il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Giordano – De Luca: da Vincenzo a Vincenzo, l’arresto del primo e la conseguente nomina a sindaco del secondo … e nacque l’epopea deluchiana

Aldo Bianchini

prof. Vincenzo Giordano, sindaco di Salerno dal 1987 al 1993

SALERNO – Vincenzo Giordano, sindaco socialista di Salerno dal 1987 al 1993 è morto alle 9.30 di undici anni fa, il 13 aprile 2009, presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona (meglio noto come “Ruggi”) dove era stato ricoverato qualche giorno prima, quando le sue condizioni fisiche generali volsero al peggio. Se ne andò in silenzio, così come aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita. Dal 1993 era praticamente uscito dalla scena politica, anche se tentò più volte tentato un impossibile rientro; la politica era parte integrante del suo DNA e il richiamo anche psicologico era fortissimo. Aveva, però, le idee ben chiare; sapeva benissimo di essere politicamente finito fin da quella sera del 31 maggio 1993 quando gli uomini della polizia giudiziaria andarono a prelevarlo nel cortile di casa (stava giocando a tressette, suo grande amore) per rinchiuderlo, in maniera vergognosa, in una cella del carcere di Fuorni. Fu il momento topico della cosiddetta “tangentopoli salernitana”. L’attacco al Partito Socialista e al ministro Carmelo Conte era cominciato nel marzo del 1992 con il sequestro degli uffici tecnici di Raffaele Galdi e Franco Amatucci i “due compassi d’oro”.

Quel giorno ero fuori Salerno e, ovviamente, la notizia della morte del professore me la diede, a mezzo telefono, Gaetano Amatruda che era stato l’allievo prediletto di Giordano; un personaggio che sul piano personale, morale e politico Gaetano ha sempre rispettato continuando una battaglia quasi solitaria in ricordo del “sindaco della gente”. Con la caparbietà che solo un allievo prediletto può dimostrare nei confronti del maestro, Gaetano negli ultimi undici anni forse ha dovuto lottare anche contro qualche resistenza della stessa famiglia dell’ex sindaco per arrivare alla creazione di una fondazione in sua memoria, anche con l’aiuto di Marco Lamonica e di alcuni altri giovani socialisti.

Vincenzo Giordano fu cremato e l’anfora con le sue ceneri non fu neppure ammessa ad entrare in cimitero con grande protesta della vedova; e fino ad oggi, tranne un meschino tentativo, alla sua memoria non è stata intitolata neppure una strada importante della città.

Insomma, per certi versi, quando si scrive Giordano si può facilmente leggere Amatruda; per questo lo sforzo immane di Gaetano và sostenuto senza se e senza ma anche perché, diciamocelo con franchezza, Giordano non è stato dimenticato ma quasi cancellato dalla storia di questa città.      Ed è contro questo mostro, che si è fatto strada nell’immaginario collettivo, che Amatruda deve lottare con tutta la forza possibile. E’ passato davvero tanto tempo da quando un pomeriggio il professore venne nella mia redazione di Quarta Rete a Capezzano per farmi conoscere il giovanissimo Gaetano Amatruda e per invitarmi a lanciarlo nel mondo dell’informazione. Il resto venne da se e Gaetano seppe volare subito in alto.

Prof. Vincenzo Giordano

Il ricordo di Giordano, però, non può essere sintetizzato con la cronaca di quella infausta giornata e neppure con la sterile cronaca dell’arresto; per capire perché Giordano pur essendo assolutamente innocente finì dietro le sbarre della patrie galere bisogna ricostruire nei dettagli (ovviamente dal punto di vista giornalistico) lo stato dell’arte della politica di quegli ultimi mesi prima del clamoroso arresto.

La storia:

C’è una politica nella politica, questa semplice affermazione mi ha sempre e comunque accompagnato nei tantissimi anni di osservazione dei fatti e dei misfatti della politica salernitana. Nel senso che c’è sempre e comunque una politica occulta, una politica sotterranea, una politica sottobanco, una politica insinuante, una politica strisciante, insomma “una politica nella politica” che non conosce nessuno e che non sarà mai riconosciuta dagli stessi protagonisti che spesso finiscono per credere fermamente nelle loro stesse menzogne spacciate per verità. Per questo motivo dico e ribadisco che la storia non possono scriverla direttamente i protagonisti, fermo restante che ad esse possono e devono dare soltanto un contributo; il loro contributo senza mai pensare e credere di poterla condizionare. La storia è storia e va scritta dagli osservatori. Punto. Per circa vent’anni (anni 70 – 80 e parte dei 90) la politica provinciale è stata gestita ed utilizzata soltanto da due personaggi: Carmelo Conte (Partito Socialista Italiano) e Paolo Del Mese (Democrazia Cristiana), al di sopra di tutti. Entrambi, però, nel momento di maggiore difficoltà hanno cercato di venire a miti patti con l’altro, l’unico politico che dopo di loro ha gestito e sta gestendo da solo la politica salernitana. Difatti sia Conte che Del Mese, per motivi ed in tempi diversi, hanno cercato di allearsi con Vincenzo De Luca e sono sempre caduti nella trappola brutale del sindaco di Salerno che nel bruciare gli avversari è abilissimo. Una cosa strana ed alla quale i due non avevano mai dato il giusto peso: da soli riuscivano sempre e comunque a trovare una soluzione ai loro problemi politici ed interpersonali, invece quando singolarmente hanno cercato di patteggiare con De Luca sono rimasti sempre fregati. Tutti e tre insieme, però, diedero senza pietà il benservito a Vincenzo Giordano che agli inizi del ’93 appariva come un ostacolo per tutti e tre. Insomma l’uomo che aveva rappresentato “il male minore ma necessario” (parole di Conte al momento dell’elezione di Giordano a sindaco) in un contesto politico molto confuso e raffazzonato, l’uomo che per certi versi aveva rappresentato la chiave di volta per la sinistra, nell’ambito dell’accordo tra ex quarantiani e contiani, nella conquista del potere amministrativo della Città (come ha detto molto bene Pino Cantillo, il filosofo trombato da De Luca agli inizi del 1994) agli inizi del ’93 era diventato “un ostacolo insormontabile” per il nuovo cambio della guardia, il cambio che storicamente avrebbe lanciato De Luca verso il potere assoluto ma che in quel preciso contesto politico-giudiziario venne giocato sulla bilancia della politica come merce di scambio. In effetti entrambi i potenti del momento, Conte e Del Mese, cercarono di offrirlo in pasto a De Luca per snellire i loro problemi giudiziari che solo De Luca poteva risolvere (almeno nel loro immaginario !!). Le manovre che portarono al Consiglio Comunale del 22 maggio 1993 si basavano proprio su questo problema:

Caricatura di Vincenzo de Luca in atteggiamento di beffa (per Conte e Del Mese ?)

chi favoriva la scalata di De Luca a sindaco si salvava giudiziariamente. Vincenzo Giordano, molto verosimilmente, questo lo aveva capito benissimo ed ecco perché andò alla riunione in casa Conte al bivio di Santa Cecilia dove lo aspettavano anche De Luca e Antonio Bottiglieri. Se vogliamo dire la verità fino in fondo dobbiamo dire che (a ventotto anni di distanza dai fatti) sembra proprio che quell’incontro venne organizzato con l’intento di mascherare anche dinanzi a testimoni (Bottiglieri, ndr) l’estremo e finto tentativo di far recedere Giordano dalle sue posizioni di intransigente dimissionario. A quel punto, però, Giordano non si fidava più di nessuno, probabilmente aveva capito il gioco e andò alla riunione forte di una confidenza sottilmente passatagli passatagli dal Palazzo di Giustizia (per voce dell’avvocato Lorenzo De Bello, difensore di Giordano !!) che in cambio della conferma delle dimissioni gli veniva garantito il non arresto. Lo stesso Bottiglieri era sicuramente all’oscuro delle reali intenzioni di Conte e De Luca anche perché i due continuavano, sotto sotto, a guerreggiare trasversalmente nella speranza, poi, di aggredire ed annullare l’avversario. A conferma di ciò ci sono stati negli anni successivi altri episodi illuminanti di quanto De Luca sia tenacemente brutale contro tutti suoi avversari; ma così è la politica. Peccato che Conte e Del Mese non lo capirono e sacrificarono Giordano su un piatto d’argento anche se è facile oggi parlare con il senno di poi. Ci riuscì Vincenzo De Luca, forte delle alleanze in Tribunale, e per Carmelo Conte fu il tracollo inevitabile ed irreversibile. E Giordano ? Ma Giordano a quel punto poteva, e doveva, morire affogato nella sua stessa caparbietà; figurarsi se, con tutti i problemi che c’erano, i tre potevano interessarsi alla sorte del sindaco dimissionario. Nel breve volgere di pochi mesi De Luca riuscì a bruciare sia Conte che Del Mese anzi li aggredì a tal punto che l’opinione pubblica divenne cattiva nel pretendere la testa dei due politici rei, nell’immaginario collettivo, delle nefandezze più assurde. Nasce così, anche semplicemente e sullo scontro intestino tra Conte e Del Mese, prima con il voto di un inquisito (avv. Marco Siniscalco) e poi sull’onda del consenso popolare, il mito e l’epopea De Luca. Da quel momento Vincenzo Giordano sparì nei flutti dell’oblio e della dimenticanza, e Vincenzo De Luca è riuscito anche a cancellarlo dalla mente della maggioranza dei salernitani.

 

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