il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il villaggio da cui parte la rivoluzione degli aerei ad emissione zero

Dott. Vincenzo Mele

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei fattori che maggiormente incide sui cambiamenti climatici è l’inquinamento prodotto dagli aerei: il 2,5% delle emissioni nocive nel mondo è prodotto dai voli commerciali, si tratta di una percentuale notevole se si considera che equivale all’inquinamento prodotto da intere nazioni come Italia o Germania. Da molti anni si pensa a come ridurre del tutto l’inquinamento prodotto dagli aerei, ma è stato soltanto negli ultimi mesi che si è finalmente dimostrato praticamente che volare senza inquinare è possibile.
La start-up innovativa ZeroAvia si propone di realizzare velivoli sostenibili ed ha recentemente compiuto un passo fondamentale in questa direzione. Nel villaggio inglese di Cranfield, circa cinquemila anime, sede di un centro universitario e tecnologico di eccellenza, esiste un piccolo aeroporto cogestito dalla Cranfield University e dalla British University; è in questo eccezionale polo di sviluppo che è stato progettato ed assemblato il primo aereo ad idrogeno. Si tratta di un velivolo ad emissioni zero, il primo al mondo, testato con alcuni voli a corto raggio tra l’agosto del 2020 ed il febbraio 2021. L’obiettivo è quello di iniziare ad effettuare voli commerciali, inclusi voli con 50 passeggeri, anche verso altre nazioni, entro il 2025, con il realistico obbiettivo di effettuare il primo volo passeggeri intercontinentale entro il 2030.
L’idrogeno sembra davvero essere la soluzione vincente: i ricercatori della Cranfield University hanno verificato che l’unico prodotto di scarico generato dalla combustione dell’idrogeno è acqua pura, mentre, se si decide di utilizzare batteria d’idrogeno, queste ultime avranno una vita fino a cento volte più lunga di quelle attualmente in uso. La British Airways, il governo di Westminster ed alcuni investitori privati, hanno finanziato e sosterranno il progetto di ZeroAvia con investimenti di più di sessanta milioni di euro all’anno.
Date queste promettenti basi scientifiche, è del tutto plausibile pensare che un giorno la piccola Cranfield sarà ricordata per aver ospitato non solo un centro scientifico di eccellenza, ma anche elementi che contribuiranno ad inaugurare una nuova era del trasporto aereo e a preservare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.