il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VALLO DI DIANO: IL RILANCIO DELL’AGRICOLTURA NON PUO’ FARE A MENO DEI GIOVANI

 

- Michele D”Alessio

 

Per avere basi solide il rilancio dell’agricoltura deve riuscire a coinvolgere le nuove generazioni, il ricambio generazionale in ambito agricolo. In questi mesi il paese Italia, ha riscoperto la centralità e l’importanza del settore primario per l’intera comunità nazionale e per l’economia. Considerata troppo spesso come scelta di ripiego, l’imprenditoria agricola può al contrario costituire una prima opzione per le nuove generazioni, che hanno l’opportunità di coniugare antiche tradizioni e nuove tecnologie per praticare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e dell’uomo.                                                                                                                     Per diffondere una nuova consapevolezza, agricoltura e ambiente dovrebbero inoltre entrare a far parte delle materie di studio sin dalle scuole elementari e medie. Insegnare ai bambini cos’è un ciclo colturale significa infatti far apprendere loro anche il corretto utilizzo delle risorse naturali e il rispetto per il pianeta. Insegnare fin da piccoli, cos’è l’agricoltura e le sue risorse.

In un intervento sul noto informatore americano del New York Times, la ministra Teresa Bellanova ha ricordato che l’agricoltura è il settore dove le nuove generazioni possono trovare un futuro. Sono parole incoraggianti a cui ci auguriamo seguano misure per facilitare l’ingresso dei giovani italiani nel settore primario.

Anche secondo la Commissione europea la futura Pac deve proporsi di “promuovere lo sviluppo delle aree rurali, aiutando le nuove generazioni a esercitare questa professione”. Per includerle nella nuova agricoltura, è però necessaria un’azione a tutti i livelli: una politica europea incisiva integrata da strumenti adeguati a livello nazionale, come per esempio norme più flessibili in materia di fiscalità e successioni.

L’occupazione e il crescente ruolo dei giovani, soprattutto sul versante dell’occupazione – in parte anche dei redditi per addetto – che negli ultimi anni si registrano le performance migliori del settore agricolo italiano e meridionale, ben oltre il tradizionale modello interpretativo che tende a vederlo come serbatoio di manodopera e/o come settore di primo assorbimento dell’immigrazione (su questo fronte è davvero benvenuta la disciplina di contrasto ai fenomeni di caporalato). Il miglioramento non solo quantitativo, ma anche qualitativo dell’occupazione agricola è testimoniato dal ruolo sempre più importante che vi svolgono i giovani. Tali fenomeni dovrebbero trovare terreno fertile in una situazione in cui, negli ultimi anni, l’agricoltura ha assunto un ruolo non marginale nella creazione di nuovi posti di lavoro. La ritrovata consapevolezza del valore della terra e le domande che la società civile esprime in termini di sostenibilità e sicurezza alimentare, portano con sé una rinnovata attenzione al settore agricolo, anche in termini di progetti di vita e di attività imprenditoriale da parte di giovani. La crescita delle immatricolazioni alle Facoltà di Agraria – a fronte di una forte riduzione in tutti gli altri ambiti – insieme alla buona dinamica della componente giovanile dell’occupazione, specie in agricoltura e specie al Mezzogiorno, testimonia questa rinnovata attenzione e rappresenta il principale elemento di fiducia sull’impulso che questo settore può dare al progresso economico e civile del Paese e del Mezzogiorno in particolare. Nonostante questi andamenti incoraggianti sul fronte dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro agricolo, l’inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale, per cui il numero delle aziende condotte da giovani continua a ridursi.

Si tratta di un fenomeno preoccupante, che peraltro accomuna molti Paesi UE, e a cui le Istituzioni nazionali e sovranazionali stanno tentando di rispondere con le misure dedicate al primo insediamento nell’ambito della politica di sviluppo rurale e con le politiche di sostegno e detassazione dell’imprenditoria giovanile.                                                                                             In queste settimane di emergenza, molti imprenditori agricoli ricordano che è necessaria formazione ed esperienza per acquisire le competenze e le professionalità indispensabili per l’agricoltura moderna, e che molti italiani si stanno impegnando per imparare questo mestiere, anche per hobby. Spetta ora al Governo e all’Unione europea far sì che questo nuovo anelito possa trovare uno sbocco concreto.

 

 

4 Commenti

  1. Sono 57.083 le imprese agricole italiane condotte da under 35 e 210.402 le realtà guidate da donne, una quota rispettivamente del 7,7% e del 28,4% sul totale dello stock di imprese iscritte al registro camerale a fine 2019. E’ quanto è emerso oggi a Roma a ‘Seminiamo il futuro’ con Ismea ed il ministro Bellanova.

    https://www.agricultura.it/2020/02/19/giovani-in-agricoltura-crescono-del-15-negli-ultimi-cinque-anni-le-donne-valgono-il-284-del-settore/

    DONATO M -AGRONOMO

  2. I giovani agricoltori ricevono aiuto per far decollare la loro attività con sovvenzioni all’avvio, sussidi al reddito e altre forme di sostegno come la formazione supplementare.

  3. Complimenti Direttore Bianchini, per questi articoli sulla agricoltura…..anche se dovrebbero essere piu approfonditi e specifici….

  4. Una finestra con vista su un futuro tutto da disegnare. Imprenditoria giovanile in agricoltura, tra innovazione e cambiamento.

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