il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VALLO DI DIANO : LA COOPERAZIONE COME RILANCIO DELLA AGRICOLTURA DELA CEMPANIA E MERIDIONE….

 

 

 

 

 

 

 

VALLO di DIANO – L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova l’agricoltura italiana anche se sta confermando il valore strategico del settore e ha retto bene o male all’emergenza, ma ne sta però mettendo a nudo tutte le debolezze. Sono in tanti a dire che un evento di dimensioni epiche come quello che sta vivendo il mondo intero non può essere affrontato con interventi normali, adesso può nascere un’occasione per riorganizzare e ripensare la struttura economica che vede la maggioranza della zootecnia e dell’agricoltura impegnati in pratiche poco sostenibili, dal punto di vista ambientale e sociale. Bisogna puntare su un concetto che l’alta economia considera poco: la comunità”.  Fare aggregazione è uno dei mantra della nostra agricoltura, eppure anche il mondo della cooperazione, che dell’aggregazione potrebbe essere l’icona, una via di uscita per un rilancio della economia agricola salernitata e meridionale in generale, ma per adesso rimane una via molto frammentata.
La difficoltà maggiore vissuta nel nostro paese è quella dell’idea che essere individualisti permette di fare scelte e portare avanti le proprie iniziative. In realtà questo ci mette in grave difficoltà quando si tratta di crescita, soprattutto nel settore agroalimentare. Oggi è dimostrato che laddove il modello di impresa sia quello cooperativo, non solo si ha certezza del reddito, ma anche quella di poter programmare un futuro.

Un esempio modello di cooperazione agricola e sociale, come racconta il Prof. Gennaro Scelza, nel suo libro “Val Calore” edito nel 1999, è stata la Cantina Sociale di Castel San Lorenzo, fondata, nel 1961, dai contadini, dagli agricoltori della valle del Calore, che credevano in un progetto, in un sogno, in cui la Cantina era l’elemento costituente della loro identità e delle loro radici, di vino, sangue e fierezza. La Cantina Sociale di Castel San Lorenzo è stata per molti anni il cuore pulsante dell’economia del territorio, che per quasi 60 anni è stata una delle cantine sociali più importanti della regione Campania, fino alla neocostituita società Nuova Val Calore srl. Ciò a dimostrazione che anche al Sud, le cose si possono fare e anche bene. La difficoltà di aggregazione, vissuta soprattutto nelle aree meridionali, non deve essere vista solo nell’ottica del singolo produttore: se andiamo ad analizzare il dato delle 5.200 cooperative, ci rendiamo conto che ne abbiamo poche e con altissimi fatturati al Nord, dove esiste una vera aggregazione con una sua forza, mentre al Sud troviamo moltissime cooperative, ma molto piccole. Qui c’è da fare un grandissimo lavoro: quello di aggregare non solo i produttori, ma le cooperative stesse, perché oggi è sempre più difficile posizionarsi come modello di impresa e confrontarsi con i mercati nazionali e internazionali se non si è strutturati e se non si ha l’efficienza per garantire quotidianamente una fornitura adeguata a tutti coloro che vogliano consumare un prodotto italiano

La convenienza per l’agricoltore è nella certezza di vendere tutto ciò che si coltiva, a differenza di chi è fuori da un sistema aggregato, che il più delle volte coltiva per un mercato che spesso non c’è. Il mondo cooperativo garantisce che tutto ciò che viene coltivato in base a un piano programmato, poi viene venduto evitando cosi anche l’abbandono dei terreni. All’agricoltore viene fornito tutto ciò di cui ha bisogno, ma nello stesso tempo è assistito attraverso figure professionali importanti, come agronomi, tecnologi, biologi… tutte figure necessarie in un sistema di filiera per dare più importanza e qualificazione al prodotto coltivato. Ci sono anche tanti aspetti nuovi e innovativi che stiamo mettendo in campo, a partire dall’acquisto in comune delle attrezzature. Non tutti possono permettersi la macchina per fare grandi raccolti o grandi lavorazioni e tocca alle cooperative fornirsi di un parco macchine capace di soddisfare le esigenze del socio. In campo finanziario ci sostituiamo al sistema del credito, grazie alla possibilità di ottenere come cooperativa un credito bancario a costi più bassi di quelli che dovrebbe sostenere il singolo agricoltore dando garanzie personali.  Questa difficoltà a fare gruppo è fondamentalmente legata ai diversi costi produttivi nei vari paesi e prodotti qualitativamente diversi. Il prodotto italiano è d’eccellenza e riconosciuto come tale in tutto il mondo dai consumatori: non vorremmo mai venisse confuso con quello di altri paesi europei, che fanno certamente buoni prodotti, ma non al livello di quelli italiani
L’altra grande difficoltà dell’agricoltura italiana sono i costi, non paragonabili a quelli degli altri paesi, anche europei che, o per le aziende più organizzate, o perché hanno investito le risorse comunitarie in maniera diversa da noi, oggi sono più competitivi sul mercato.
Quello da fare certamente, guardare, capire e imparare dagli altri. Quello che può fare la politica è posizionarsi meglio in Europa r tutelare di più i prodotti italiani. Subiamo molto le scelte europee perché negli anni passati abbiamo fortemente trascurato il ruolo dell’Europa, e rafforzare l’Italia rispetto agli altri paesi.. Se la politica farà delle scelte precise, potremo però certamente assumere posizioni in grado di mediare ciò che oggi stiamo subendo.

MICHELE D’ALESSIO

4 Commenti

  1. La cooperazione è utile anche in altri settori non solo in agricoltura….il boom economico ci fu anche grazie alle Coop..

  2. Se un tempo non si mirava ai profitti, ora le cooperative sono aziende come le altre. E così tramonta un pezzo di tradizione rossa…..cioe le cooperative rosse…

    • Caro Michele D’Alessio,mi congratulo con te per il tuo bellissimo lavoro sulla cooperazione e per aver citato il mio lavoro “VAL CALORE….” come esempio da seguire. Ti ringrazio.E’ certo un esempio che 24 uomini “ardimentosi” vollero attuare,al di sopra delle diverse posizioni politiche,per il bene collettivo.Tali uomini non ebbero dubbi o esitazioni e,desiderosi di uscire da situazioni problematiche nella commercializzazione del prodotto vino che,di anno in anno,diventava sempre più penalizzante,firmarono l’atto di fideiussione,impegnando tutti i loro averi per avere i finanziamenti necessari: 200milioni. Attuarono,così, “la cattedrale nel deserto” e partirono.La prima vendemmia (21/9/1968) fu salutata con la morte del suo primo ardimentoso,un comunista,un idealista,un agitatore:Carmine “re Meo” o, meglio, Carmine PEPE che,con PEDUTO Mario Antonio,con MUCCIOLO Antonio,con Peduto Giovanni e con altri ancora,seppe farsi interprete dei “DESIDERATA” delle gente e coinvolgere, il Presidente DONATO RICCIO,figura emblematica per carisma, all’ardua impresa per la costituzione della Cooperativa VAL CALORE ,che segnò un cammino che,di anno in anno e fino ai 60 anni di durata,s’illuminò di progresso e di conquiste commerciali nazionali ed internazionali.Certamente è un glorioso esempio di progresso da imitare.Chi è animato dalla volontà di progresso della sua terra può leggere il mio volume.ove sono segnati tutti i momenti gloriosi e i momenti incerti,ma sempre alimentati dalla tenacia di uomini positivi che hanno saputo affrontare ,a testa alta, tutte le tempeste ed uscirne vincitori.
      Ti saluto caramente.Gennaro Scelza.

  3. Ringrazio il Prof. Scelza Gennaro, per i complimenti, persona e uomo di una vasta cultura. Grazie per il esaustivo e prezioso commento, che io ritengo sia una pregevole testimonianza, una vera e propria documentazione vivente, visto che Voi siete stato parte attiva della cooperativa….Complimenti per i vostri scritti….

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