il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Coronavirus: dal messaggio di Pellegrino ai 400milioni di De Luca

Aldo Bianchini

dr. Tommaso Pellegrino - sindaco di Sassano e presidente Parco Nazionale

SALERNO / VALLO di DIANO – Undici minuti vi video, ottimo per contenuti e impostazione dialettica; non c’era dubbio alcuno perché il propositore del video messaggio è stato, ieri mattina, il sindaco di Sassano e presidente del Parco Nazionale, Tommaso Pellegrino (medico oncologo presso il 2° policlinico di Napoli),

Undici minuti”, come il titolo del famoso romanzo di Paulo Coelho (settantratreenne scrittore, poeta e blogger brasiliano) in cui viene esaltato il concetto di amore; ebbene la stessa cosa mi è parsa di cogliere nel messaggio di Tommaso Pellegrino, un messaggio davvero pieno d’amore per il suo paese e per il suo territorio; Tommaso, nonostante la sua doverosa freddezza di chirurgo, è un istintivo e lo si vede nel corso degli undici minuti del messaggio; quando parla dei suoi concittadini i tratti somatici del suo viso si alterano perché sa di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilità ma capisce che la gente si aspetta sempre di più; un di più che non gli è consentito perché vincolato a queste maledette pastoie burocratiche che attanagliano il nostro Paese.

Ha fatto in massima parte un  discorso per linee generali, Pellegrino, e si è soffermato essenzialmente su tre argomenti: il sacrificio dei medici di base, il lavoro intenso dell’ospedale di Polla e l’ipotesi di riattivare in tempi brevi la struttura dell’ex ospedale di Sant’Arsenio come da più parti viene reclamato.

In pratica sono i tre momenti nodali per far fronte alla straordinaria emergenza sanitaria nei confronti della quale soprattutto i medici di base non erano e non sono pronti ad assumersi tutte le gravose responsabilità che il governo centrale (assolutamente lontanissimo dalla conoscenza dell’organizzazione sanitaria territoriale) tenta disperatamente di accreditare sulle loro spalle. Spesso in passato ho scritto sulla validità professionale e scientifica dei “medici di base” in quanto essi rappresentano davvero lo zoccolo duro in cui qualsiasi tentativo di modificarne la capacità e la proiezione esterna cade miseramente nel vuoto. Una caduta dovuta ad una sorta (è il mio pensiero) di difesa ad oltranza di un territorio personale nel quale nessuno può e deve entrare, soprattutto quando si tratta di fare largo alle nuove leve di medici desiderosi di impegnarsi a fondo nel loro mestiere. Questo accade perche in genere, non sempre, il medico di base guadagna molto di più del medico ospedaliero a fronte di una responsabilità di gran lunga minore. Ma questo sarebbe un discorso molto lungo che non è il caso di ripetere in questa sede. Tommaso Pellegrino ha esaltato il ruolo della fascia diffusa dei medici di base, ma su questo io personalmente non sono d’accordo.

Da sinistra: dr. Luigi Mandia (direttore sanitario ospedale Polla) e dr. Domenico Rubino (capo task force Covid-19)

L’altro aspetto trattato dal sindaco di Sassano è quello relativo allo sforzo molto corposo e convinto che il presidio ospedaliero di Polla sta portando avanti per combattere il virus maledetto. Su questo sono perfettamente in linea con il pensiero di Pellegrino; in effetti grazie al decisionismo di Luigi Mandia (direttore sanitario) e di Domenico Rubino (capo della task-force) è stato già allestito in poche ore un avamposto utile (almeno ipoteticamente) ad arginare la pesante onda lunga che tutti, ovviamente, non ci auguriamo che arrivi. Tutto il discorso di Tommaso Pellegrino sulla prima linea sanitaria di Polla è assolutamente condivisibile, anche se da buon politico non ha minimamente toccato lo scottante argomento dei raduni di preghiera che, sulla base di elementi ancora tutti da valutare, avrebbe pesantemente contribuito alla diffusione del contagio che ha prodotto anche alcuni decessi.

L’ultimo punto nodale trattato nel messaggio mediatico è stato quello relativo all’ipotesi di riattivare in tempi brevi la struttura non ancora fatiscente dell’ex ospedale di Sant’Arsenio; una ipotesi che un po’ tutti da qualche giorno stanno sostenendo e promuovendo come la formula esaustiva per tutti i mali della sanità pubblica territoriale. Non è così, purtroppo; solo se la mettiamo sotto forma di una sfida finale potremmo arrivare in tempi brevi alla ristrutturazione ed alla consegna dello stabile. Per carità può anche essere così, ma io, scusatemi, quando sento parlare di tempi brevi rabbrividisco e mi turo il naso; ne ho ascoltato tante, troppe, di promesse politiche in vita mia, tanto che non ci credo più.

Plesso ospedaliero di Torre Angellara (SA)

Anche perché tutta la classe politica  regionale, provinciale e territoriale, ma anche le associazioni come il Codacons, parla e parlano cercando di cancellare dalla memoria della gente tutte le promesse che la stessa politica ha fatto, e continua a fare, in momenti particolari della vita associativa di tutti.

Ebbene, di tutti quelli che in questi giorni stanno sostenendo le affascinanti ipotesi di ristrutturazione e riapertura veloce del plesso ospedaliero di Torre Angellara a Salerno (ex ospedale ortopedico) e di Sant’Arsenio hanno completamente cancellato dalla loro memoria, non so se per vassallaggio o per insipienza, le ultime clamorose promesse fatte dal governatore Vincenzo De Luca agli inizi della campagna elettorale per le regionali, appena qualche mese fa.

Plesso ospedaliero di Sant'Arsenio (SA)

In quella occasione, ampiamente pubblicizzata dai media, De Luca annunciò di avere già in cassa ben 400milioni di euro per la costruzione della nuova cittadella sanitaria di Salerno, per la quale è stata già individuata la zona sulla quale dovrebbe sorgere.

Se davvero quei soldi sono in  cassa basterebbe, in una situazione di emergenza sanitaria come questa, stornare un cospicuo pacchetto di denaro per rimettere in corsa sia Torre Angellara che Sant’Arsenio nel tempo più breve possibile; e nell’attesa dei due miracoli sul fronte opposto implementare con risorse umane e strumentali gli avamposti antivirus che mano a mano, sull’esempio di Polla, vengono allestiti presso gli ospedali già esistenti.

Lo suggerisco con tutta la cautela possibile per non urtare nessuna suscettibilità, ma sarebbe bello vedere tutti gli amministratori locali e le associazioni come il Codacons (e non solo del Vallo di Diano) fare un sit-in sotto Palazzo Santa Lucia a Napoli per chiedere i soldi che il governatore ha già in cassa, sempre che la promessa pre-elettorale non sia stata soltanto una promessa.

 

 

2 Commenti

  1. Carissimo Direttore Aldo Bianchini ,
    condivido le puntuali considerazioni tecniche e logistiche espresse
    dall’oncologo Tommaso Pellegrino, sull’emergenza sanitaria vissuta dal Vallo di Diano ,
    ad oggi,purtroppo con 110 casi di contagio,in particolare ,di utilizzare il
    presidio ‘’Santissima Annunziata’’ di Sant’Arsenio per farlo diventare,
    con lavori di somma urgenza , a breve termine, un Ospedale dedicato al Covid-19,
    per il territorio del Vallo di Diano ,Tanagro , Golfo di Policastro e zone limitrofe.
    Negli anni passati l’Ospedale di Sant’Arsenio è stato già sede del
    reparto di Malattie infettive e di Pneumologia e quindi ci sono già
    gli attacchi predisposti per l’ossigeno e ricordo che il Comune di Sant’Arsenio ha già dato la disponibilità dei locali.

  2. L’Ospedale Fiera di Milano in soli 10 giorni.
    Finito in soli dieci giorni quello che normalmente si realizza in qualche anno.
    Soddisfazione di Bertolaso:
    «Avevamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta. Non abbiamo realizzato un ospedale da campo, come purtroppo a volte in emergenza ci siamo trovati costretti a fare in passato. Non abbiamo realizzato un lazzaretto, lo abbiamo detto fin dall’inizio. Abbiamo creato un vero e proprio ospedale specialistico». «La mia storia è questa, quando il mio Paese chiama io rispondo, perché io ci sento benissimo, e al grido di aiuto dell’Italia si risponde. Sempre. Anche quando, come in questo caso, ci sono rischi a cui sapevo di andare incontro. Ma oggi più che mai sono fiero di essere italiano, fiero di aver accettato questo incarico e fiero di averlo portato a termine».

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