il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Al giornalista e scrittore Irpino Generoso Picone autore di ‘’Paesaggio con rovine’’, il premio Libro dell’anno.

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

 

Generoso Picone - giornalista, scrittore

NAPOLI, 31 gennaio 2021 – Nasce a Napoli, da un’idea di Raimondo Di Maio e di Antonella Cilento, Libro dell’anno, uno speciale riconoscimento morale a cadenza annuale dedicato ai libri pubblicati in Italia nell’anno precedente e portatori di importanti valori civili, sociali e culturali, capaci di contribuire in modo costruttivo allo sviluppo di una coscienza civile collettiva.    A inaugurare la speciale iniziativa  Paesaggio con rovine (Mondadori, 2020) del giornalista  , scrittore e critico letterario Generoso Picone che, sabato 30 gennaio 2021,nella sede della libreria Dante & Descartes ,in piazza del Gesù Nuovo 14 a Napoli, ha ricevuto  in premio la scultura bronzea creata per l’occasione dall’artista Roberto Cyop e raffigurante un viandante il cui cammino poggia sui libri. Generoso Picone è nato nel 1958 ad Avellino, dove vive. Giornalista, scrive sul “Mattino” di Napoli e ha al suo attivo alcuni titoli fra i quali: I napoletani (Laterza, 2005), Matria. Avellino e l’Irpinia (Mephite, 2015), e con Fulvio Panzeri Tondelli. Il mestiere di scrittore: un libro intervista (Bompiani, 2001).Paesaggio con rovine (Mondadori)è stato  pubblicato in occasione del quarantesimo anniversario (23 novembre 1980) del terremoto in Irpinia, quando l’autore era un giovane cronista del “Mattino”, il volume è molto più che una rievocazione della più grande tragedia dell’Italia repubblicana con 2.914 morti, 8.848 feriti e circa 280.000 sfollati. La questione meridionale divenne questione morale . “Un’emergenza continua”,  la definì Giorgio Bocca. In occasione di ogni dissesto idrogeologico, di ogni terremoto, di qualunque disastro naturale, viene ripetuto che manca la cultura della prevenzione, ma poi si prosegue come se niente fosse. Il Sessantotto aveva smosso qualcosa anche nella stagnante società meridionale. Così Picone rievoca gli anni della sua giovinezza ad Avellino, ma al tempo stesso ricorda che la pratica politica, il clientelismo, non accennava a mutare. Emblematica la figura di Fiorentino Sullo, politico di razza della Dc riformatrice, firmatario della prima legge urbanistica italiana, più volte ministro, ma attento organizzatore delle clientele nella propria provincia.  Politicamente  Ciriaco De Mita  ne ereditò i metodi. Picone ricorda come dopo il terremoto si misero in moto energie straordinarie, come lo sdegno del Presidente Pertini mobilitò l’intero Paese, in un afflato di solidarietà che aveva un precedente remoto solo nel terremoto di Messina del 1908. Scrisse allora il Meridionalista Manlio Rossi Doria,: “Questo incontro civile tra settentrionali e meridionali va rispettato, aiutato e stabilizzato, perché ne può venire per tutti un bene comune; importante, in particolare, è che esso si prolunghi nel tempo”.

Leonardo Sciascia aggiunse: “non ricostruire, ma costruire”.La ricostruzione poteva essere una grande occasione per l’intero meridione e dare una svolta a una politica meridionalistica che allora veniva identificata nel Ministero delle partecipazioni statali e nella Cassa del Mezzogiorno. Scrisse  Antonio Cederna: “La guerra alla speculazione, al clientelismo, alla camorra: questo è il vero intervento straordinario di cui il Mezzogiorno ha disperato bisogno”. Così non avvenne. A un anno dal terremoto  Eduardo De Filippo commentò quell’Italia sulla prima pagina del “Mattino”: “Lotte tra i partiti per il potere, crisi di governo, riforme restate lettera morta, leggi anacronistiche, ignoranza, corruzione, confusione, terrorismo, malavita, rapimenti, droga nelle scuole, assenteismo sul lavoro e disoccupazione, scandali pubblici e scandali privati, strafottenza, superficialità, e un pozzo sempre più profondo tra ‘e professure e il popolo, è così che vogliamo far passare la nuttata? Abbiamo sbagliato”. Picone chiama “i figli del vuoto”, le generazioni che sono cresciute dopo il 1980 in quei luoghi. È un mondo che hanno trovato già così e ci si sono adattati, quando non hanno deciso di partire.E’ necessario un cambio di mentalità. Gaetano Salvemini amava ripetere: “Fa’ quello che devi, avvenga quello che può”.

 

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