il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Tanto tuonò che piovve

 

Angelo Giubileo

(avvocato – scrittore)

In Italia, la crisi odierna ha radici profonde. Che non dipendono dal Covid-19. Ma da uno stato delle relazioni individuali, sociali, economiche – malgovernate dalla politica – di un continuo e crescente degrado, che si trascina da almeno un decennio.

L’accordo economico e commerciale per la nascita dell’Unione europea si è rivelato ben presto fragile, come dimostrato già dalla crisi finanziaria (mutui subprime) del 2007 e i cui esiti impattano ancora sulla crescita di un debito pubblico, che in Italia ha ormai superato la soglia dei 2.600 miliardi di euro. Anche allora la reazione della politica italiana stentò, tanto che il duo tedesco-francese Merkel-Sarkozy pensò bene di dismettere (mediante lo spread, di cui oggi non abbiamo fortunatamente notizia) l’allora governo Berlusconi IV, con grande gioia della sinistra che fece immediatamente propria la proposta finanziaria ed europeista dei governi Monti I e Monti II.

Morto un governo “politico”, se ne facevano due “tecnici”, ma in attesa che nuovi governi “politici” venissero guidati da esponenti della sinistra in competizione tra loro. Toccherà prima a Enrico Letta e poi subito dopo a Matteo Renzi e, in fine, a Gentiloni. Fino alle elezioni politiche del 2018, allorquando il voto popolare, democraticamente, ha portato alla formazione prima del governo Conte I e, con l’uscita di Salvini, al governo attuale di Pd, M5s, Leu e Iv.

Quest’anno, dopo circa tredici anni dalla crisi dello spread, la miccia della crisi – ripeto: individuale, sociale, economica e politica – è stata innescata dall’emergenza sanitaria. Una crisi, questa odierna, che dimostra l’incapacità nel nostro paese di trovare una proposta comune – figuriamoci una soluzione! – che consenta di affrontare una seria o, a quanto si dice ora mentre scrivo, grave emergenza. La politica, governo e opposizione nel paese, non può continuare a scaricare le proprie responsabilità altrove. La cosa da fare, e subito, senza tardare un ulteriore giorno che sia uno, è un governo di unità nazionale al quale nessun partito politico può e deve sottrarsi. Questa è assolutamente la prima cosa, urgentissima, da fare.

Un attimo dopo, ma solo un attimo dopo, risuoni ovunque nel paese un forte richiamo al senso di responsabilità di tutti i cittadini. Che hanno dimostrato, finora, di esserne pienamente capaci. Molti penseranno che la proposta di un governo, immediato, di unità nazionale sia assolutamente utopistica. Ma, posto che così sia, sapremo a chi addebitare le maggiori o minori responsabilità di quanto potrebbe ancora accadere.

 

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