il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LA PROPOSTA: E SE I CORSI DI LAUREA DI SCIENZE AGRARIE E SCIENZE FORESTALI DIVENISSERO CORSI DI INGEGNERIA AGRARIA ED INGEGNERIA FORESTALE?0.

 

Dr. Mi hele D’Alessio (Giornalista – Agronomo)

Come più volte detto, nei precedenti articoli, sono anni che si parla di variazione del titolo da dottore Agronomo ad Ingegnere Agronomo, anche se l’iter non è semplice, e come, in tutte le cose incontra molti ostacoli, ma i tentativi e le proposte di cambiare la dicitura ci sono state anche presso il Ministero della Giustizia tra l’Amministrazione e gli Ordini professionali, sulla base delle disposizioni contenute nel D.L. 138/2011, convertito con modifiche dalla legge 148/2011. A questo punto ci chiediamo, il mondo Universitario, che ne pensa o da che parte sta?  come ci informa l’Ing. Forestale Matteo Antonio Autuori, (fondatore e amministratore del gruppo social facebook “Ingegneri Agronomi/Forestali d’Italia)  “ I docenti universitari( da Nord a Sud)  non sono affatto, contrari al passaggio da Dottore ad Ingegnere, anzi, ammettono che sarebbe vantaggioso per le iscrizione alle facoltà di Agraria, porterebbe prestigio e darebbe una identità specifica ai laureati”. Per questo lanciamo questa proposta provocatoria che intende far riflettere sull’opportunità di estendere ai percorsi formativi inerenti le scienze agrarie (Scienze e Tecnologie Agrarie, Scienze e Tecnologie Forestali ed Ambientali, …) con un po’ di matematica in più e per dare la peculiarità di una forte formazione quantitativa-matematica, tipica delle scienze ingegneristiche propriamente dette. Così da avere il titolo di Ingegnere Agrario a fine percorso universitario, per una possibile iscrizione anche all’ordine degli ingegneri, come quarta sezione, in modo che si possono “progettare” ponticelli e strutture leggere in legno, e anche piccoli calcoli del cemento armato di piccola portata. Adesso si potrà prendere in considerazione un piano anti-incendio, ma difficilmente effettuare uno studio di simulazione della propagazione del fronte di fiamma.
Insomma, una formazione più matematica, nelle scienze agrarie si producono dei professionisti che, quale che sia il loro settore, dà  la possibilità,  effettivamente di operare nel proprio dominio di competenza.
La situazione peggiora, quando ci si apre al confronto internazionale. In Francia, per esempio, le materie agronomico-forestali fanno effettivamente parte del dominio ingegneristico, le cosiddette “Grandes écoles”, e la formazione matematica di un (ingegnere) agronomo o forestale è esattamente la stessa di un ingegnere civile o aerospaziale. Questo non significa che un ingegnere agrario non conosca la botanica o un forestale la selvicoltura. Al contrario, gli agronomi e i forestali d’oltralpe possono esprimere le loro conoscenze settoriali in modalità che ai nostri agronomi o forestali è preclusa.
Dal punto di vista dei laureati nelle scienze agrarie, è verosimilmente anche a causa della carenza di competenze quantitative che si riscontra un significativo gap nella loro accusabilità e reddittività rispetto ai colleghi ingegneri. Almalaurea misura questi differenziali rispettivamente in 11 punti percentuali e 402 €/mese.
Dal punto di vista macroeconomico, non giova sicuramente alla dinamica del settore agricolo e rurale doversi affidare a dei professionisti la cui formazione non favorisce una cultura quantitativo-matematica ed obbliga loro ad operare in forme limitate.
“Soluzioni” in cui si proponga semplicemente un aumento delle ore di matematica e statistica agli attuali corsi rischierebbero di continuare a mantenere l’attuale differenza tra studenti di ingegneria da un lato e quelli delle altre scienze applicate dall’altro, senza risolvere i problemi relativi alla qualità della formazione matematica.
Una soluzione più efficace consisterebbe invece nell’introduzione delle materie agronomiche e forestali nel comparto di quelle ingegneristiche, garantendone una formazione di base comune, così da avere anche da noi quelle figure professionali quali l’ingegnere agronomo e l’ingegnere forestale che potrebbero veramente favorire la dinamica e l’innovazione di quel settore “rurale” rimasto troppo a lungo chiuso in se stesso.

 

 

 

 

 

 

 

1 Commento

  1. Dai vari articoli, che trovo molto interessanti, si richiede un titolo che aspetta di diritto… non chiedono poi tanto… ma si è fatto ricorso al TAR??…

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