il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

AGRICOLTURA: IL SENATO NON VIETA, ANCORA, IL GLIFOSATO (SECCA TUTTO) PER LE COLTIVAZIONI

 

Michele D’Alessio

Il 22 luglio, il Senato sceglie di non decidere di prolungare l’utilizzo del glifosato, in agricoltura, nonostante sia stato dimostrato la nocività del prodotto. A Palazzo Madama, infatti, sono state votate e approvate quattro mozioni sul micidiale erbicida. Solo che due puntavano all’eliminazione (primi firmatari, rispettivamente, Saverio De Bonis del Gruppo Misto e Sandra Lonardo di Fi) e le altre, firmate dalla farmacologa e biologa dell’Università Statale di Milano, Elena Cattaneo (Per le Autonomie) e da Rosellina Sbrana (Lega-Salvini Premier) al mantenimento dell’erbicida. In risposta ai quattro onorevoli, il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha espresso parere favorevole sulle mozioni dei senatori De Bonis e Cattaneo (la prima sostenuta anche da Loredana De Petris di LeU, la seconda dalla presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger), a condizione di riformulazioni, mentre ha accolto senza condizioni le mozioni di Fi e L-Sp. La decisione di approvare le quattro mozioni ha, di fatto, evitato di vincolare il governo allo stop all’erbicida, raccogliendo in qualche modo l’appello della senatrice a vita Cattaneo (la cui mozione è passata senza il voto del Movimento 5 stelle) a “usare le evidenze scientifiche e non la paura nelle scelte politiche sull’utilizzo del glifosato”. E questo a un mese dall’accordo da quasi 11 miliardi di dollari raggiunto da Bayer per per risolvere quasi 100mila azioni legali (restano 25mila richieste di risarcimento) negli Stati Uniti sul Roundup, il diserbante di Monsanto a base di glifosato accusato di causare il cancro. La mozione chiede anche di valutare la possibilità di emanare una circolare che vieti la presenza di glifosato in tutte le stive di grano importato, anche se già sdoganato in altri porti europei, e a disporre, di conseguenza, l’intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia, dove sbarcano la maggior parte delle navi contenenti grano duro proveniente dagli Stati Uniti e dal Canada, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria. L’on. Sbrana chiede iniziative volte a un utilizzo più responsabile dei fitofarmaci in agricoltura e a potenziare, anche presso i punti di stoccaggio sul territorio, il sistema dei controlli per i residui di fitofarmaci “con particolare attenzione ai prodotti destinati all’alimentazione umana importati da Paesi terzi per i quali sia possibile verificare il loro trattamento con glifosato oltre la soglia consentita in ambito europeo”.                                                                             Ricordiamo, che il prodotto chimico “ glifosato”, che in agricoltura viene chiamato anche “Secca tutto” per la sua letale azione,  è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo. A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica, di fondamentale importanza, di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomifittoni carnosi, ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati. L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni. Il glifosato interrompe la via metabolica responsabile della sintesi di fenilalanina, tirosina e triptofano (via dello shikimato), inibendo la sintesi dell’3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferasi, enzima necessario alla sopravvivenza della pianta. La mozione della scienziata-senatrice ha destato scalpore e sollevato proteste. In particolare contro la mozione, definita “inquietante”, si sono scagliati gli scienziati dell’Isde (Istituto internazionale medici per l’ambiente).                                             La firma sul documento diramato qualche giorno fa è di Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna. “Ci chiediamo come sia possibile che – si legge nel testo -, mentre a livello internazionale, soprattutto in Europa, sempre più si va verso pratiche agronomiche in grado di conciliare salubrità dell’ambiente, qualità delle acque, fertilità del suolo, biodiversità con qualità del cibo e salute umana, ci sia ancora qualcuno che tenta di difendere il modello agricolo industriale basato sulla chimica, di cui proprio il glifosato è il tragico vessillo”.                                                                                            Nel Parco del Cilento, una delibera del gennaio 2018, vieta completamente l’impiego del glifosato nell’intera area protetta, aree agricole comprese.

Se sul glifosato l’Europa appare paralizzata, a sud di Salerno nel Parco nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni – un territorio di 1.810 km quadrati che comprendente 80 comuni “Una decisione –  ci spiega Tommaso Pellegrino, il presidente del Parco del Cilento – che prima di tutto ha a che fare con la volontà di tutelare la salute dei nostri cittadini e la salubrità del territorio. Il fatto è che sul glifosato al momento la comunità scientifica internazionale non ha una posizione univoca.  C’è stato però un Ente di tutto rispetto,  l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro  che nel 2015  ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno”. E quindi è proprio in base al principio di precauzione che dobbiamo metterlo al bando. Inoltre non possiamo dimenticare che il territorio del Parco del Cilento ha una forte e significativa vocazione agricola e la decisione di vietare l’impiego di questo erbicida sarà un ulteriore strumento per tutelare e valorizzare la nostra produzione agroalimentare, basata soprattutto sui prodotti tipici della dieta mediterranea.”

 

2 Commenti

  1. Come si fa ad autorizzare un prodotto così velenoso, c’ è ancora gente che non si rende conto della pericolosità …e il DDT del 2000…

  2. la cosa che più ci preoccupa è la deriva ideologica, non scientifica, su cui talvolta si prendono le decisioni in materia di cibo e agricoltura. Siamo consapevoli che le paure delle persone vanno tenute in seria considerazione e rispettate

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