il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La Giustizia e i bari

Salvatore Memoli

(Avvocato – Giornalista)

 

Salvatore Memoli

Con i Giudici ho avuto sempre un rapporto corretto. Anche quando sono stato inquisito e giudicato non ho mai smesso di ricordare i valori democratici e costituzionali dei ruoli della Giustizia nella vita della nostra comunità. Certamente ci sono state volte che mi sono sentito defrodato dei miei valori, non compreso e, forse, ingiustamente ( per me!) trattato come un reprobo. Però, non ho mai smesso di pensare che la forza di un Popolo viene dal rispetto delle istituzioni democratiche che lo rappresentano e lo interpretano ogni giorno. I Giudici vanno capiti per quello che rappresentano e non per quello che sono, anche se il loro valore soggettivo può condizionare il loro stesso ufficio di garanti dei principi democratici e di giustizia giusta. Sul loro lavoro pesano non pochi condizionamenti che, talvolta, sono incisivi. Dalla logistica alle strutture dove si celebrano i processi, dalla comunicazione aggressiva e martellante, dall’appartenenza a gruppi organizzati alla dinamica del loro stesso lavoro che diventa anche frustrante: in ogni piega del loro essere presenti si nascondono motivi che si prestano ad interpretazioni, giudizi comuni e rischi di essere valutati parzialmente e non per la funzione, la giurisdizione, la dimensione di gestori della legalità. Ogni parte del processo vorrebbe un giudice che risponde ai propri desiderata. Il Giudicante é terzo, super partes, l’inquirente é parte contro la parte indagata ed incriminata. É la dialettica del processo che vuole così! C’é un particolare che sfugge a molti, lo vedo in molte attività inquirenti e giudicanti: non é comune ritenere che la Giustizia sia fatta da gente che vive sulle nuvole, che non conosce realmente i fatti, che valuta con approssimazione ovvero che la distanza tra ruolo, fatti da giudicare e controparte sia una distanza incolmabile. I Magistrati ed i Giudici sono giurisperiti, conoscono le leggi e le loro interpretazioni ed applicazioni ma non vivono nell’iperuranio, sono presenti nel quotidiano:  comprendono e sono consapevoli delle dinamiche che sono parte di decisioni, scelte e valutazioni dei fatti che giudicano.

Poi c’é chi vuole tirarli per la toga da una parte piuttosto che dall’altra, con ciò vivendo la Giustizia come foro  boario. La funzione più propria é quella della terzietà, della fatica di riportare ogni cosa in una tipica fattispecie che deve essere inquadrata nel quadro normativo per meglio assolvere alla loro funzione di garanti della Giustizia. Chi é sottoposto a giudizio deve essere corretto e rispettare il ruolo di tutti i protagonisti del processo, il suo più grave errore é quello di sottovalutare gli altri ovvero di credere che le sue ragioni possano essere rappresentate in modo da confondere il lavoro degli altri. La Giustizia ha bisogno di ascolto e rispetto degli altri. Non c’é spazio per chi vuole barare, men che mai per chi si sente furbo ed in grado di cacciare l’asso dalla manica !

 

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