il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

BIONDI: l’uomo d’altri tempi che osò sfidare il pool mani pulite !!

 

Aldo Bianchini

avv. Alfredo Biondi

SALERNO – Non l’avesse mai fatto, o meglio non avesse mai tentato i farlo; alludo al “decreto Bion di” che una stampa bacchettona e sottomessa ai giudici e una popolazione assetata di giustizialismo contro i “mostri del potere” (politici, ndr !!); un decreto per colpa del quale l’eccellente avvocato penalista Alfredo Biondi passerà alla storia come l’uomo del “decreto salva ladri”.

Era il 13 luglio del 1994 e la marea di tangentopoli stava per travolgere governo Berlusconi (come poi lo travolse con l’avviso di garanzia in piena riunione dei sette grandi a Napoli per parlare appunto di legalità) dopo appena tre mesi dal suo insediamento e dopo una vittoria assolutamente inaspettata dell’intero centro destra; ebbene quel mercoledì di tanti anni fa Biondi (ministro di grazia e giustizia) propose al governo che accettò il decreto che scatenò l’ira del “pool mani pulite” di Milano; gli eroi di quella stagione, si presentarono in tivvù, a reti unificate, davanti al Paese per leggere un documento in cui chiedevano d’essere destinati ad altri incarichi. Una sorta di atto di insubordinazione istituzionale che è rimasto nella storia della seconda repubblica che essi stessi contribuirono ad abbattere.

Il decreto Biondi altro non era se non la maniera più spicciola, e neanche tanto segreta, di abolire la custodia cautelare per i reati finanziari (tra cui la corruzione e la concussione) e provava a togliere la benzina dagli interrogatori durissimi, ed ai limiti della legalità istituzionale ed umana, da parte dei pm alle tantissime persone arrestate in quella lunga e disastrosa stagione.

Ma non passò e il presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro (uno dei più nefasti per il nostro Paese) costrinse il governo a ritirarlo dando praticamente ai magistrati inquirenti tutti i super poteri che oggi ancora esercitano anche in maniera orribile come dimostra il cosiddetto “caso Palamara”.

Oggi, ma soltanto dopo la sua morte, un po’ tutti cercano di correggere il tiro e di ammettere, con il senno di poi, che in fondo il decreto “salva ladri” era soltanto una manifestazione di civiltà e di garanzia giuridica; troppo tardi, Alfredo Biondi riposa in pace e dall’alto dei suoi novantadue anni vissuti su questa terra se la ride con una certa amarezza.

Chi era Alfredo Biondi ?: storico leader del Partito liberale, quattro volte vicepresidente della Camera, ministro della Giustizia con Berlusconi, morto ora a 91 anni e lunedì ne avrebbe compiuti 92.  Era nato il 29 giugno del 1928, a Pisa, ma si sentì più che altro genovese. Credette (come Vertone, Pera, Colletti, Urbani, Martino) in Forza Italia come partito liberale di massa, ma senza nascondersi mai che “anche nel centrodestra l’eccesso di liberalismo non è gradito”. E in più, diceva Biondi sorridendo da ironico sapiente, “ai partiti servono i signorsì, e io non lo sono, e non sono neppure l’uomo giusto perché non ho la silhouette di tante belle deputate”. E meno male che nel ’94 non c’era ancora il femminismo esasperato; dopo quella frase oggi (come è accaduto alla Camera con Sgarbi) gli avrebbero dato addosso di brutto.

Silvio Berlusconi stringe la mano ad Alfredo Biondi

L’ho incontrato per la prima ed unica volta sabato 16 luglio 1994 Roma ad un incontro pubblico organizzato da “La Vela” (il primo partito fondato insieme da Casini e Mastella, prima ancora del CCD-Centro Cristiano Democratico) al quale sarebbe intervenuto il premier Silvio Berlusconi; quel giorno il teatro Olimpico era stracolmo di gente e di autorità; io capitai in seconda fila come giornalista accreditato; in prima fila sedevano diversi ministri tra i quali Alfredo Biondi che occupava proprio la poltrona davanti a me.

La stampa nazionale ed internazionale era tutta presente; si aspettava la risposta di Berlusconi alla durissima presa di posizione dei PM (avallata dal presidente Scalfaro); e la risposta altrettanto durissima non mancò. Come non mancarono gli applausi a scena aperta e le ovazioni da stadio verso il leader maximo.

Davanti a me c’era, ripeto, il ministro di grazia e giustizia dal quale mi sarei aspettato un atteggiamento più consono al ruolo di “guardasigilli”; Alfredo Biondi si scatenò in un tifo infernale in favore del suo leader soprattutto nei momenti in cui attaccava pesantemente la magistratura. Pensai fosse soltanto il frutto di una reazione emotiva a quanto gli era accaduto tre giorni prima con  la rivolta dei PM di mani pulite di Milano.

Invece era una rabbia consolidata nel tempo (già era stato ministro e faceva l’avvocato da troppo tempo per non sapere come funzionava la malagiustizia).

Tentai di dirgli che mi sentivo inquietato da quel suo atteggiamento da curva nord; da un ministro mi aspettavo serenità e sobrietà an che in momenti difficili; mi rispose seccamente e laconicamente che gli italiani si sarebbero pentiti per averlo frettolosamente considerato un alleato dei ladri.

Aveva ragione.

 

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