il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LA SANITA’ POST COVID

Dott. Nunzio Antonio Babino

 

dr. Nunzio Antonio Babino (già direttore sanitario ospedale di Polla)

SALERNO – La rapida diffusione dell’infezione causata dal coronavirus e la particolare gravità della malattia, così come manifestatasi nei mesi di marzo e di aprile, in tutte le Regioni d’Italia, anche se sono rimaste particolarmente colpite le Regioni del Nord, hanno evidenziato la necessità di potenziare soprattutto i servizi sanitari territoriali, più di quanto non si è fatto per il passato, che ha visto un Sistema sanitario italiano sempre più ridimensionato e in assoluta difficoltà a causa delle diminuite risorse finanziarie e di personale.

L’assistenza in emergenza Covid, almeno nei limiti dell’essenziale, è stata assicurata da tutti gli ospedali presenti sul territorio nazionale, nonostante la insensata chiusura di alcuni di essi. Tuttavia l’assistenza quasi esclusivamente ospedalo-centrica ha dimostrato tutti i suoi limiti in questi ultimi due mesi, soprattutto in Lombardia. Adesso più di prima si sente l’esigenza di potenziare i servizi sanitari territoriali, per dare risposte assistenziali valide ed efficaci sul territorio e a domicilio, evitando l’ospedalizzazione, nei casi possibili.

I Servizi sanitari, dopo il coronavirus e le esperienze che abbiamo vissuto, vanno radicalmente ripensati, soprattutto per quanto riguarda le competenze e le capacità dei distretti sanitari territoriali, istituiti a seguito della prima riforma sanitaria, ma che hanno avuto enormi difficoltà, non inferiori a quelle delle strutture ospedaliere, per adempiere alle loro importanti funzioni di prevenzione, di salute pubblica, di medicina generale, di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza a particolari fasce di popolazione, come gli anziani.

Ma c’è una ulteriore importante competenza del distretto sanitario territoriale, che finalmente potrà avere una concreta implementazione nel Vallo di Diano presso la struttura sanitaria di Sant’Arsenio. Mi riferisco alla Deliberazione della ASL Salerno n. 28 del 17 gennaio 2020, già fortemente sostenuta e di recente portata all’attenzione pubblica dall’Assessore regionale Corrado Matera.  Si tratta di un importante provvedimento di adeguamento strutturale ed impiantistico per la riqualificazione dell’ex Ospedale di Sant’Arsenio, nell’ottica di attuazione dell’Atto aziendale approvato dalla Regione Campania con D.C.A. 1/2017.

Gli interventi programmati costituiscono un passo in avanti importante per valorizzare e far rivivere la struttura di Sant’Arsenio, a seguito della cessazione delle attività di ricovero decisa dalla Direzione dell’Azienda Sanitaria Locale di Salerno, alcuni anni fa. Allora accadde anche perché la politica territoriale non seppe opporsi alle scelte aziendali, con adeguate e condivise iniziative politiche. Gli interventi sulla struttura, in fase di prossima realizzazione, sono finalizzati a dare a Sant’Arsenio un ruolo specifico, come presidio strategico del distretto sanitario, grazie alla forte volontà del nostro Assessore regionale Corrado Matera.

E’ il momento giusto per recuperare fiducia nella politica e mi auguro che tutti i Sindaci del Vallo di Diano sappiano condividere l’occasione che viene data, sostenendo la realizzazione nel nostro territorio di un “ospedale di comunità”, che concretizzerà nel nostro comprensorio un nuovo concetto di ospedalizzazione, da riservare ai cittadini che ne hanno bisogno. L’ospedale di comunità potrà garantire efficienza ed efficacia alle cure di competenza del distretto, in regime di assistenza affidata ai medici di medicina generale, che in questo modo nell’epoca post covid potranno essere realmente i protagonisti della continuità delle cure domiciliari, fondamentali per ridurre l’ospedalizzazione a Polla.

Il ruolo della medicina del territorio e quindi dei medici di medicina generale, è assolutamente determinante per contrastare efficacemente le malattie e tutelare la salute dei cittadini. La vicenda del coronavirus lo ha evidenziato anche in Lombardia, dove per questo virus inatteso è emersa una drammatica necessità di curare i malati a casa.  Invece è accaduto che tutti i pazienti sono stati ospedalizzati nelle strutture ospedaliere, cresciute nell’Italia del nord per una esagerata politica ospedalo-centrica, che ha concentrato, congestionato e resa estremamente difficile l’assistenza.

Ci auguriamo che, attraverso l’implementazione e il potenziamento delle attività dei distretti sanitari territoriali, per il futuro non emergeranno più le difficoltà evidenziate dal coronavirus. Nel sistema sanitario prossimo venturo, anche se il virus verrà sicuramente sconfitto, in epoca post covid, il ruolo delle strutture ospedaliere dovrà essere sempre più tutelato e specialistico, dedicato alle attività chirurgiche ed alle gravi malattie acute, con piena integrazione con le attività del distretto territoriale. L’ospedale di comunità si inserisce in questa ottica di potenziamento dell’assistenza.

Per la verità, il coronavirus venuto dalla Cina, nel giro di poche settimane, ci ha drammaticamente insegnato che, unitamente alle attività assistenziali dei distretti sanitari, anche le strutture ospedaliere per acuti dovranno essere ugualmente potenziate con nuove e maggiori risorse, per fronteggiare l’emergenza. Vi è un assoluto bisogno di potenziare il Sistema sanitario nel suo complesso, ripensandone l’organizzazione ed il funzionamento. Soltanto così gli ospedali potranno svolgere un ruolo sempre più efficiente e più efficacemente integrato con le attività del territorio.

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