COVID 19: SE NE VA UNO DEI PIU’ GRANDI PROTAGONISTI DELL’ARCHITETTURA DEL NOVECENTO VITTORIO GREGOTTI CHE HA DATO PRESTIGIO AL NOSTRO PAESE NEL MONDO.

 

Dr. PIETRO CUSATI
MILANO – E’ morto domenica mattina ,15 marzo 2020 , a Milano, all’età di 92 anni,in seguito alle conseguenze di  una polmonite contratta durante la pandemia di  coronavirus,un grande uomo di cultura, il Prof. Vittorio Gregotti, un  maestro dell’architettura del novecento, urbanista di fama internazionale.

Piemontese di Novara :«Il lavoro che mi rappresenta di più è sempre l’ultimo».Sono più di 1600  i progetti architettonici e urbanistici che ha lasciato il segno in tutto il mondo in 60 anni di lavoro. Saggista, critico, docente universitario,conferenziere, editorialista ,aveva diretto  la storica rivista ‘’Casabella’’,dal 1982 al 1996,la passione per la musica , uomo delle istituzioni, che, restando sempre e prima di tutto un Architetto , ha fatto la storia della nostra cultura.
Il Prof. Vittorio Gregotti , nato nel 1927, laureato  in architettura nel 1952, al Politecnico di Milano,è  stato  docente di Composizione architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia(Direttore della  Biennale), ha insegnato nelle Facoltà di Architettura di Milano e Palermo.Ha tenuto importanti  conferenze,tra le altre, nelle prestigiose Università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton e Cambridge.Famose  le megastrutture architettoniche  per le Università di Palermo.,di Firenze e della Calabria, lo stadio di Genova,  di Barcellona, il piano regolatore di Torino , il Centro culturale  a Lisbona. Ha collaborato con le riviste  “Casabella-Continuità”, “Il Verri”, “Edilizia moderna”, “Panorama”, “La Repubblica”, “Il Corriere della sera”, “Rassegna”.

Ha pubblicato numerose  opere ,tra le altre,  “Questioni di architettura” , “La città visibile” , “Le scarpe di Van Gogh” , “Identità e crisi dell’architettura europea” , “Contro la fine dell’architettura” , “Tre forme di architettura mancata” , “Architettura e postmetropoli” , “Il sublime al tempo del contemporaneo”, “Il possibile necessario”, “Quando il moderno non era uno stile” .

 

 

 

 

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