il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PER NON DIMENTICARE PAOLO BORSELLINO : CHE HA DEDICATO LA SUA BREVE ESISTENZA UMANA AD UNA BATTAGLIA TOUT – COURT PER LA LEGALITA ‘

 

Avv. Alberto de Marco

PER NON VANIFICARE IL SACRIFICIO DEI TANTISSIMI EROI CHE HANNO SACRIFICATO LA LORO BREVE ESISTENZA UMAMA : IL GENERALE DEI CARABINIERI, CARLO ALBERTO DALLA CHIESA; I GIORNALISTI PEPPINO IMPASTATO ED ENZO SIANI; I GIUDICI, ROCCO CHINNICI, ROSARIO LIVATINO; GIOVANNI FALCONE; PAOLO BORSELLINO; IL SACERDOTE DON GIUSEPPE DIANA; ETC….. BISOGNA “IN PRIMIS”, MORALIZZARE LA PUBBLICA  AMMINISTRAZIONE  E GLI ORGANI ISTITUZIONALI, NONCHE‘ TUTTI  GLI ALTRI LUOGHI DELLA SOCIETA’ …..IN TUTTI QUESTI ANNI NON E’ CAMBIATO NULLA NELLA CLASSE POLITICA E NEGLI ORGANI ISTITUZIONALI PERCHE’ ALL’IMMORALITA’ E ALL’ ILLEGALITA’, SI E’ AGGIUNTO UN ALTRO VALORE, IN PARTICOLARE NELLA CLASSE POLITICA, QUELLO DELL’ IPOCRISIA. A TALE PROPOSITO E’ AUSPICABILE CHE I POLITICI E GLI ORGANI ISTITUZIONALI EVITINO NELLA GIORNATA DI OGGI, 19 LUGLIO 2020, LE CONSUETE “PASSERELLE” !  NON POSSIAMO PUNTARE IL DITO SOLTANTO SUL PARTITO DI BERLUSCONI, MA ANCHE SUI MOVIMENTI CHE UTILIZZANO LE PAROLE : ONESTA ‘ …. ONESTA ‘…. ONESTA ‘, MA DIVERSAMENTE SI ADOPERANO PER CONSERVARE “LO STATUS QUO” DELL’ IMMORALITA’ NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E NEGLI ORGANI ISTITUZIONALI, PERCHE’ NON E’ CAMBIATA LA LOGICA DELLA POLITICA, CHE CONSIDERA IL SUO OPERATO UN MESTIERE E NON UN SERVIZIO PER LA COLLETTIVITA ‘. CARI CITTADINI LA COLPA E’ ANCHE NOSTRA, QUANDO CI SARANNO LE ELEZIONI DEI POLITICI NON BISOGNA LASCIARSI PIU’ CONDIZIONARE NELLA SCELTA DEI CANDIDATI DALL’IDEOLOGIA POLITICA, MA DALLA LORO PROFESSIONALITA ‘ E SOPRATTUTTO DAI LORO VALORI MORALI, ANCHE SE NON E ‘ FACILE TROVARE LE PERSONE GIUSTE, BISOGNA PONDERARE BENE LA SCELTA, PER ASSICURARE UN FUTURO ALLA NOSTRA SOCIETA ‘.

IL PRESIDENTE DELL’ ASSOCIAZIONE AMICI DI TOTO ‘ … A PRESCINDERE ! – ONLUS E DELLA FONDAZIONE AMICI DI TOTO’….. A PRESCINDERE ! E VICE PRESIDENTE
DELLA FONDAZIONE DUILIO PAOLUZZI, IL P. AVV. ALBERTO DE MARCO

L’ULTIMA LETTERA DEL GIUDICE PAOLO BORSELLINO RIMASTA INCOMPIIUTA, ANCORA OGGI E’ UTILE PER UNA SALUTARE RIFLESSIONE DA PARTE DEI GIOVANI, MA SOPRATTUTTO DELLA CLASSE POLITICA E DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI

IL 19 LUGLIO 2020 RICORRONO 28 ANNI DALLA STRAGE DEL GIUDICE PAOLO BORSELLINO, UNO DEI TANTISSIMI EROI, CHE HANNO SACRIFICATO LA LORO BREVE ESISTENZA UMANA E CHE PURTROPPO VEDONO NEL TEMPO VANIFICARE IL LORO SACRIFICIO.

LA VERITA ‘ E LA LEGALITA’ SONO OGGI PRINCIPI MORALI, CHE CARATTERIZZANO, LA CLASSE POLITICA E GLI ORGANI ISTITUZIONALI ?

Un salto nel passato. È il 19 luglio 1992, sono le ore 5 del mattino. Paolo Borsellino si sveglia, probabilmente fa una rapida colazione e subito dopo prende carta e penna e comincia a scrivere questa lettera, quella che tra poco riporteremo. Sarà la sua ultima lettera, perché alle 17 dello stesso giorno in via D´Amelio scoppierà la bomba che porrà fine alla propria vita. Una lettera la cui destinataria è una Docente, la professoressa di un liceo di Padova, istituto che il Magistrato avrebbe dovuto visitare alcuni mesi prima, cosa che, a causa dei suoi numerosissimi impegni, non gli era stata possibile. Probabilmente la professoressa se ne era lamentata, di sicuro aveva più volte tentato di raggiungerlo telefonicamente presso la Procura di Marsala, ma senza alcun esito utile, essendo stato nel frattempo Paolo Borsellino trasferito alla Procura di Palermo. E Paolo Borsellino, da gran signore, da Magistrato tra i più ascoltati d’Italia, non stimava tale sua condizione porlo in un gradino superiore rispetto ad ogni altra persona, se ne era fatto un cruccio. Gentile professoressa, sono amareggiato con i suoi studenti per questo mio infortunio, per non essere riuscito ad essere presente come promesso. Queste le prime parole di una lettera che è un documento straordinario, che dovrebbe essere letta in ogni scuola, ed anche ai corsi di formazione per magistratura. “Gentilissima” Professoressa, uso le virgolette perché le ha usate lei nello scrivermi, non so se per sottolineare qualcosa e “pentito” mi dichiaro dispiaciutissimo per il disappunto che ho causato agli studenti del suo liceo per la mia mancata presenza all’incontro di Venerdì 24 gennaio. Intanto vorrei assicurarla che non mi sono affatto trincerato dietro un compiacente centralino telefonico (suppongo quello della Procura di Marsala) non fosse altro perché a quell’epoca ero stato già applicato per quasi tutta la settimana alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, ove poi da pochi giorni mi sono definitivamente insediato come Procuratore Aggiunto. Se le sue telefonate sono state dirette a Marsala non mi meraviglio che non mi abbia mai trovato. Comunque il mio numero di telefono presso la Procura di Palermo è 091/***963, utenza alla quale rispondo direttamente. Se ben ricordo, inoltre, in quei giorni mi sono recato per ben due volte a Roma nella stessa settimana e nell’intervallo, mi sono trattenuto ad Agrigento per le indagini conseguenti alla faida mafiosa di Palma di Montechiaro. Ricordo sicuramente che nel gennaio scorso il dr. Vento del Pungolo di Trapani mi parlò della vostra iniziativa per assicurarsi la mia disponibilità, che diedi in linea di massima, pur rappresentandogli le tragiche condizioni di lavoro che mi affliggevano. Mi preannunciò che sarei stato contattato da un Preside del quale mi fece anche il nome, che non ricordo, e da allora non ho più sentito nessuno. Il 24 gennaio poi, essendo ritornato ad Agrigento, colà qualcuno mi disse di avere sentito alla radio che quel giorno ero a Padova e mi domandò quale mezzo avessi usato per rientrare in Sicilia tanto repentinamente. Capii che era stato “comunque” preannunciata la mia presenza al Vostro Convegno, ma mi creda non ebbi proprio il tempo di dolermene perché i miei impegni sono tanti e così incalzanti che raramente ci si può occupare di altro. Spero che la prossima volta Lei sarà così gentile da contattarmi personalmente e non affidarsi ad intermediari di sorta o a telefoni sbagliati ….Oggi non è certo il giorno più adatto per risponderle perché frattanto la mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho tempo da dedicare neanche ai miei figli, che vedo raramente perché dormono quando esco da casa ed al mio rientro, quasi sempre in ore notturne, li trovo nuovamente addormentati. Ma è la prima domenica, dopo almeno tre mesi, che mi sono imposto di non lavorare e non ho difficoltà a rispondere, però in modo telegrafico, alle Sue domande. 1) Sono diventato giudice perché nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalle necessità di inseguire i compensi dei clienti. La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile per dare sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica, non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso. Fui fortunato e divenni Magistrato nove mesi dopo la laurea (1964) e fino al 1980 mi occupai soprattutto di cause civili, cui dedicavo il meglio di me stesso. E’ vero che nel 1975 per rientrare a Palermo, ove ha sempre vissuto la mia famiglia, ero approdato all´Ufficio Istruzione Processi Penali, ma ottenni l´applicazione, anche se saltuaria, ad una Sezione Civile e continuai a dedicarmi soprattutto alle problematiche dei diritti reali, delle dispute legali, delle divisioni ereditarie etc. Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Giudice Rocco Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovanni Falcone e sin da allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi. Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressocché esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista perché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta. 2) La DIA è un organismo investigativo formato da elementi dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza e la sua istituzione si propone di realizzare il coordinamento fra queste tre strutture investigative, che fino ad ora, con lodevoli ma scarse eccezioni, hanno agito senza assicurare un reciproco scambio di informazioni ed un’auspicabile, razionale divisione dei compiti loro istituzionalmente affidati in modo promiscuo e non codificato. La DNA invece è una nuova struttura giuridica che tende ad assicurare soprattutto una circolazione delle informazioni fra i vari organi del Pubblico Ministero distribuiti tra le numerose circoscrizioni territoriali.

Sino ad ora questi organi hanno agito in assoluta indipendenza ed autonomia l´uno dall´altro, indipendenza ed autonomia che rimangono nonostante la nuova figura del Superprocuratore, ma anche in condizioni di piena separazione, ignorando nella maggiore parte dei casi il lavoro e le risultanze investigative e processuali degli altri organi anche confinanti, e senza che vi fosse una struttura sovrapposta delegata ad assicurare il necessario coordinamento e ad intervenire tempestivamente con propri mezzi e proprio personale giudiziario nel caso in cui se ne ravvisi la necessità. 3) La mafia (Cosa Nostra) è un’organizzazione criminale, unitaria e verticisticamente strutturata, che si contraddistingue da ogni altra per la sua caratteristica di “territorialità”. Essa e suddivisa in (famiglie), collegate tra loro per la comune dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono ad esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso esercita, deve esercitare, legittimamente, lo Stato. Ciò comporta che Cosa Nostra tende ad appropriarsi delle ricchezze che si producono o affluiscono sul territorio principalmente con l´imposizione di tangenti (paragonabili alle esazioni fiscali dello Stato) e con l´accaparramento degli appalti pubblici, fornendo nel contempo una serie di servizi apparenti rassembrabili a quelli di giustizia, ordine pubblico, lavoro etc, che dovrebbero essere forniti esclusivamente dallo Stato. E’ naturalmente una fornitura apparente perché a somma algebrica zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia è soddisfatta dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso che la tutela dalle altre forme di criminalità (storicamente soprattutto dal terrorismo) è fornita attraverso l´imposizione di altra e più grave forma di criminalità. Nel senso che il lavoro è assicurato a taluni (pochi) togliendolo ad altri (molti). La produzione ed il commercio della droga, che pure hanno fornito Cosa Nostra di mezzi economici prima impensabili, sono accidenti di questo sistema criminale e non necessari alla sua perpetuazione.                   Il conflitto inevitabile con lo Stato, con cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) è risolto condizionando lo Stato dall’interno, cioè con le infiltrazioni negli organi pubblici che tendono a condizionare la volontà di questi perché venga indirizzata verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di quelli di tutta la comunità sociale. Alle altre organizzazioni criminali di tipo mafioso (camorra, “ndrangheta”, Sacra Corona Unita etc.) difetta la caratteristica dell’unitarietà ed esclusività. Sono organizzazioni criminali che agiscono con le stesse caratteristiche di sopraffazione e violenza di Cosa Nostra. ma non hanno l´organizzazione verticistica ed unitaria. Usufruiscono inoltre in forma minore del “consenso” di cui Cosa Nostra si avvale per accreditarsi come istituzione alternativa allo Stato, che tuttavia con gli organi di questo tende a confondersi”. 4) ….la lettera è rimasta incompiuta.

Paolo Borsellino

 

 

 

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