Bonus INPS: la ridicola audizione del presidente Tridico … nessun accenno al prezzo probabilmente pagato per l’elenco riservato ?

 

Aldo Bianchini

Il presidente dell'INPS Pasquale Tridico

SALERNO – Ridicola, semplicemente ed assurdamente ridicola. Abbiamo assistito ad una delle sceneggiate peggiori di tutta la storia della Repubblica Italiana.

Alludo all’audizione in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati di Pasquale Tridico (superfluo ripetere il titolo di “prof”), presidente nazionale dell’INPS, nominato nel 2019 dal Movimento 5 Stelle alla conduzione di uno dei pochissimi Enti italiani che fa scuola anche nel mondo.

Un’audizione assolutamente ridicola, come non se ne erano mai viste fin dalla “liberazione” ad oggi; fatta eccezione dei forzisti paolo Zangrillo e Renata Polverini e di Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia) nessuno degli altri componenti la Commissione ha avuto il coraggio almeno di chiedere sommessamente i nomi e l’elenco dei “furbetti”; e nessuno che gli ha contestato almeno la “negligenza in vigilando” sulla segretezza del corposo elenco passato sapientemente al quotidiano “La Repubblica” che, andando a soggetto, ha fatto filtrare solo i nomi che facevano comodo a questa campagna elettorale che si annuncia come la più brutta e pericolosa di tutti i tempi.

La macchietta dei segreti in questo Paese inizia con la secretazione degli atti giudiziari che giudici compiacenti, funzionari di tribunale e avvocati poco attenti passano ai giornalisti che fanno soltanto il loro mestiere nell’acquisire gli elenchi e le veline e pubblicarle. A volte, però, gli elenchi e le veline costano, ed anche tanto. E parte la prima domanda: “Quanto è costato a La Repubblica, ammesso che sia costato, l’elenco che una occulta manina da dentro l’INPS ha consegnato alla redazione romana ?”.

A questo punto, al di là della demenziale sceneggiata dinanzi alla Commissione Lavoro, sarebbe necessario (anzi obbligatorio) che il Parlamento chiedesse a gran voce l’elenco di tutti i dipendenti e/o funzionari-dirigenti che hanno contribuito alla compilazione dell’elenco e metterli sotto torchio, magari minacciandoli di sospensione, fino a farli confessare tutto quello che sanno con l’indicazione delle generalità di quello che sta già passando alla storia come il solito ed immancabile “grande vecchio” dietro il quale, a turno e in epoche diverse, si celano i grandi misteri italiani.

Il problema, molto serio, consiste nel fatto che in Italia nessuno vuole realmente scoprire i molti segreti che concorrono alla cosiddetta “notte della repubblica”.

 

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