il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Mario Valiante: il giudice in politica

 

 

   

Salvatore Memoli

(Avvocato – Manager)

 

Sen. Dr. Mario Valiante

Sono passati appena due anni dalla morte del sen. Mario Valiante, un testimone impareggiabile degli anni indimenticabili della Democrazia Cristiana che ricostruiva il Paese distrutto. Il partito si avvantaggiò della militanza dell’uomo che fu innanzitutto un cattolico praticante, un intellettuale lucido, un testimone di anni difficili del nostro Paese, gli stessi che furono messi a dura prova con la stagione delle stragi dei brigatisti, culminati nell’omicidio di Aldo Moro.

La Democrazia Cristiana  si era avviata a raccogliere una sfida difficile, un impegno a realizzare le richieste di cambiamento di una società ferita e mortificata dalla violenza. Tra gli uomini di grande spessore culturale, mossi da ideali alti e da una militanza coraggiosa che si faceva carico del futuro del Paese, troviamo il sen Mario Valiante. Nel nostro territorio, dove si registravano presenze significative di impegno politico, da parte di uomini e donne, che avevano la consapevolezza di dover garantire una nuova dimensione del Paese, il giovane Mario Valiante, nato a Roccadaspide nel 1925, attratto dagli studi giuridici, militante cattolico, ispirato da importanti esempi di protagonisti italiani di un vero popolarismo, seppe offrire la sua collaborazione, fatta di elevati contenuti intellettivi, ideali, popolari e cattolici. Entrato ben presto in Magistratura, il suo cursus onorum é impreziosito da numerosi traguardi, raggiunti con sacrifici personali,  che fanno di lui un singolare testimone di una società civile impegnata a voltare pagina, a costruire le condizioni di un Paese,a forte vocazione internazionale. Il suo servizio alla Giustizia italiana é stato caratterizzato dalla pratica di una giurisprudenza intellegibile, coraggiosa, pagata di persona, che camminava di pari passo con il suo stile professionale ed umano, riservato, forte, coerente con i suoi principi cristiani, imbevuti di una laicità che permetteva il recupero di autonomia e coerenza nelle scelte.

I suoi passi in politica furono sostenuti dalla sua professionalità e dalla sua formazione Cristiana. Fu un uomo che servì la politica senza confondere mai le sue prerogative di rappresentante delle istituzioni, della giustizia, con la ricerca del consenso a buon mercato. Il mondo cattolico lo sostenne generosamente, confidando nelle sue qualità personali e nella certezza che il suo agire avrebbe sempre valorizzato gli insegnamenti evangelici, nel sociale. Fu marito e padre esemplare, stimolato dai suoi stessi traguardi familiari e professionali, che impreziosirono il suo impegno politico, affrontato con responsabilità. In ogni circostanza non  nascondeva mai  la sua indole buona e riservata che stava dietro alle sue conoscenze e competenze. Era una persona seria, di quella serietà di una volta, che impregnava di sé tutte le scelte. Ebbi modo di percorrere con lui un tratto di passeggiata nel Centro Storico della città, dopo un lungo colloquio che ebbe con il nostro don Federico Aquaro. Ad ogni passo, la gente comune lo salutava con rispetto, con un ossequio fuori dal comune, che mostrava condivisione ed apprezzamento. Era una persona che sapeva bene come coniugare l’ideale evangelico con le responsabilità e gli impegni istituzionali. Fu un giurista attento, uno di quelle persone che facevano camminare il diritto dentro interpretazioni che non venivano piegate ad interessi di parte,  un giurisperito onesto e studioso. Si occupò di politica con un impegno serio che non concedeva nulla all’improvvisazione. I suoi ruoli politici furono, via via impegnativi, tanto quanto la brillante carriera di magistrato, arrivata a posizioni di elevata responsabilità nella Suprema Corte di Cassazione. Eletto Parlamentare, nella III legislatura( anno 1958) fu ripetutamente rieletto nelle due Camere. Una volta fu eletto contemporaneamente Deputato e Senatore, con suffragi consistenti. Fece parte di diverse commissioni parlamentari ed in particolare più volte fu Sottosegretario di Stato, in diversi Governi. Quello che si ricorda in particolare di lui, fu la Presidenza della Commissione bicamerale ( 20 deputati e 20 senatori), d’indagine per la strage di via Fani. Con la sua preparazione di Magistrato, di Politico e di Uomo ricco di valori, assunse la presidenza di una delicata Commissione destinata a fare chiarezza e luce su tutti gli aspetti controversi della vita della Repubblica, legati alla morte di Aldo Moro. Quella morte aveva fatto precipitare la Repubblica in una notte buia, nella quale il sen. Valiante accese significative luci di verità. Da lui promanava sempre un fluido speciale del magistrato e del politico, erede di grandi personaggi, Sturzo e De Gasperi, Dossetti e dello stesso Emilio Colombo, di cui tutti ricordano le sue non comuni doti di europeista e di Statista integerrimo. Quella del sen. Mario Valiante é una vita senza pieghe, una testimonianza coerente di ideali praticati. Anche nella sua età matura, il pellegrinaggio dei suoi amici e della classe politica giovane, facevano di lui un riferimento sicuro, per esperienza, saggezza e profondità delle sue conoscenze. Le leve politiche da lui incoraggiate in politica furono tutte di elevato valore, dando prova che la politica é luogo di riflessione e non di improvvisazione, di energie, messe a disposizione, con intelligenza, come fu per il prof. Roberto Virtuoso.

Di un uomo così pieno di benemerenze non si può lasciare la sua eredità politica e giuridica all’oblio. Le giovani generazioni hanno bisogno di conoscere la sua testimonianza e la sua dimensione di testimone di valori che debbono essere sempre vivi, per il bene della società.  Oltre al sacrario delle sue memorie, custodite attivamente nella sua famiglia, occorre lasciare del sen. Mario Valiante una traccia sempre viva, con una fondazione ed una borsa di studio per giovani studenti di giurisprudenza. Molti di noi in politica  hanno seguito il suo esempio e si sono sentiti incoraggiati da lui. L’augurio è che sopravviva una testimonianza tanto incisiva, fruttuosa.  Salerno che fu  la città di lunga residenza, Roccadaspide ed Eboli, spero riservino a questo grande uomo la titolazione di una strada, che parli dei suoi impegni e che celebri soprattutto le sue innumerevoli virtù di Politico onesto, di uomo di Governo e di Giurista, servitore dello Stato.

 

 

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