il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cacciatore: “la penna e la toga” … nelle mani giuste ?

Aldo Bianchini

SALERNO – Prima di esprimere il mio pensiero sulla giustizia vista dalla penna e dalla toga rispondo subito al quesito posto nel titolo: “Certamente si, la penna e la toga, due strumenti fondamentali per la gestione della giustizia, sono sicuramente nelle mani giuste di un uomo e di un personaggio come Cecchino Cacciatore, cresciuto a pane e diritto in una famiglia ricca di giuristi e docenti nonché allievo di un altro grande della giustizia salernitana come il compianto prof. Andrea Antonio Dalia (detto Nino)”.

A questa precisazione segue subito un’altra domanda: “Può essere sufficiente la penna e la toga per calmierare il pianeta giustizia sia per quanto riguarda i magistrati che gli avvocati ?”; sicuramente no, perché le direttrici etiche-morali e professionali sono state buttate alla ortiche sia dai magistrati che dagli avvocati, in una sorta di duello in punta di fioretto con la punta messa in sicurezza e non più in grado di colpire e affondare.

 

La penna e la toga” è il titolo dell’ultimo lavoro giuridico-letterario-giornalistico che l’avvocato penalista Cecchino Cacciatore (vice presidente dell’Ordine degli Avvocati di Salerno) ha dato recentemente alle stampe in questo periodo; un lavoro che raccogliendo una serie molto corposa di scritti di giustizia (prodotti dallo stesso Cecchino nel corso degli anni) mette in evidenza pregi (pochi) e difetti (molti) delle due categorie nel tentativo di raggiungere una “giustizia giusta” che, almeno dalle 210 pagine del lavoro (e da una mia personale convinzione) si appalesa sempre più lontana e sempre più ingiusta.

Da Il Mattino del 13.12.20: “Gli articoli sono raggruppati in otto sezioni: avvocatura nella speranza; diritti e diversità; equità, dignità, paura; i tempi della libertà; l’impopolarità del garantismo; le urla del populismo; memorie del futuro. L’ottava parte, dal titolo «Ritratti del ricordo», contiene «due cammei di persone care e maestri di politica, ognuno nel proprio rispettivo ambito»: si tratta del padre e del suocero dell’autore, rispettivamente l’avvocato penalista Diego Cacciatore e il medico, ultimo segretario della Dc in provincia di Salerno, Renato Cascone”.

 

Ma al di là della retorica dei ricordi professionali e familiari, il penetrante Cecchino Cacciatore pone in risalto alcuni grandi e gravi problemi che affliggono le toghe (magistrati e avvocati) e richiama i due contendenti a mettere da parte la cosiddetta “filosofia del diritto” ed a pensare alla sostanza dell’amministrazione-gestione di una giustizia che necessità di essere ricondotta sulla strada maestra di quella che nei secoli ha marchiato il nostro Paese come la “culla del diritto”.

Dalle pagine del libro e dalla sostanza degli articoli trascritti appaiono molto evidenti almeno tre cose: la parità dell’accusa e della difesa, lo strapotere dei PM e l’impotenza (divenuta ormai quasi endemica) di una difesa articolata e professionale, che è poi il cruccio principale di Cecchino.

Un ragionamento molto complesso che richiederebbe migliaia di pagine scritte per una narrazione più o meno complessiva.

Avv. Cecchino Cacciatore

La parità tra accusa e difesa è stata, dopo il 1989 epoca del nuoco C.P.P., una grande illusione collettiva in quanto alle prime aspre difficoltà la politica si piegò come un giunco sotto l’impetuoso vento di tangentopoli e lasciò campo libero allo strapotere della Pubblica Accusa, anche perché la pubblica accusa è stata spesso strumentalizzata dalla stessa politica in uno scambio orribile di potere a discapito della giusta giustizia.

La sempre montante difficoltà della difesa, anch’essa molto spesso piegata ai voleri dell’accusa in un voluttuoso scambio togato che non ha eguali in tutto il mondo e che ha ormai reso assai difficile il superamento del gap tra accusa e difesa. Nonostante l’episodio, storico e gravissimo, delle rivelazioni dell’ex magistrato Luca Palamara che ha messo a nudo tutte le contraddizioni, le falsità, le mistificazioni e le cruenti lotte di potere tra le due categorie (magistrati e avvocati) in un mondo che avrebbe immediatamente bisogno di una riforma seria e radicale che, purtroppo, appare sempre più lontana, tanta è la sete di potere da parte di tutti.

 

Ma Cecchino Cacciatore con grande abilità ha posto anche un altro problema inerente il ruolo che la stampa dovrebbe svolgere e non svolge di equidistanza tra la pubblica accusa e la difesa; la stampa si è illusa di essere stata “prescelta come veicolo quotidiano di notizie”, ha dimenticato la sua scarsa tenuta di mezzi e di professionalità e si è accoccolata nel ruolo di “favorita dall’accusa” non essendo capace di ambire ad un saggio organico, sia per indolenza che per notoria discontinuità (parole di Cecchino).

 

In tempi inquieti -afferma infine Cecchino Cacciatore- in cui la politica è debole, non illuminata e progressista, si finisce in tribunale; ed è qui allora che si misura l’agro tra l’aver ragione e la prepotenza, qui il diritto è tramite indispensabile delle libertà.

 

 

 

 

 

3 Commenti

  1. Ma il tema della separazione delle carriere trova spazio in questo pregevole lavoro, così ben sintetizzato dal Direttore?
    Forse un confronto con gli ordinamenti di quelle altre realtà “non culle del diritto”, che hanno invece tale istituto, òsarebbe istruttivo per valutare pregi e difetti della “separazione” o della “non separazione”, anche ai fini della parità fra accusa e difesa in senso lato.

    • Grazie per l’attenzione, innanzitutto.
      Il tema posto impone ovviamente una riflessione più ampia.
      Mi limito qui a dire che la separazione delle carriere dei magistrati è urgente , ma non sufficiente.
      Occorrerebbe, infatti, un approccio alla prova “separato” e diverso a seconda delle funzioni, giudicanti e requirenti.
      Basti l’esempio per il quale il giudice ancora oggi tende a supplire le carenze investigative, in una cultura, appunto comune, della prova che , viceversa, dovrebbe trovare il pm e il giudicante a fare mestieri differenti.

  2. Grazie per aver prestato attenzione al mio quesito sulla separazione delle carriere dei magistrati.
    Non sono un esperto della materia e non ho competenze specifiche, ma solo la curiosità di sapere perché l’ordinamento non l’abbia prevista e continui a farne solo oggetto di valutazioni teoriche.
    Sarà anche “non sufficiente” per certi fini, ma se è ritenuta “urgente” non dovrebbe ancora essere tenuta parcheggiata in un’anticamera in attesa che qualcuno le dia il lasciapassare ad entrare.
    Da chi dipende? Dalla Politica? Dalla Magistratura?

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