il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Riccardo Del Mese: nel Villaggio del Sole un’amicizia lunga 16 anni

Aldo Bianchini

Nella foto d'epoca, da sinistra il sottoscritto e Riccardo Del Mese per le fasi di premiazione di un torneo nazionale di tennis

SALERNO – Tutto cominciò di sabato; correva l’anno 1978 e nel corso di un pomeriggio del mese di settembre (esattamente il giorno 2) fui introdotto da un mio collega d’ufficio in quello che mi appariva come un’isola felice, oltretutto piena di sport, in una Salerno che non offriva più di tanto per chi volesse cimentarsi da dilettante nel gioco del tennis e, soprattutto, per chi volesse trascorrere il suo tempo libero in assoluta sicurezza e signorilità

Il 2 settembre 1978 entrai, quindi, nel Villaggio del Sole (Centro Sportivo Turistico di Tennis e Nuoto), con sede sulle sponde del fiume Picentino in tenimento di Pontecagnano, in riva al mare, da illustre sconosciuto, ne uscii definitivamente la sera del 30 aprile 1994, sempre di sabato e forse da insalutato ospite. Non avrei mai immaginato che non sarei più tornato, neppure per una visita di piacere in quel centro sportivo che avevo visto crescere a dismisura, anche grazie al mio fattivo e quotidiano contributo organizzativo, da piccolo centro con due campi da tennis e una piscina estiva con copertura invernale, a centro megagalattico con sei campi da tennis di cui quattro coperti, un campo centrale con tribuna, una palestra all’avanguardia con i tempi, la piscina estivo-invernale con accorsata scuola nuoto, uno stabilimento balneare, ecc.

In quegli infiniti sedici anni una lunga, cordiale e sincera amicizia con Riccardo Del Mese, responsabile del centro per conto della sua famiglia che in quegli anni registrava la presenza di Paolo (deputato e sottosegretario di stato) e del mitico e mai dimenticato ingegnere Mario Del Mese, il capostipite.

L’amicizia tra me e Riccardo nacque subito, spontaneamente, e fu proprio lui ad inserirmi negli ambiti livelli direzionali del centro sportivo fino a diventarne il “segretario” per antonomasia; quell’amicizia mi portò presto nel cuore dei centri nevralgici di una famiglia ricca e potente che aveva un’organizzazione molto variegata dovendo far fronte ai vari settori di interesse: politica, sport, imprenditoria (edilizia, tabacchifici, stazioni di servizio carburanti, agricoltura, ecc.).

Quello dello sport fu il settore che, naturalmente, mi si addiceva di più ed in quello diedi il meglio di me stesso sempre grazie alla bontà di Riccardo che in me riponeva una fiducia assoluta in forza della quale superai sospetti e maldicenze; ma anche il resto della famiglia mi è sempre stata vicina. Ricordo che in una riunione del consiglio direttivo del centro sportivo (presieduto dal compianto Pierino Pepe) fui invitato ad esibire tutta la documentazione contabile con la segreta speranza dei miei detrattori di mettere le mani su chissà quali brogli; il presidente onorario ma indiscusso padre-padrone, ing. Mario Del Mese, fu determinato e laconico; mi invitò a consegnargli tutta la documentazione contabile e mentre strappava in piccoli pezzettini l’intera cartella documentale, in presenza di tutto il Consiglio, con la sua voce forte, apparentemente burbera ma piena di umanità, disse: “Segretario, continua a fare quello che hai sempre fatto con passione ed abnegazione”.

E la storia continuò, come detto per molti anni ancora; un’esperienza difficilmente ripetibile ed assolutamente ineguagliabile, nel corso della quale mi resi presto conto che Riccardo amava davvero quel Villaggio che riteneva, a giusta ragione, una sua speciale creatura; una creatura che divideva e condivideva con me sull’onda di quello spirito di spiccato altruismo che caratterizzava e caratterizza tutti i componenti di quella grande famiglia Del Mese, della quale faceva anche parte “Rita”, bella, dolce e giovane moglie di Riccardo, che aveva una spiccata propensione di bontà verso il prossimo; si proprio quella Rita che amava profondamente la famiglia, il marito e soprattutto il burbero ed amabilissimo suocero Mario.

Una “famiglia” estremamente sensibile alle esigenze degli altri e dei meno abbienti; una famiglia, capeggiata in assoluto dall’ing. Mario, dinanzi al quale ho visto genuflettersi buona parte degli esponenti della cosiddetta “società bene” salernitana che ora fa finta di non aver avuto tutti i benefici che ha avuto e, più di tutto, fa finta di non aver mai conosciuto i suoi componenti e gira la testa dall’altra parte soltanto perché quella famiglia è da tempo, purtroppo, precipitata in un vortice di disgrazie senza fine ed assolutamente immeritate.

Ma il Villaggio del Sole per centinaia e centinaia di famiglie ha rappresentato un vero punto di approdo, un luogo quasi incantato in cui far crescere in maniera sana e costruttiva i propri figli; in cui consumare intere stagioni estive con serenità sui bordi di una gradevole piscina intorno alla quale riuscii ad organizzare decine e decine di belle manifestazioni che attraversavano la felicità e l’entusiasmo dei nostri figli mano a mano che la loro crescita andava avanti senza eccessivi scossoni.

Di questo, almeno di questo, centinaia e centinaia di famiglie salernitane dovrebbero essere grate alla “famiglia Del Mese” che su quell’impianto e in quel centro sportivo turistico impegnava annualmente molte delle sue risorse economiche; e lo faceva spensieratamente per gli altri pur potendo trasformare quell’isola felice in una sorta di “Dallas” per il ristretto nucleo della stirpe Del Mese; ma i Del Mese erano e sono fatti così, amavano il prossimo e dal prossimo non sono stati riamati.

 

Ma nel Villaggio del Sole c’era anche l’aspetto sportivo, assolutamente non secondario, che sotto la mia spinta organizzativa raggiunse livelli di valore nazionale; Riccardo mi diede la possibilità di organizzare da zero le varie squadre tennistiche in rappresentanza del Centro e per questo riuscii a portare in quell’isola felice anche giovani e valenti tennisti (primo fra tutti il forte Beppe Calabrò) insieme a tanti giovani (molti dei quali provenienti dal Vallo di Diano) che ebbero l’opportunità di fare sport, di divertirsi, di dialogare, di aggregarsi in perfetta armonia e sicurezza.

Per non parlare dei vari tornei nazionali di tennis organizzati, sul modello tipico degli Internazionali di Roma, sui quei due semplici campetti di provincia, per la felicità di centinaia e centinaia di appassionati che accorrevano da tutta la provincia.

 

Ma all’apice dello splendore il sogno finì, quel sogno che Riccardo ed io avevamo cullato, finanche accarezzato per sedici anni; e finì per una serie di combinazioni che a distanza di 26 anni da quel lontano 30 aprile 1994 possono apparire, se raccontate, anche banali e di poco conto, se non addirittura strumentali rispetto alle vere difficoltà della vita; incominciai a sentirmi come un oggetto estraneo rispetto a tutto quello che avevo contribuito a creare e che si avviava a diventare il fiore all’occhiello dell’intero territorio intorno alla città e della città stessa; e questo segnò la fine.

Quella sera del 30 aprile 1994 salutai con una certa mestizia il mio amico Riccardo, in cuor mio avevo già deciso di non andarci mai più, e non ci andai più; in questi casi la colpa, se di colpa si può parlare, è sempre da dividere almeno in due parti uguali; ed a distanza di 26 anni da quei fatti è improponibile qualsiasi accenno alla loro genesi temporale e materiale.

Ho rivisto soltanto in due-tre occasioni Riccardo Del Mese, ma ciò non mi ha mai impedito di difendere giornalisticamente ed a spada tratta le ingiustizie che quella “famiglia” ha dovuto subire da un ambiente giudiziario-imprenditoriale e sociale divenuto ormai ostile oltre ogni più squallida considerazione.

Ricordo, per la cronaca, il giorno in cui (eravamo nell’autunno del 1999) fui trascinato presso la Procura della Repubblica di Napoli da Carmelo Conte e Paolo Del Mese per rendere una mia lunga deposizione (durata oltre quattro ore) dinanzi al pm Paolo Mancuso contro due sostituti procuratori salernitani per fatti che io conoscevo e gridavano vendetta per le ingiustizie che i due politici erano costretti a subire.

Ho incontrato per l’ultima volta Riccardo la mattina del 3 gennaio 2017; andai sotto casa sua a Pontecagnano (la cosiddetta Casa Bianca, agognata destinazione domenicale e non solo per tantissimi personaggi salernitani) per un appuntamento con un’altra persona; aveva già il “morbo di Parkinson”; la cosa mi diede molto fastidio, rimasi malissimo nel vederlo tremolante, lui che era stato sempre così sicuro di se, impeccabile e sempre perfettamente vestito; davanti avevo, invece, un uomo quasi vinto dalle sofferenze anche di carattere psicologico.

E’ morto nel primo pomeriggio del 30 gennaio 2020 circondato dall’affetto dei suoi cari; lascia a se la moglie Rita Petolicchio e tre figli: Carla, Giancarlo e Francesca.

Oggi pomeriggio, intorno alle ore 18.30 verrà ricordato con una messa in suffragio a Pontecagnano.

2 Commenti

  1. Grazie carissimo Aldo per il ricordo puntuale , affettuoso e veritiero della figura di papà e della sua vicenda umana , familiare e professionale . Non lo dimenticheremo mai per laxsua bontà e per il suo sorriso. Grazie , un abbraccio. Carla del Mese

  2. Caro Aldo, quanti bei ricordi ho vissuto al Villaggio del Sole grazie a te. Posso testimoniare quanto entusiasmo, passione e professionalità ci mettevi nel gestire le attività ludiche del Villaggio. Non credo che, senza il tuo apporto, abbia potuto vivere altri momenti così vivi.

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