il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

INGEGNERI: “Quelli di oggi sono il futuro del passato e saranno il passato del prossimo futuro” – Le parole del Presidente Michele Brigante.

 

La redazione

SALERNO –  Lunedì 20 gennaio 2020, alle 16.00, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Salerno, adiacente al Duomo, sono stati proclamati i nuovi Senatori dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Salerno.

Il Presidente Michele Brigante ed il Consiglio  hanno proclamato “Senatori” gli iscritti all’Albo da 40 anni ed hanno insignito del titolo di “Senatore Emerito” gli ingegneri con iscrizione superiore a 50 anni. Tra essi due Past President, l’ing. Vittorio Gaeta e l’ing. Vincenzo Corradino.

 

E’ stata una grande cerimonia ed è stata l’occasione per incontrare e festeggiare Colleghi che hanno valorizzato il titolo di Ingegnere ed il nostro Ordine. E’ stato anche un momento che si è arricchito di significati, ed aiuta a riflettere. Noi, oggi, siamo il presente di quel futuro immaginato per l’Ingegneria degli anni ’60 e ’70 e saremo il passato del prossimo futuro” queste le parole del Presidente che ha continuato dicendo “Oggi l’ingegneria ed il suo linguaggio vivono un’epoca contraddittoria. Da un lato la società e le istituzioni stentano a riconoscere il suo ruolo fondante per guardare al futuro, dall’altro un quarto dei top manager mondiali sono ingegneri. Questo nuovo scenario mette l’ingegneria al centro della scena, offrendo un’opportunità irripetibile, e contemporaneamente la mette di fronte alla necessità di dotarsi di nuove competenze e della capacità di selezionare e sovrapporre conoscenze. Sarà una nuova rivoluzione”.

 

Fin qui la cronaca di un avvenimento che, sotto certi aspetti, è stato anche suggestivo e con qualche nota romantica che non guasta mai; per questo nel precedente articolo dedicato alla specie abbiamo pubblicato l’elenco completo dei senatori normali e dei senatori emeriti.

Con questo approfondimento intendo entrare di più nello specifico di una categoria, quella degli ingegneri e del loro linguaggio che, come giustamente ha affermato il presidente Brigante, ha posto da diverso tempo al centro della scena mondiale l’ingegneria in genere e la sua capacità manageriale. Peccato, però, che tutta la loro competenza anche manageriale viva sostanzialmente di due aspetti: quando rivestono il ruolo di CTU scrivono peste ne corna dei colleghi, quando fanno i progettisti si barricano dietro un silenzio assordante e la rappresentanza dell’intera categoria non riesce mai a parlare alla pari con tutti, magistrati compresi, per spiegare e far capire come abbiamo visto dopo il crollo del “ponte Morandi” e come vediamo per la vicenda della concessione ai Benetton delle autostrade italiane. Il guaio è che la categoria non entra neppure nei meandri della deviazione del Fusandola per spiegarne gli effetti, gli errori e le possibili conseguenze; e qui non parliamo di Genova ma della nostra Salerno. Ma l’epoca oscura che a me interessa in maniera particolare è quella legata alla lunga stagione di tangentopoli consumata all’ombra di un pool di pochi magistrati riuniti sotto il nome di “mani pulite”.

 

Spero sinceramente e molto ardentemente che l’ingegnere Michele Brigante (presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Salerno) non si rizeli più di tanto per le mie pedestri osservazioni. Per come e per quanto conosco l’ing. Brigante posso tranquillamente affermare che se in certe epoche ci fosse stato lui alla presidenza dell’Ordine molto probabilmente sarebbe stato quanto meno infranto il muro del silenzio, voluto da ingegneri e architetti, che per un’intera stagione giudiziaria attanagliò e distrusse quanto di buono era stato ipotizzato dalle giunte laiche e socialiste per il sicuro e moderato futuro urbanistico di questa città.

Ma all’epoca sullo scranno di presidente dell’Ordine non c’era Michele Brigante ma Vittorio Gaeta che è stato uno dei presidenti più longevi nella storia dell’ordine salernitano; e Vittorio Gaeta che oggi è “past president” non fece assolutamente nulla (così come non fece il presidente dell’epoca degli architetti e neppure quello dei geometri) per far capire ai “Tre Di Pietro di Salerno” quali fossero le differenze tra progetti di massima e quelli esecutivi; differenze sempre male interpretate ma sulle quali furono poste le basi per accuse devastanti anche contro gli stessi ingegneri e architetti che avevano preso parte a quella importante stagione progettuale per ridare a Salerno un volto di modernità urbanistica. Stagione, come Brigante ben sa, che interessò ben 230 tecnici di tutte le aree politiche che dal 1987 al 1991 produssero numerose idee progettuali ed anche progetti definitivi a monte di un corposo corrispettivo economico che inondò le casse delle due categorie professionali.

Ma gli stessi ingegneri, architetti e geometri, nel periodo immediatamente successivo, si sono anche ben guardati dall’entrare minimamente in un dibattito che doveva essere soltanto loro e che invece, non so se spocchiosamente, regalarono al mitico urbanista Oriol Bohigas che ha sconsideratamente involuto la qualità urbanistica della città con la complicità silenziosa di tutti quelli che entrarono a far parte, a vario titolo, del famoso “ufficio di piano”.

Conto moltissimo sulla infaticabile azione del presidente Michele Brigante che ho avuto modo di apprezzare anche sulle tv nazionali (leggasi ponte Morandi); è solo lui che potrà riportare al centro del dibattito urbanistico di Salerno quella categoria importantissima che risponde al nome degli ingegneri.

Nel frattempo molto bene ha fatto l’ingegnere Brigante a festeggiare i senatori e i senatori emeriti di un Ordine professionale che dovrebbe essere di prim’ordine (scusate il bisticcio delle parole) nella visione globale non solo di una città come Salerno ma anche dell’intero Paese; i nostri ingegneri ne hanno pienamente le capacità.

 

 

 

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