il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Una carriera lunga 41 anni

Giovanni Falci

(avvocato penalista e cassazionista)

 

avv. Giovanni Falci in una sua arringa penale

SALERNO – Era il 27 marzo 1979, 41 anni fa, di pomeriggio, quando con mio padre e mia nonna materna Antonietta, nella mia mini clubman di colore marrone, ci portammo a Napoli, Università Federico II, aula De Sanctis, perché dovevo discutere la tesi e laurearmi in giurisprudenza.

Il Presidente della commissione era anche il mio relatore della tesi, il prof. Dario Santamaria luminare di diritto penale. La tesi era “il delitto di concussione”. L’esame fu veloce ed ebbi quello che ritengo un complimento dal professore Santamaria che, nell’illustrare alla commissione il mio lavoro, ebbe a dire che “il candidato ha svolto un capitolo da avvocato, il terzo, nel quale ha tracciato le differenze con il reato di corruzione con riferimenti anche processualpenalistici”.

In effetti avevo detto in quel capitolo che un PM abile avrebbe avuto tutto l’interesse a tramutare casi di corruzione in concussioni perché in tal modo invece che avere due imputati avrebbe avuto un imputato di concussione e una persona offesa – vittima – testimone.

Avevo anticipato quello che 12 anni dopo, nel 1992, si è spesso verificato con tangentopoli. Le lunghe file di imprenditori per “confessare” a Di Pietro, di essere vittime di politici e pubblici ufficiali che li avevano costretti a “dare denaro e altre utilità”, era il mio capitolo elogiato dal professore.

Una volta proclamato “dottore in giurisprudenza”, senza applausi, mia nonna fece la fortuna del fotografo che era sulle scale dell’Università: mi fece fare forse 50 foto, con mio padre, con lei, tutti e tre insieme, io da solo, lei e mio padre etc., poco mancò che chiamasse gente per strade sul Corso Umberto (il rettifilo), per posare anche con loro. Ma, che dire, lei era così; maestra elementare, ma soprattutto ex attrice di teatro amava mettersi in posa di tre quarti anche per nascondere una cicatrice sul collo, residuo di un ascesso dentale che ebbe da bambina e che la costrinse ad una operazione chirurgica in assenza di penicillina; ero, poi, il suo nipote preferito e ho vissuto con lei, dividendo la camera da letto, fino alle mie nozze.

Ero partito studente e rientravo “dottore”, ma soprattutto “avvocato”.

Proprio così, non mi ha mai sfiorato l’idea di fare qualcos’altro; sarà stata colpa di Perry Mason e delle sue serie televisive, io non vedevo altra “missione” che quella, perciò considerai un complimento l’osservazione del prof. Santamaria.

In verità già la laurea in giurisprudenza era stata non propriamente una “prima scelta”, però questa è un’altra storia.

Partii subito con la “pratica” e mi iscrissi presso l’avv. Ludovico Montera perché amico di Americo, suo figlio, all’epoca anche lui “dottore” e praticante.

L’ordinamento in quel periodo era diverso dall’attuale e, da subito, si era abilitati al patrocinio innanzi il Pretore, nel solo circondario in cui si era iscritti.

Questo per me rappresentò un problema perché io mi dovetti iscrivere all’Ordine degli Avvocati di Sala Consilina perché ero residente a Torraca, mio paese di origine e mia madre non volle che cambiassi la residenza.

Il rovescio della medaglia, il lato positivo, però fu la conoscenza che feci con l’allora segretario dell’Ordine l’avv. Alfonso De Martino di Buonabitacolo, un vero signore, che mi prese a ben volere e mi agevolava in tutto; io in pratica, ogni documento, versamento, domande o altro lo portavo direttamente a casa sua a Buonabitacolo quando passavo per andare a Torraca e mi piaceva trattenermi con quel signore distinto a parlare del più e del meno.

Fu così che iniziai a frequentare subito le aule delle Preture, aiutavo Americo nel civile e mi ritagliavo il mio spazio nel penale.

Dopo questa gavetta fatta di assegni a vuoto, insolvenze fraudolente, abusi edilizi, ingiurie, minacce, ed altri reati cd minori, divenni “procuratore legale” con esame orale in preappello a Napoli (Salerno non era sede di Corte di Appello), per poter partecipare ad un processo in Corte di Assise con Giuliano Vassalli.

Quella è stata l’esperienza della svolta.

Il processo era a carico del padre di un mio amico di Nocera Inferiore che avevo conosciuto ad Acciaroli molti anni prima dove lui aveva una villa al mare: triplice tentato omicidio.

Questo signore che pure mi conosceva come amico del figlio allora studente di medicina, decise di essere difeso dal “giovane” e dal “professore”, una sorte di formazione con under e over.

Avevo studiato il processo rigo per rigo e mi ero convinto che si potesse sostenere la sussistenza della scriminante della legittima difesa.

Non ero però riuscito a convincere in tal senso il Giudice Istruttore, il dott. De Divitiis, un altro bell’incontro della mia vita professionale.

Gli ero simpatico, mi lasciava esporre le mie tesi, mi seguiva con un sorriso sornione sotto i baffetti bel curati e poi mi diceva “guagliò nun perdere tiemp, ha sparato solo lui”.

prof. Giuliano Vassalli - giurista di fama internazionale

Ero stato a Roma nello studio del prof. Vassalli per presentarmi e devo dire che in quel momento ho capito cosa significa essere una persona importante. Giuliano Vassalli, nonostante la fama e i titoli che aveva (da poco aveva finito di difendere Antonio e Ovidio Lefebvre nel famoso Scandalo Lockheed), era una persona semplice; la sua autorevolezza non aveva bisogno di particolari manifestazioni, sprigionava dalla sua persona in modo del tutto naturale.

Non ero nella pelle quando mi diede appuntamento la sera prima del processo all’hotel Montestella dove avrebbe alloggiato, per fare “una passeggiata insieme sul lungomare”.

Quella sua semplicità e serenità non l’ho più dimenticata così come non dimenticherò mai la domanda che mi fece seduti al tovolino del Bar Varese davanti a un caffè freddo: “Falci che ne pensi della legittima difesa putativa?”. Gli risposi col sorriso “professore ma facciamo una passeggiata o un esame?” e lui: “hai ragione passeggiamo e parliamo di te”.

Il giorno successivo il PM, il dott. Niceforo, chiese la condanna ad anni 8 di reclusione, la parte civile si associò e chiese il risarcimento dei danni, io presi la parola e, con la toga dell’avv. Diego Cacciatore a cui l’avevo chiesta in prestito, discussi “benissimo”, sostenendo la tesi della legittima difesa.

In realtà ero convinto che meglio di così non si potesse fare.

La Corte presieduta dal dott. Corradino, a latere il dott. Verderosa, sospese il processo per mezz’ora e alla ripresa prese la parola il Prof. Vassalli.

Alla fine della discussione volevo smettere, volevo attaccare la toga al chiodo; non era possibile raggiungere un livello come il suo: Eccezionale.

Avevamo trattato gli stessi argomenti, ma un abisso divideva la mia arringa, dove ero stato “bravissimo”, dalla sua.

L’imputato fu assolto per avere agito in stato di legittima difesa reale e il prof. Vassalli mi diede la mano e mi disse “complimenti sei stato bravo in un processo difficile”.

Incontrai nei giorni successivi nel corridoio al terzo piano il Giudice De Divitiis che da lontano mi fece cenno di raggiungerlo; mi diede la mano e mi disse “complimenti sei stato bravo, ma la legittima difesa non c’era”.

Giudici per bene, non antagonisti degli avvocati, non componenti di una unica famiglia, quella giudiziaria in cui ognuno ha il suo ruolo che non è minore o superiore all’altro.

Dopo qualche giorno ho ricevuto a casa mia che era lo stesso indirizzo dello studio (Via Irno 11), una busta elegantissima di Pineider intestata colore blu notte – Prof. Avv. Giuliano Vassalli via della Conciliazione 44 Roma – a me indirizzata.

All’interno scritto con macchina olivetti un biglietto sempre Pineider con la seguente frase: “carissimo avvocato Falci sono stato lieto dell’incontro professionale che abbiamo avuto e sono lieto che lei inizi dove io smetto. Le rivolgo i migliori auguri per la carriera forense e più in generale per la sua vita”. Firmato Giuliano Vassalli, la firma che sta sotto il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 447 alla voce “il guardasigilli”.

Ho difeso la mia prima causa in Corte di Assise che era l’ultima del prof. Vassalli che optò di lì a qualche giorno per il tempo pieno all’università che lo ha portato ad essere il Ministro della Giustizia che ha promulgato il codice che porta il suo nome.

Giovanni Falci

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