il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

L’Italia non è un Paese per la cultura !! lettera aperta alle istituzioni: presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Istruzione, Presidenti Giunte Regionali di Campania e Basilicata, Uffici Scolastici Regionali della Campania e Basilicata

di Riccardo Vizzino (avvocato)

di Giuseppe Lamberti (consulente di impresa)

di Michele Cavallone (Presidente Unione Artigiani Italiani e PMI di Salerno)

 

Riccardo Vizzino, avvocato

NAPOLI / SALERNO – In un momento estremante drammatico e critico per il nostro paese, sotto il profilo sanitario, sociale ed economico, siamo a lodare l’incessante e coraggioso lavoro del personale didattico che, nonostante la insufficienza di mezzi, offre la propria arte e dedizione ai milioni di studenti che da casa sono costretti a proseguire il percorso scolastico. Quella che oggi, sembra essere stata promulgata, tra i vari decreti e provvedimenti, è la “legge dell’isolamento”. Isolamento non inteso come quarantena prudenziale, bensì come abbandono totale da parte delle Istituzioni, che a vario titolo e a vari livelli, hanno abbandonato studenti, cittadini, imprese ed intere famiglie. <<Che ognuno faccia da solo>> sembra proprio questo il messaggio che silenziosamente fa eco tra le mura domestiche degli italiani, lasciati alla deriva di una crisi non soltanto sanitaria ed economica, ma soprattutto psicologica e sociale. Frustrazione, rabbia, ansia ed impotenza, sono solo alcuni dei sentimenti più ricorrenti degli ultimi giorni, giorni trascorsi a fronteggiare uno stato sociale che nella realtà non esiste e che quando sembrava esistere, lo faceva solo con annunci di facciata. <<Nessuno deve sentirsi abbandonato. Lo Stato è qui>>, si, ma dove precisamente? E soprattutto con quali mezzi? Un solo “decretuccio” non può essere una diga contro una crisi di queste proporzioni, ma soltanto un fazzoletto con cui imprese, professionisti e dipendenti sono costretti ad asciugarsi le lacrime. Per dirla nei termini tanto cari al Governo, manca una “task force” centrale che faccia analisi corrette e concrete delle esigenze primarie, mancano i Ministeri e i rispettivi provvedimenti che vadano, tantomeno, a tamponare una situazione caratterizzata soprattutto dall’incertezza. Siamo testimoni e custodi, del 70 per cento della cultura mondiale grazie ai nostri monumenti, alle nostre biblioteche, ai nostri musei e alle nostre eccellenze. Ma il motore della cultura richiede di essere continuamente alimentato e di far fronte a misure straordinarie per combattere situazioni altrettanto straordinarie. Non è, infatti, un mistero che in Italia il settore culturale coinvolge oltre 10 milioni di persone, andando, di conseguenza, ad incidere in modo importante sul PIL del paese. Perché allora non organizzare delle unità di crisi per rendere omogenee le attività ed i criteri complessivi di valutazione, oltre ad incentivare, magari con bonus e detrazioni, le famiglie all’acquisto di materiale informatico e a connessioni internet aperte e veloci affinché nessuno resti indietro, #iorestoacasa si, ma #nessunorestaindietro, forse, sarebbe proprio il momento di scriverlo e di applicarlo. E’ necessario ricordare che in questa fase di emergenza da una parte le scuole chiedono di mantenere la socializzazione, dall’altra le famiglie pretendono un rapporto più continuo e propinquo con i propri figli, i quali si sono trovati a dover affrontare un doloroso ed improvviso distacco sociale dai propri insegnanti e dai propri compagni di classe.

dr. Michele Cavallone, presidente Unione Artigiani Italiani e PMI Salerno

Ed è propria questa la preoccupazione maggiore per i genitori, una “scuola” che ha abbandonato i propri figli, con danni futuri difficilmente calcolabili, una “scuola” che non insegna inclusione, ma che adesso tenta di sperimentare applicazioni pratiche già esistenti da decenni e mai utilizzate. Per quanto si possa tentare, la figura genitoriale, difficilmente potrà sostituire quella dell’insegnante che adesso tra l’altro, anch’egli, si ritrova a dover attraversare la tortuosa strada tra l’assenza delle Istituzioni e le pretese delle famiglie. Nessuna ricerca di capri espiatori, poiché sarebbe altrettanto inutile, ma la presa di coscienza di condizioni reali e l’applicazione pratica di strumenti collaborativi ed inclusivi, in un paese, il nostro, che adesso sembra governato da comandanti che per primi hanno abbandonato la nave che sta per affondare.

A seguito della diffusione del contagio da Covid-19, lo Studio Legale Vizzino ha istituito un LIBRO BIANCO predisposto al fine di raccogliere le numerose richieste di aiuto e segnalazioni da parte dei cittadini che lamentano violazioni delle misure di prevenzione imposte dal Governo.

Ed è proprio sulla base di queste segnalazioni che, se proviamo ad affrontare un’analisi dettagliata e reale delle esigenze che oggi la popolazione avverte come importanti, possiamo sicuramente trovare spunti e proposte valide finalizzate ad arrivare ad ogni ceto sociale:

1)     Costituzione di un’Unità di Crisi centrale che vada, dapprima a rilevare i fabbisogni dei cittadini suddivisi per aree geografiche attraverso i vari Ministeri competenti, e successivamente ad armonizzare i relativi provvedimenti in modo da creare un’uniformità di provvedimenti governativi ottimali ed efficaci;

2)     Creazione di singole Unità di Crisi interne a ciascuno dei Ministeri ritenuti strategici per il futuro economico, culturale, produttivo e sociale del nostro paese con il coinvolgimento attivo delle parti sociali e degli “addetti ai lavori” ed in particolare:

-          Una Unità di Crisi in seno al Ministero dell’Economia, che abbia il compito di redigere un’analisi approfondita delle conseguenze economiche in ogni settore, tracciando altresì stime sui tempi e sulle perdite economiche;

-          Una Unità di Crisi in seno al Ministero dello Sviluppo Economico, con il compito di intervenire attraverso misure ad hoc al supporto dei settori maggiormente colpiti dalla crisi e prevedendo altresì misure strutturali in grado di garantire il potenziamento dei settori ritenuti essenziali;

-          Una Unità di Crisi in seno al Ministero della Cultura e del Ministero dell’istruzione, con il compito di garantire e promuovere l’accesso alla cultura e all’istruzione da parte di tutti gli studenti, di tutte le scuole di ordine e grado, adottando misure in grado di applicare una didattica inclusiva.

3)     Formulazione di un Decreto Fiscale e Finanziario che vada ad intercettare realmente le necessità della popolazione, soprattutto di quelle fasce sociali non adeguatamente supportate nel precedente provvedimento: liberi professionisti, autonomi ed imprese da sempre costituiscono la spina dorsale della nostra economia e in momenti di crisi straordinarie non possono e non devono essere mortificati con pochi euro. Si preveda in tal senso, un fondo straordinario attraverso il quale erogare almeno il doppio del minimo stabilito per l’assegno pensionistico, per i successivi tre mesi;

dr. Giuseppe Lamberti, consulente di impresa

4)     Devoluzione di una percentuale pari al 50 per cento delle indennità parlamentari, relativamente ai giorni di assenza dovuti all’emergenza pandemica e la conseguente chiusura delle aule parlamentari, per supportare le famiglie che hanno dovuto affrontare o che non possono affrontare spese in tecnologia per poter garantire l’istruzione a distanza dei propri figli attraverso l’erogazione di un bonus spendibile esclusivamente in attrezzature informatiche;

5)     Creare gruppi di informazione e sostegno psicologico per insegnanti che devono curare in questa fase ancora di più non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali facendo sentire a questi bambini e bambine che continuano a essere pensati, che è presente un adulto di riferimento.

6)     Tracciare le aree non fornite di connessione internet adsl e prevedere servizi internet alternativi al fine di garantire agli studenti, residenti in queste aree, l’accesso ai programmi di insegnamento in modalità smart-working;

7)     Risposte certe circa le modalità di conclusione dell’anno scolastico e quali misure siano state previste in relazione ai vari scenari che potrebbero verificarsi.

Si chiedono, dunque, misure efficaci e risposte certe con l’auspicio che si possa partire dalle disamine precedentemente illustrate: l’Italia non è un paese per la cultura, un paese che non tutela le future generazioni, le stesse su cui andare a costruire le fondamenta del nuovo domani.

 

 

 

 

 

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