il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Buon Natale 2020: se possibile !!

La redazione

SALERNO – Ok, tutto bene, pur se con qualche ora di anticipo rispetto alla consuetudine storica, anche quest’anno Gesù ce l’ha fatta ed è sceso nella grotta più classica del Mondo.

Anche il Santo Padre, Francesco, ha anticipato la Messa della vigilia di Natale alle 20.00 di sera, nel segno ormai condiviso che tutto o quasi sta cambiando sulla Terra.

I pesci nella Laguna veneta, i cigni nei Navigli milanesi, i mari si sono raffreddati e i ghiacciai polari si sono consolidati; insomma non c’è bisogno più di Greta Thunberg per ammonire le coscienze; lei era rimasta inascoltata fino al punto di apparire anche fastidiosa.

Ci ha pensato la natura, e sotto la sua spinta si è piegata l’intera umanità impaurita e balbettante, come se fosse all’improvviso ritornata ad essere un giunco.

Non ci siamo spezzati ma solo piegati e pronti a ritornare in sella più di prima e, forse, peggio di prima nella corsa di riguadagnare tutto il tempo perduto.

Un tempo che, comunque, inciderà sul nostro immediato e prossimo futuro; con la segreta speranza di aver incassato e capito la lezione; non sarà facile ma dobbiamo provarci, è un nostro obbligo verso le future generazioni che abiteranno questo pianeta.

Ieri sera ci siamo ritrovati intorno al solito tavolo, sicuramente in un numero di persone inferiore al solito, ma con lo spirito di sempre e con tanta fiducia nel prossimo.

Con la mente rivolta almeno per un istante a quella scena subito entrata nella storia dell’umanità: il Papa da solo in Piazza San Pietro, sotto la pioggia, che va verso l’altare per invocare Dio; era la Pasqua del 2020.

Pasqua 2020 - Papa Francesco attraversa da solo e sotto la pioggia Piazza San Pietro

Ma c’è anche chi soffre perché disteso in un letto d’ospedale per combattere il dannato virus e chi per sedersi a tavola ha dovuto fare i salti mortali.

A tal proposito ci ha colpito il pensiero di Michele Albanese (direttore generale della Banca Monte Pruno) che nel suo preciso e puntuale approfondimento (pubblicato da questo giornale) scrive: “… Mi sono messo nei panni di tanti imprenditori che, in seguito agli ormai famosi DPCM oppure alle varie ordinanze prodotte di ora in ora, si sono trovati nella condizione di non saper più a quale Santo appellarsi; se fosse o meno il caso di continuare la propria attività oppure buttare tutto all’aria. Ho pensato a quelle famiglie dove il lavoro è un problema serio, dove si ha difficoltà nel dover dire ad una moglie o ad un figlio che questo Natale sarà diverso. Ho pensato, però, anche a chi è fortunato ad avere un lavoro e tante volte continua a lamentarsi di cose banali e stupide. Il Natale dovrà servire anche a questo, a capire quanto si è fortunati e, quest’anno, abbiamo compreso meglio che essere fortunati può significare anche semplicemente stare bene oppure poter rivedere i propri cari …”.

 

Ci ha colpito anche il pensiero della prof.ssa Franca Cancro (nota e storica docente di Teggiano) che in un breve post ha scritto: “Carissime amiche, carissimi amici, per voi gli auguri che rivolgiamo quest’anno a chi ci è caro … Questi giorni sono davvero di trepida attesa … ogni cosa di bello e di antico e tutto è sospeso. E’ così emozionante e dolce attendere che il Santo Mistero si compia … questa culla vuota e milioni di piccole culle nei presepi di tutto il mondo Lo aspettano … Che il cuore di ogni sincero cristiano sia una solida e inattaccabile culla degna e desiderosa di accogliere un bambino di nome Gesù … con cristiana amicizia … Franca”.

 

A noi come redazione del giornale online www.ilquotidianodisalerno.ut non rimane che augurare a tutti un Buon Natale 2020, con la certezza che quello del 2021 sarà certamente migliore.

 

2 Commenti

  1. “Ogni scartato e figlio di Dio”:
    lo sottolinea Papa Francesco nella Messa della Notte di Natale chiedendo di rivolgere lo sguardo a chi è più in difficoltà. Guardando al Dio che si è fatto bambino, il Pontefice sottolinea:
    “Il suo amore disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre’’.
    AUGURI DI UN SERENO SANTO NATALE DI PACE ,AMORE ,IN BUONA SALUTE, A TUTTI!

  2. Messaggio di Padre Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro, per il Santo Natale 2020.

    Carissimi fratelli e sorelle,

    abbiamo imparato a caro prezzo che “l’individualismo indifferente e spietato…, l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere”.

    “Individualismo” è una parola ideologica che la pandemia ha smentito: siamo tutti connessi e “sulla stessa barca”. Abbiamo bisogno di avere una visione planetaria della sopravvivenza e acquisire la consapevolezza che “o ci salviamo tutti o nessuno si salva”.

    Papa Francesco, nella Lettera Enciclica Fratelli tutti, ci ricorda che “bisogna guardare al globale, che ci riscatta dalla meschinità casalinga” e che il mondo non è “un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini”. Non si tratta solo della constatazione di un comune destino, che può essere di gloria o di fallimento, ma è la carica generativa che spinge a prendersi cura gli uni degli altri. A nessuno sfugge il messaggio che ci viene dal detto che ci consegna la saggezza popolare: “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.

    Il Covid-19 non ha risparmiato nessuno, ha valicato frontiere culturali, religiose, politiche, etniche e geografiche. Una grande lezione sul concetto di famiglia umana e di amicizia sociale, la cui radice risiede nell’universale riconoscimento della dignità umana e dei diritti fondamentali. Non possiamo alimentare, come ci dice Papa Francesco, la tragica illusione di alcuni di sentirsi “sani in un mondo malato”.

    I provvedimenti determinati dalla necessaria strategia anti-contagio con le restrizioni che viviamo e l’impossibilità di incontri e di assembramenti, accentuano il distanziamento, ma non possono inquinare o indebolire la disposizione di ogni essere umano all’incontro e alla relazione. La presente fragilità ha smascherato l’inaffidabilità di una cultura egemone che ignora l’umanesimo: l’economia, l’educazione, le relazioni, sono poste sotto l’assedio di una vulnerabilità che può essere risanata solo ponendo al centro la persona umana e la sua dignità, che si esprime nella solidarietà. Ora, più che mai, abbiamo bisogno di senso, di motivazioni, di incontro e di coraggiosi e audaci tentativi per rimettere insieme i frammenti di una spiritualità che aiuti ad orientarci in tanta confusione, per scoprire che in ogni successo ed in ogni progresso la misura deve restare sempre la persona umana: non il denaro, né il profitto o la tecnologica, neppure la convulsa infodemia, ma l’uomo con la sua matrice divina che gli suggerisce allo stesso tempo l’origine e la destinazione finale.

    Siamo a Natale, un evento di fede che il mondo occidentale fa coincidere, purtroppo, anche con il tentativo di un rilancio del trend dei consumi. In questa congiuntura pandemica quando si parla di salvare il Natale, ci si riferisce piuttosto all’aspetto economico e finanziario, con i consumi e le convulse corse spenderecce. Il Covid-19, in qualche modo, ha posto fine a questo modo di vivere il Natale. Sarà una rinnovata occasione per creare modalità di prossimità che ci aiutino a dare senso agli enormi sforzi per continuare a sperare. Quanti sono soli, vivono da dimenticati, esclusi, quanti confinati nelle periferie esistenziali! A Natale si inaugura la cultura dell’incontro che si oppone alla logica dello scarto e della ingiustizia.

    Papa Francesco ci ricorda che nelle periferie Dio chiede di essere riconosciuto: “gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti”. La teologia dell’incontro supera le paure e oltrepassa le frontiere, è il senso autentico del Natale.

    Recentemente il giornalista Giorgio Paolucci, sul quotidiano Avvenire, ha scritto: “In questi giorni da più parti si dice che ‘dobbiamo salvare il Natale’… ma quello che accade ci sfida a riconoscere che forse abbiamo bisogno di essere salvati noi dal Natale, di aprire il cuore al Dio che si è fatto compagno di strada dell’umana fragilità abbracciandola con un Amore più grande di quello che l’uomo è capace di produrre”.

    Con sguardo di fede dobbiamo ricomprendere la cifra del mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, con tutte le conseguenze, e lasciarci guidare dall’amore provvidente di Dio. A Natale si rivela Dio, con la potenza di tutta la sua predilezio­ne di amore. A nulla possono valere i nostri discorsi intrisi di sentimentalismo sulla grotta, la mangiatoia, il freddo e il gelo, se so­no diventati solo recinti del nostro egoismo e perciò ostacoli per incontrare il vero volto di Dio e dell’uomo nostro fratello. La scrittrice Alda Merini, con amaro realismo, in una sua poesia annota: “A Natale non si fanno cattivi pensieri ma chi è solo lo vorrebbe saltare questo giorno“. Aiutiamo a non saltare il Natale!

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.