il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LA “VITA” AI TEMPI DEL COVID – sfogo di una cittadina di mezz’età …

 

Maria Dolores Bianchini

Dott.ssa Maria Dolores Bianchini

SALERNO – Sono stanca di vivere in questo mondo “virtuale” … mi mancano gli abbracci, le strette di mano … i baci sulle guance di amici e parenti … sono stata sempre molto “fisica” nelle mie relazioni … il vivere a “distanza” mi pesa, mi deprime, mi “uccide” dentro … Certo molti obietteranno  che se non rispettiamo il “distanziamento  sociale” potremmo morire sul serio o cosa più grave potremmo “uccidere” davvero qualcuno … ma consentitemi quanto meno questo sfogo, uno sfogo che credo rappresenti il desiderio di tanti come me …

Non voglio fare polemiche, non voglio criticare l’incapacità del governo o della sanità  di gestire l’emergenza, anche se di emergenza più non si tratta visto che oramai è  uno stato di fatto … sono sempre stata convinta che prima di criticare qualcuno o qualcosa si dovesse avere una soluzione da proporre in alternativa ed io questa soluzione, da cittadina ignorante quale sono, non ce l’ho … voglio solo esprimere il mio disagio, la mia tristezza, le mie perplessità …

A marzo 2020  scattò il primo lockdown … arrivò all’improvviso con le prime avvisaglie della primavera, le mimose fiorite e il profumo dei glicini … ci stavamo preparando alle prime gite “fuori porta”, al cambio di stagione … eravamo presi dal pensiero di dove trascorrere Pasqua e Pasquetta e soprattutto ci ponevamo il problema “con chi”, amici? Genitori? … tra i più fortunati c’era chi era già pronto ad organizzare le vacanze estive …

Ma all’improvviso quella nostra annuale routine fu sconvolta da un bollettino di guerra … “morti e feriti” ovunque …

Già da gennaio arrivavano notizie inquietanti dalla Cina … ma il problema sembrava lontano e per lo più ci lasciava indifferenti … altre volte in passato era successo … c’era stata l’Ebola, l’Aviaria, la Sars … ma mai fino a quel momento eravamo stati davvero “toccati” dalle notizie provenienti da quei paesi lontani e men che meno coinvolti in prima persona … le volte precedenti ci siamo  limitati per lo più a scuotere la testa sconcertati o, nei casi di “empatia” più profonda ad esclamare “poverini” come, del resto, eravamo abituati a fare davanti alle immagini in tv dei tanti bambini denutriti e sporchi del terzo mondo o della devastazione di paesi ormai in guerra da così tanto tempo da non ricordare più come fossero in tempo di pace …

Quella fatidica sera, invece, il presidente Conte annunciò ufficialmente, in un comunicato stampa nazionale, il lockdown …

All’inizio la gente comune pensò ad una sorta di  gioco: “Al nostro segnale tutti  nascosti in casa per 15 giorni, così il “virus” non ci trova e poi tutti fuori a godersi di nuovo la vita” … ma poi, da 15, i giorni sono diventati 30 e poi ce ne sono stati ancora altri 15 e nel frattempo si è scatenata la guerra dei poveri: i piccoli commercianti e artigiani in ginocchio, i pubblici dipendenti alla “gogna” perché “per loro è facile stare in casa a godersi lo stipendio che arriva puntuale tutti i mesi” … e i liberi professionisti nel limbo perché tanto ne hanno di soldi messi da parte per “sopravvivere” e di certo non hanno bisogno degli aiuti dello stato … e  gli ospedali allo sbando, senza mezzi o strutture adatte … medici e infermieri sotto pressione innalzati al ruolo di eroi e poi additati come untori … e i bambini, soprattutto i più piccoli, con le loro ingenue domande lasciate senza risposte … perché non possiamo andare al parco? Perché non posso giocare con i miei amichetti? … Bambini terrorizzati da un “mostro invisibile” che le loro piccole menti, se pure abituati alle favole di orchi e draghi, stentavano ad accettare … e poi il lavarsi le mani di continuo e le mascherine dentro e fuori e fiumi di gel e non toccare, non starnutire … Alla fine è arrivata l’ estate … un’estate  che ci ha visti uscire titubanti dalle nostre case, come zombie accecati dal sole … ancora incerti sul da farsi perché incerte erano le notizie sugli schermi e sul web: il virus è morto … il virus è mutato … il virus tornerà…I più anziani e gli adulti di mezza età , come me, hanno stentato a riprendere la vita di prima…ma i giovani, più inquieti, più audaci, più ribelli, come da sempre è stato e come è giusto che sia, si sono riversati nelle strade e nelle piazze…hanno sbagliato? Sono stati loro la causa della seconda ondata di contagi forse più virulenta della prima che oggi ci costringe ad un nuovo lockdown? Non lo so, forse hanno ragione i più a pensare che sono stati dei pazzi incoscienti … ma quello che so, con assoluta certezza, è che per me il loro comportamento è stato un segnale di speranza: non si può fermare la vita, non si può fermare il bisogno di amare, di abbracciarsi, di ridere insieme che ci caratterizza in quanto esseri “viventi” e non entità “virtuali” … e proprio quei giovani,  delle cui capacità “empatiche” spesso in passato avevo dubitato, poiché nati e vissuti in un mondo troppo “digitalizzato” per i miei gusti, mi hanno fatto capire che non tutto è ancora perduto, che quando questo “inverno o inferno che sia” sarà passato, la “vita” come l’abbiamo sempre conosciuta sarà lì fuori ad aspettarci … e torneremo a “toccarci” e a “sentirci” … e, purtroppo,  a rimanere “indifferenti” di fronte alle immagini di altri “mondi lontani” che vedremo in tv …

 

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