il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SARDONE: dimissioni, qual è la verità ?

Aldo Bianchini

SALERNO – Sto seguendo da qualche settimana e soltanto dai giornali la vicenda, per certi versi strana ed inquietante, delle dimissioni improvvise ed impreviste di Nicola Sardone dalla carica di “amministratore unico della società mista Salerno Pulita”.

Come sempre i report giornalistici vengono confezionati e lanciati con una certa approssimazione, stante l’esigenza di velocità del dover dare prima e subito ed a tutti i costi la notizia.

Scrivere, ad esempio, che Nicola Sardone quattro mesi fa è stato scelto e lanciato nell’agone manageriale per amministrare la mista Salerno Pulita (importantissima per Salerno) che ormai non funzionava più e che a distanza di soli quattro mesi dalla nomina si è improvvisamente dimesso, appare notevolmente riduttivo se prima e dopo non si spiega chi era, chi è stato e chi è Nicola Sardone nel contesto socio-economico-imprenditoriale e giudiziario di questa città.

 

Cominciamo dall’inizio con una considerazione che non è soltanto una metafora: “per indicare la fidelizzazione di un manager ad un personaggio politico si dice che quel manager è un uomo di …”; e subito la prima risposta: Nicola Sardone è stato da sempre un uomo di Fulvio Bonavitacola, attuale vice presidente della Regione Campania ed a sua volta uomo di De Luca (se così si può dire); naturalmente tutto questo sempre e solo sul piano strettamente politico.

 

In questa visione ottica a 360° bisogna analizzare l’aspetto pubblico del personaggio Sardone che tra gli anni ’80 e ’90 è stato in assoluto l’unico uomo di fiducia sul territorio salernitano della mega impresa Corsicato Costruzioni srl che realizzò lo “stadio Arechi” di Salerno; il più grosso e monumentale lavoro pubblico della città e della provincia che, secondo alcuni magistrati, fu per anni il punto d’arrivo e di partenza di tutti gli accordi politici all’interno del pentapartito dell’epoca (DC, PSI, PLI, PRI, PSDI); e per accordi politici, ovviamente, i magistrati indicavano tutte quelle trattative semi-ufficiali per l’aggiudica dei lavori in subappalto che caratterizzarono la vita politico-imprenditoriale-economico-sociale nell’ottica di una parcellizzazione (a mò di manuale Cencelli) strumentale e spesso illegittima della marea di denaro pubblico che veniva versato dallo Stato nella realizzazione delle opere pubbliche, soprattutto in riferimento alla legge n. 64 del 1° marzo 1986Obiettivi ed organizzazione del nuovo intervento straordinario nel Mezzogiorno”. Una legge (relatore in aula l’on. Carmelo Conte) che sempre secondo alcuni magistrati di Salerno (leggasi collegio giudicante del processo Fondovalle Calore, sia in primo grado che in appello) era stata partorita proprio per dar vita alla più grande spartizione di lavori e di soldi di tutto il periodo di tangentopoli: “Stadio Arechi, Teatro Verdi, Fondovalle Calore, Trincerone Ferroviario, Fondo Valle Sele, Bretella autostradale Mercato SS-Eboli, Interporto, aeroporto, porto, lungomare di Salerno, arredo urbano di Salerno, ecc.”.

In tutto questo guazzabuglio di lavori pubblici, di inchieste giudiziarie, di alleanze politiche, di arresti a raffica, di processi a valanga e di lotte intestine (sui lavori per lo stadio battagliarono a lungo Carmelo Conte e Paolo Del Mese che sostenevano diverse e contrastanti posizioni; i socialisti erano decisamente con Corsicato, i democristiani con Peppino Soglia, ecc.) venne fuori il personaggio pubblico di Nicola Sardone che apparve subito un uomo dalle grandi capacità organizzative e manageriali, assolutamente incorruttibile e al di fuori di tutti i giochi, tanto da divenire presto una specie di spauracchio per gli imputati di alcuni importanti processi dell’epoca e non soltanto per la sua vicinanza alla grande impresa Corsicato ma anche, se non soprattutto, per il fatto che all’epoca era findanzato con l’attuale moglie che, da magistrato, era entrata a far parte addirittura del collegio di appello per il processo Fondovalle Calore.

dr. Nicola Sardone

Insomma Sardone, pur essendo legato amichevolmente all’allora vice sindaco Fulvio Bonavitacola, divenne presto punto di riferimento dell’intero schieramento politico che lo identificava più come un personaggio da temere che da poter coinvolgere.

Chiusa la fase di tangentopoli, il bravo Nicola Sardone è praticamente rientrato nelle sue attività rendendosi invisibile all’attenzione dell’opinione pubblica per riesplodere, all’improvviso, il 1° ottobre 2019 quando si ripresentò in pubblico, accompagnato da Raffaele Fiorillo (ex a.u. di Salerno Pulita, strigliato e buttato fuori), e nel corso di una brevissima conferenza stampa dichiarò: “Farò il massimo, collaborerò con il Comune e la forza lavoro, per il momento la privatizzazione è solo una voce” (fonte Il Mattino del 2 ottobre 2019); ed a chi gli chiedeva cosa intendeva rispondere alle esternazioni apodittiche di De Luca precisò: “Lui non esagera mai. Credo che il governatore De Luca abbia il termometro della situazione e sappia quello che dice”.

 

Venerdì 21 febbraio 2020, esattamente dopo 144 giorni dalla nomina, arrivano improvvise ed impreviste le irrevocabili dimissioni; via pec Nicola Sardone annuncia la sua decisione e non risponde neppure alle due convocazioni notificategli dalla Commissione Trasparenza del Comune e l’inutile trasmissione della pratica nelle mani del Prefetto (che altro non potrà fare se non ratificare le dimissioni) ecco arrivare, non tanto a sorpresa, il ripescaggio di Antonio Ferraro pronto e disponibile a sedersi sul trono di Salerno Pulita dopo essere stato su quelli di Salerno Energia e Costa d’Amalfi (aeroporto), con tanto di biglietto di ringraziamento per Sardone che si è di nuovo eclissato.

 

Perché Sardone si è dimesso? E’ questo l’interrogativo della vicenda che si apre a diverse e tutte difficili risposte: per mancanza di autonomia nelle scelte organizzative, per insofferenza alle distorte regole politiche o semplicemente perché il suo riferimento politico è in caduta libera ?

Le risposte nel prossimo articolo.

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