il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Pioggia di denaro sulla sanità privata in Campania

 

Dr. Giovanni Abbruzzese

NAPOLI – Rimborsati dalle ASL della Campania i posti letti messi a disposizione dalla Sanità Privata a prescindere dalle reali prestazioni effettuate per l’emergenza COVID-19. In due precedenti articoli apparsi su questo giornale ho trattato il tema della sanità pubblica e privata affermando e dimostrando come le risorse sottratte alla sanità pubblica nell’ultimo decennio ( pari a circa 37 miliardi di cui 25 solo nel periodo 2010-2015) avessero tolto posti letto a personale medico e infermieristico nelle strutture pubbliche del SSN. La pandemia da Coronavirus , che ovviamente ha colto un S.S.N. impreparato a tale emergenza, non ha fatto altro che evidenziare tali carenze e una impreparazione nella gestione della disponibilità di posti letto. Per tale ragione si è dovuto ricorrere alle strutture della Sanità privata a mezzo protocollo d’intesa tra le Regioni e AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata). Anche la Regione Campania, in data 28 marzo 2020, ha sottoscritto questo protocollo per far fronte all’elevato impatto di saturazione degli standard assistenziali ospedalieri pubblici a seguito dell’emergenza COVID-19. Non metto in discussione la necessità di provvedere ad un accordo con la sanità privata per le esigenze assistenziali per i pazienti COVID-19, sia per degenza ordinaria, sia di sub-intensiva che di terapia intensiva. Quello che viene messo in discussione è il contenuto del protocollo d’intesa dove viene stabilita una remunerazione non in base alle prestazioni svolte ma per la disponibilità dei posti letti concordati tra la Regione e l’AIOP Campania, attraverso le Case di Cure associate. Per capirne di più entriamo nel merito dell’accordo e dato che tutte le Regioni hanno dovuto ricorrere alle case di Cure private ,vediamo quali le differenze di comportamento nella remunerazione. L’art.7 di tale accordo ha previsto per le Case di cura che accolgono pazienti Covid e non Covid una remunerazione differenziata per tre diverse tipologie di accoglienza così definite: degenza in terapia intensiva, degenza in terapia sub intensiva e degenza che necessita prestazioni medico chirurgiche di tipo urgente. Accendendo ora i riflettori sulla remunerazione scopriamo che viene riconosciuta alla case di Cure nella misura del 95% di un dodicesimo del budget concordato , a prescindere dal valore della reale produzione. Tradotto in termini più semplici, significa che una Casa di cura che ha sottoscritto un protocollo per la disponibilità di 50 posti letto nelle tre diverse tipologie sopra descritte,otterrà , comunque, una remunerazione per il solo fatto della messa a disposizione dei posti letto. Un caso concreto è avvenuto a Salerno dove la Casa di cura “Clinica Tortorella” pur attivando il Fondo di integrazione salariale per 139 dipendenti ha sottoscritto l’accordo con la Regione Campania. Ancora più eclatante il caso di Benevento dove sono stati pagati oltre 3 milioni di euro per solo tre pazienti curati. Su questo caso è stato presentato esposto alla Corte dei Conti e la Finanza che sta indagando sull’ipotesi di finanziamento illecito. Aperte , poi, più di una indagine da parte della Procura di Napoli sui lavori in emergenza per l’Ospedale di Napoli , Caserta e Salerno che hanno fatto lievitare gli appalti dai 19 milioni iniziali progettati a oltre 25 milioni. Seguiremo gli sviluppi e chi sa che non influiscano in maniera determinante sulle prossime elezioni Regionali dove gli avversari del Governatore De Luca , dal Centro-Destra al M5 Stelle, ne faranno l’argomento principale della loro campagna elettorale. Un’ultima riflessione su un ritorno alla Sanità pubblica gestita dallo Stato e non dalle Regioni che ritengo necessaria. Tutte le Regioni hanno stipulato accordi con la Sanità privata per la messa a disposizione di posti letto ma non tutte si sono comportate alla stessa maniera . Cito la Regione Lazio che pur avendo sottoscritto un accordo con le strutture private ha previsto una remunerazione del 70%. Questa discrezionalità tra Regione e Regione nella gestione del denaro pubblico mi sembra eccessiva ed è questa una santa ragione per un ritorno, anche e soprattutto dopo la gestione del Coronavirus, alla Sanità Pubblica che metta fine alla disparità di trattamento tra i pazienti di serie A (ricoveri in strutture private, sempre pagate dal SSN ) e pazienti di serie B ( ricoveri in strutture Pubbliche). Un augurio che ritengo possa essere condiviso soprattutto da chi, come me, ritiene che la riforma della legge n.833/1978 , che ha dato autonomia ai sistemi sanitari regionali, abbia per noi meridionali creato una ulteriore disuguaglianza , oltre a quella economica, anche quella sanitaria.

 

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