insegnarlo a nessuno ma lo dico solo come citazione classica, è sempre super partes e non deve mai farsi coinvolgere in azioni di contrasto che portano fatalmente ad inglobarlo nel processo che non deve mai essere suo. Il giornalista va in Tribunale, per difendersi, soltanto quando viene querelato da chi si è sentito offeso dalla sua attività informativa; non ci va mai per attaccare e difendere e/o per spendere il suo lavoro in favore di questo e contro quello, o viceversa. Questo non è un buon giornalismo; purtroppo spesso si assiste a scimmiottamenti di ciò che accade in campo nazionale (Ostia docet !!) dove innanzitutto dietro quei giornalisti (anch’essi spesso avventati e autori di mostruose forzature) ci sono strutture redazionali ben consolidate alle spalle con una batteria difensiva di grandi e noti avvocati.

 

Dalla prossima udienza che qualcuno indica come decisiva vedremo se il pm Guarriello sarà stato capace di riportare il processo sui binari di un esaltante momento di giustizia.

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