CONCORD: la nave dei veleni !!

 

Aldo Bianchini

(prima parte)

La cartolina illustrata che proiettava l'immagine della "nave Concord" e di Salerno in tutto il mondo

SALERNO – Era nata come il simbolo di una città, è stata il simbolo della nostra città, è stata per certi versi il sicuro approdo per i potenti della prima repubblica.

Adesso non c’è più, al suo posto un belvedere ridicolo che non c’è, che appare e scompare; alla  merce’  di chi decide, autonomamente e autoritariamente, ciò che è bello e ciò che è brutto nello sviluppo urbanistico organico in un disegno immaginario che non ha mai effettivamente funzionato.

Questa è la Salerno città europea, si distrugge un simbolo per sostituirlo con un nulla di fatto solo per rimarcare il potere di pochi, anzi di un uomo solo al comando di una città come Salerno che non riesce a decollare verso un futuro sicuro ed un approdo fermo e rigorosamente in sicurezza come quello della “nave ristorante Concord” che è stata per qualche decennio l’immagine simbolo della città di Salerno nel mondo.

Adesso, e da tempo, il simbolo, quel simbolo, si è spezzato per sempre.

E’ la tarda mattinata del 4 settembre 2008 quando dal Comune parte l’ordine perentorio di demolizione in barba alle tante diverse e contraddittorie sentenze giudiziarie e istituzionali (Comune, Capitaneria, ecc.). L’avv. Maria Maddalena Gaeta, legale della famiglia Martino, dà la notizia: “Comunicata alle 13.45, orario insolito, che ci ha costretto ad una corsa contro il tempo per difenderci, perché il Tar deve pronunciarsi a minuti”.

Niente da fare, alle ore 9 del mattino del 5 settembre 2008 arrivano le ruspe. Il giornalista Pasquale Tallarino così descrive la scena sul quotidiano La Città:

"Concord" la n ave dei veleni ormeggiata a Piazza della Concordia di Salerno

Alle 9 le ruspe arrivano davanti la nave Concord. Devono eseguire l’ordinanza: radere al suolo. In pochi minuti il demolitore con tronchese si mangia la passerella e poi aggancia la prua. E’ una manovra rapida, d’imperio. Preannunciata il giorno prima. La ruspa prende le misure e inizia ad affondare i colpi. Nella sala ristorante ci sono Giuseppe Martino e i figli. Il capostipite, 73 anni, grida dai finestroni: «Questa nave è la mia vita, dovete passare sul mio cadavere». Dal piano superiore sbuca una mano che lancia un bicchiere. Finisce sulla ruspa che risponde con un colpo netto alla fiancata della nave che traballa. E’ un attimo, gli animi si surriscaldano. Dopo il bicchiere, volano parole grosse, qualche insulto. Intervengono i vigili urbani, coordinati dal comandante Bruscaglin. I caschi bianchi riportano la calma, invitano al buon senso. Giuseppe Martino esce dalla “Concord” a mezzogiorno in punto. A cose fatte. Gli è stato comunicato che il Tar ha appena respinto l’ultimo ricorso. «Avevano avanzato dubbi sulla regolarità dell’assegnazione dei lavori. Si cercava l’appiglio. E’ un manufatto edilizio a tutti gli effetti, da abbattere. Come può il sindaco andare contro una decisione del Consiglio di Stato?», ribattono i funzionari comunali. A Piazza della Concordia arriva «tutto l’occorrente – spiegano i tecnici – per demolire in un mese, salvo imprevisti». I contrattempi li elenca il direttore dei lavori, l’ingegnere Musella: «Il cronoprogramma prevede l’abbattimento della nave fino all’altezza della banchina. Le difficoltà subentrano dopo quello che abbiamo trovato scavando a fondo. Per evitare che ondeggiasse, la nave è stata riempita con calcestruzzo, una colata, un metro di profondità per sette di larghezza alla sezione maestro. Tutto il materiale di risulta – rifiuto speciale – va portato in condizioni di sicurezza all’acciaieria di Napoli. Noi, però, non molliamo. E’ già arrivato un percussore e aspettiamo lo sbriciolatore». Così mentre gli avvocati di parte annunciano «che i Martino faranno richiesta di risarcimento danni per almeno tre milioni di euro ed altre iniziative di natura penale», il Comune di Salerno affonda i colpi. Con la ruspa e con le parole: «Di cosa si sorprendono? Si rende esecutiva una ordinanza del ’95. C’è una falla aperta a prua, la stiva è tutta cementata, al posto del motore altro cemento, non c’è più il timone, struttura collegata stabilmente alla fognatura comunale. Hanno perso sei cause proprio perché siamo in presenza di un manufatto edilizio, soggetto a leggi urbanistiche. Altro che nave. La “Concord” ha solo la forma di una nave. Se lo fosse, perché non toglie gli ormeggi?». A Palazzo di Città sperano di affrettare i tempi della demolizione in danno. «C’è un progetto futuro – spiega l’ingegnere Musella – che prevede qualcosa sulla piattaforma che resterà dopo aver raso al suolo la nave. Il Comune pensa ad un’attività, una piazzola». La Nave Concord resterà solo un ricordo per tanti salernitani. Da oggi si volta pagina.

Il sogno progettuale del "belvedere-solarium" al posto della nave ristorante; un progetto mai definitivamente realizzato e tuttora quasi del tutto dismesso

Ma quale pagina è stata voltata per Salerno se non una pagina assolutamente piena di vergogna che grida vendetta ancora oggi (settembre 2020) agli occhi dei cittadini e dei turisti che al posto di quella “nave dei sogni” vedono soltanto immondizia e ratti, dopo vaghi e incerti tentativi di dare vita a quella “terrazza belvedere-solarium” auspicata dall’ingegnere Musella e pomposamente annunciata a più riprese con autoreferenziali ed apodittiche esclamazioni dall’allora sindaco Vincenzo De Luca.

Una querelle politico-amministrativo-giudiziaria cominciata subito dopo la “concessione demaniale marittima per specchio d’acqua” (17 aprile 1972) e la “concessione appoggio nave” del Comune di Salerno del 28 aprile 1972; senza voler ricordare in rapida successione il parere favorevole dell’ E.P.T. (18.05.72), la concessione allaccio fogne del Comune (01.08.72), la sistemazione piazzale e scale autorizzata dal Comune il 2 agosto 1972, l’autorizzazione alla scogliera (23.08.72), e l’OK della Capitaneria di Salerno e Demanio Marittimo di Napoli per le opere a mare.

Passano pochi mesi di apparente felicità operativa e comincia subito l’infinita querelle che porterà alla demolizione del 5 settembre 2008.

Alla prossima.

 

One thought on “CONCORD: la nave dei veleni !!

  1. Condivido il parere che aver sostituito la nave ristorante Concord con “un nulla di fatto” rappresenta una di quelle decisioni tipiche del “fare per non fare”.
    Sarei però un po’ meno entusiasta nel definire simbolo della città quella postazione “ibrida” situata nei pressi di piazza della Concordia. Una nave artificialmente tenuta incagliata e legata ad una banchina con tonnellate di cemento gettate all’interno dei locali inferiori, progressivamente attaccata da evidenti macchie di ruggine sulle fiancate, non forniva uno spettacolo edificante, almeno a me abituato ad avere una diversa visione e considerazione di ciò che ha attinenza con il mare.
    Una nave che si arena, come accadde anni fa a Salerno, o si incaglia sugli scogli o su una diga foranea, vuoi per imperizia di chi la conduce vuoi per avverse e inevitabili condizioni del mare, rappresenta un fatto abnorme mai augurabile a chi naviga per diporto o per mestiere. Vederlo riprodotto in maniera artificiosa, tale che per demolirlo si richiede l’impiego di particolari attrezzature, non può destare mai particolare entusiasmo. Non riuscivo quindi a immaginare quel manufatto, ripeto, “ibrido” , come “una nave dei sogni”, benchè ritenuto tale da alcuni.
    Questo appellativo lo darei piuttosto a “veri” natanti, che solcano i mari, che navigano con la bonaccia, che affrontano le tempeste, che ti mostrano le meraviglie di un’alba o un tramonto su un orizzonte sconfinato, che ti portano in luoghi lontani.
    E non allo scafo di una ex nave tenuta incatenata e di cui par di sentire i lamenti dell’anima per la triste condizione in cui è stata ridotta.
    Certamente il dopo non è stato meno infelice!!
    La famosa terrazza belvedere solarium, attrezzata anche con un ristorante, non è mai decollata e ora è in uno stato di abbandono, dopo aver subito ripetuti danni a causa delle mareggiate.
    Tuttavia, il ristorante della nave Concord almeno consentiva una visione sopraelevata del golfo. Allora si riproduca questa situazione e, al posto di una tezzazza infossata, si realizzi qualcosa assimilabile all’Embarcadero di piazza Cavour, avendo a disposizione anche spazi maggiori.

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