il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VIALE CRAXI

La redazione

avv. Giovanni Falci

SALERNO – In un periodo in cui si parla tanto,ed a giusta ragione, di Bettino Craxi e di come restituirli gli onori che merita, ci è sembrato opportuno ripubblicare un approfondimento scritto dall’avv. Giovanni Falci e pubblicato il 10 gennaio 2010 sulla sua pagina (giovannifalci pensiero.it).

In quell’articolo Giovanni Falci rintuzzava l’atteggiamento ostile dei magistrati Francesco Saverio Borrelli (capo della Procura di Milano) e Antonio Di Pietro (simbolo di mani pulite) che avevano violentemente criticato l’idea di intitolare una piazza di Milano allo statista socialista che era scomparso dieci anni prima.

Borrelli non c’è più e Di Pietro si è ridimensionato strada facendo; è stato sufficiente sostituire (come suggerito dallo stesso avv. Falci) il nome dei due magistrati con quello del giornalista Marco Travaglio per ritornare a rivedere quelle scene davvero molto inquietanti di odio, personale, contro il leader politico dei socialisti Bettino Craxi.

 

 

Bettino Craxi

 

“”L’infelice , volgare e pietoso commento degli ex Magistrati Borrelli e Di Pietro (ora Marco Travaglio) sulla notizia di intestare una strada di Milano all’On.le Bettino Craxi è la chiave di lettura di una esaltazione senza limiti e di una invidia intollerabile. Che c’entra , anzi se deve comprendere anche Di Pietro , che c’azzecca , aggiungere sotto il nome Bettino Craxi la scritta “latitante”? Forse che sotto corso Galileo Galilei c’è la scritta “pregiudicato” ? oppure a largo Pisacane la scritta “eversivo” ? oppure a piazza Dante la scritta “ esule” ? e l’elenco potrebbe continuare a lungo , passando da Gesù Cristo per Caravaggio fino a Gramsci e Garibaldi ed altri ancora. Le affermazioni del duo di “mani pulite” sono un chiaro esempio di moralismo e , come dice Oscar Wilde “il moralista , di solito , è un ipocrita”. Costoro infatti, i moralisti e quindi il nostro duo , pretendono che gli altri si conformino alle loro opinioni e cercano di ottenere tale risultato con la coercizione , impiegando mezzi che spaziano dalla disapprovazione sociale al controllo legale, che spesso è la loro alternativa preferita. La cosa però più singolare che ho colto nelle precedenti dichiarazioni è l’arroganza di volersi ritagliare un ruolo che non compete loro e cioè quello dello storico. In quel delirio tipico di alcuni uomini che hanno deciso di dover e poter giudicare i propri simili , essi sono convinti di poter esprimere anche giudizi storici senza rendersi conto di non avere l’attrezzatura culturale per tale compito. Caro Marco Travaglio (ex Borrelli e Di Pietro), una cosa è giudicare un caso giudiziario, racchiuso in un fascicolo processuale e altro è esprimere giudizi storici. Senza dilungarci sulla differenza tra la scuola empiristica e quella filosofica della storia, qui basta riflettere sul come un fatto oggettivo diventi storico a differenza di altri fatti uguali; per intenderci a mo’ di esempio il fatto oggettivo di passare il Rubicone è avvenuto milioni di volte , ma quella volta di Cesare è divenuto fatto storico. Allora esaminando il processo che tramuta un semplice fatto del passato in un fatto storico ci accorgeremo subito che la condanna in Tribunale di Bettino Craxi o la sua latitanza ritorneranno ben presto nel limbo dei fatti del passato privi di rilevanza storica a differenza di tutto il suo operato politico che invece è candidato al ristretto club dei fatti storici. Questo sarà possibile grazie alla concezione più moderna di storia che è quella di Benedetto Croce che afferma che ogni storia è “storia contemporanea” ; egli cioè ha voluto dire che la storia consiste essenzialmente nel guardare il passato con gli occhi del presente e alla luce dei problemi del presente e l’attività dello storico non è catalogare , ma dare giudizi sui fatti. E’ solo grazie a questo modo di concepire la storia che possiamo oggi valutare positivamente un Dante Alighieri a prescindere dalla sua condanna all’esilio. Vedete cari Borrelli e Di Pietro (e Marco Travaglio) mi dispiace per voi ma siete destinati ad essere dimenticati come quei giudici che neanche ci fanno studiare a scuola che hanno condannato grandi personalità del passato che sono personaggi storici a tutti gli effetti ; rassegnatevi ! il latitante Bettino Craxi per la storia dell’Italia è più importante di voi. Ora mi auguro, ma non ne sono certo, che questo modo di commentare l’intitolazione di una strada a Craxi da parte del duo in questione , non sia un sintomo di una invidia repressa: quella reazione è nata nel loro animo dalla consapevolezza della loro limitatezza, essi sanno inconsciamente di non avere le capacità di Bettino Craxi con o senza condanna; purtroppo però, anziché rimanere nel loro stato di inferiorità, riconoscendo con umiltà le loro reali forze inferiori, si abbandonano alla detestazione e allo scontento. La vera accusa a Craxi che Borrelli e Di Pietro confessano con le loro dichiarazioni di oggi è quella di aver avuto un ingegno superiore al comune: la più grave colpa agli occhi dei mediocri. Invece che un confronto chiaro e netto (il mediocre sa che soccomberebbe) i due ex magistrati con la loro dichiarazione hanno adottato il sistema della sottile erosione della dignità di Craxi, l’uso ipocrita del giudizio, la coalizione con altri mediocri, la frenetica ricerca di ogni occasione per far cadere chi è superiore per intelligenza , umanità o capacità. Nel nostro caso poi la miscela di invidia e superbia che alberga in tutti quelli che esternano rende le loro stesse esternazioni veramente deliranti .Entrambi si sentono come quel gallo di Eliot che “pensa che il sole sorga per sentirlo cantare”; entrambi sembrano dei pavoni che allargano la bella ruota ma poi emettono un suono stridulo e fastidioso e quindi non si accorgono dell’ironia che suscitano rendendosi patetici e ridicoli. E sì proprio così, nonostante i miei sforzi per cercare una ragione quanto più logica per comprendere il perché dei comportamenti e delle uscite di Di Pietro e il suo “pensiero”, alla fine devo essergli grato perché mi fa tanto,ma proprio tanto ridere. F.to: Giovanni Falci “”

 

 

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