il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CORONAVIRUS: L’ EMERGENZA SANITARIA , L’AFFOLLAMENTO CARCERARIO E GLI SHOW TELEVISIVI?

PIETRO CUSATI

Le carceri italiane: un problema drammatico

ROMA  13 MARZO 2020 – Gli Avvocati Italiani al fine di evitare eventuali criticità interpretative e applicative di sorta, soprattutto per quanto riguarda la sospensione dei termini,chiedono al Ministro della Giustizia, Avv. Alfonso Bonafede,  un nuovo decreto-legge per la giustizia in emergenza coronavirus. Lo fanno attraverso il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Andrea Mascherin: «E’ necessario provvedere ad estendere a mezzo di un nuovo decreto- legge, modificativo e abrogativo del dl n.11/2020 attualmente in vigore.»Un nuovo provvedimento normativo che sancisca in modo chiaro «la sospensione dei termini processuali a tutti i procedimenti civili,penali ,amministrativi e fissi al tre aprile 2020 il periodo di sospensione delle udienze oltre altri relativi incombenti».A manifestare la necessità di un nuovo intervento legislativo è anche la nota congiunta di 26 Procuratori Generali, che hanno chiesto un incontro al Ministro in merito ai «problemi sulle presenze del personale amministrativo nei Tribunali e sul pericolo di contagio nei luoghi in cui si amministra la Giustizia». La richiesta unanime, sia da parte dei Magistrati che degli Avvocati, è dunque di sospendere in modo ancora più rigoroso l’attività nei palazzi di giustizia. Intanto il Guardasigilli ha illustrato, nell’Aula del Senato, la situazione  sulla rivolta  che ha riguardato moltissime strutture carcerarie:  “Il bilancio complessivo  è di oltre 40 feriti della Polizia Penitenziaria e  di 12 morti tra i detenuti.’’ Il problema coronavirus in carcere riguarda anche chi vi opera quotidianamente,oltreché dei detenuti stessi. La detenzione domiciliare, già disciplinata dal nostro ordinamento penitenziario, non è un atto di clemenza, bensì una modalità di esecuzione della pena che anziché essere scontata in carcere viene eseguita presso il proprio domicilio a seguito di un provvedimento adottato dalla magistratura di sorveglianza che può prescindere persino dall’accertamento della partecipazione all’opera rieducativa, quando ricorrano le circostanze indicate dalla stessa norma e persino per condanne o residui pena fino a sei anni. L’Ex Vice-Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Dott. Massimo Depascalis,in una  intervista di oggi al giornale ‘’IL DUBBIO’’, ha proposto, in questa fase di emergenza sanitaria che sta vivendo il nostro paese: ‘’che sia il Governo con un proprio provvedimento a riconoscere la detenzione domiciliare a tutti i detenuti con residuo pena inferiore a due anni, a condizione che abbiano già fruito della liberazione anticipata o di permessi premio e, considerato quanto sta accadendo nelle carceri, che non abbiano partecipato alle azioni violente, alle sommosse o alle rivolte tutt’ora in corso. Facendo un po’ di conti, potrebbero andare in detenzione domiciliare poco più di 10.000 detenuti per i quali è stata già riconosciuta la partecipazione all’opera rieducativa. Non è quindi un provvedimento di clemenza indirizzato indistintamente a tutti i detenuti, ma un provvedimento di legge che riconosce la possibilità di scontare la propria pena presso il domicilio familiare, ovvero presso una comunità ovvero ancora presso caserme o altri edifici appositamente recuperati a tal fine.’’

Dr. Pietro Cusati (giurista e segretario Ass. Giornalisti Amici del Vallo di Diano)

Una interessante considerazione sull’attuale situazione carceraria l’ha fatta la nota scrittrice e psicologa Nadia Giannoni:‘’Spesso ci si dimentica che in carcere, che ricordo, è una comunità chiusa, lavorano e/o vengono in contatto con le persone ristrette infinite quantità di altre persone, che avendo una vita, una famiglia, delle relazioni, insomma, rischiano di mettere a repentaglio anche la salute della collettività.

Il carcere è un problema di tutti, ma sembra non interessare a nessuno, se non a chi lo ha a cuore per qualche ragione: chi vi lavora o ha i figli che vi lavorano, chi è sensibile al problema o chi lo conosce veramente perché ha una lunga esperienza di direzione e altro, come Massimo De Pascalis.
Peccato che invece, come spesso accade, il problema carcere sia affidato agli show televisivi e/o agli showman istituzionali in cerca di una parte’’.

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