il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Le nazioni, l’economia e la globalizzazione

Nicola Femminella

(docente – scrittore)

prof. Nicola Femminella

Gli analisti più accreditati che studiano l’andamento economico delle nazioni e le prospettive di sviluppo dei sistemi consolidati, che regolano la vita dei popoli, sono concordi nel ritenere che la dimensione culturale, nell’attuale momento storico, risulta essere l’elemento primario per svolgere un ruolo attivo e proficuo nella società globale. Questa è sempre più immersa nell’afflato planetario, che porta con sé la competizione, spesso stringente, tra le economie dei continenti.

In particolare, le nuove generazioni dovranno affrontare il grave tema del lavoro, dell’occupazione, individuare e costruire una propria collocazione nel mondo, assumere un ruolo responsabile e anche uno stile di vita che preservi la Terra dalla minaccia dell’inquinamento e dai pericoli delle variazioni climatiche dannose all’esistenza delle popolazioni, accomunate da tali incombenze. E oggi sembra che siano entrate a vele spiegate nel campo neurologico di popoli e governanti anche le pandemie.

Se non teniamo nel giusto conto queste considerazioni di carattere generale, ma che penetrano senza alcuna barriera nel vissuto dei singoli individui, se non percepiamo queste tematiche come argomenti fondanti per il futuro prossimo, di cui tutti noi, nessuno escluso, dobbiamo acquisire consapevolezza ed essere parte propositiva e attiva nell’affrontarli, recitando compiutamente la nostra parte, rischiamo di patire svolte ed eventi epocali dannosi. Il rischio è quello di avere un futuro segnato dalla precarietà, dalla vulnerabilità persistente e dalle gravi crisi sociali ed economiche ricorrenti. E, per talune conseguenze, particolarmente nocive alla terra, all’acqua, all’aria, alla vita stessa degli umani. Un punto finale senza ritorno.

Le vittime del Covid e i gravi danni arrecati alle economie dei continenti hanno dimostrato l’importanza fondamentale delle università, degli istituti di ricerca chiamati a fornire le soluzioni giuste a fronte di minacce incombenti sulla popolazione dell’intero pianeta. Parimenti è emerso il ruolo primario dei politici in grado di decidere gli interventi legislativi adeguati e quello di giornalisti capaci di fornire informazioni separate dalle opinioni e dalle appartenenze. Da qui l’importanza che assumono i sistemi scolastici che devono garantire non solo apparati nozionistici ma soprattutto percorsi formativi in grado di preparare le giovani generazioni alle competizioni che la società globale imporrà a tutti i paesi che vorranno esercitare un ruolo adeguato ai nuovi tempi e assicurare alle proprie comunità condizioni di “vita protetta”. Sono da apprezzare le risorse destinate all’istruzione dal governo Draghi, inserite nel piano per l’utilizzo del Ricovery Fund, sperando che possano prevedere misure e progetti portati a termine con esiti positivi e non scheletriti dalle lungaggini burocratiche o incompetenze gestionali.

Per quanto concerne le regioni meridionali il rovinoso ingresso della pandemia e, ancora prima, la tempestosa crisi economica-finanziaria del 2008, la mancata eliminazione dei divari tra le aree più ricche e quelle in ritardo secondo i parametri scientifici che ne misurano il grado di evoluzione e crescita,  la cattiva amministrazione della res pubblica ripropongono gli indici negativi che il meridione ha, dall’Unità d’Italia,  accumulato nei decenni che sono andati a rendere corposa la Questione Meridionale, fino a  renderla insostenibile o fonte di rassegnazione priva di vigore vitale. Se ne parla poco nei testi di storia per ogni ordine e grado di scuola.

Nei nostri territori, il fenomeno dell’emigrazione e dello spopolamento di interi centri abitati, il cammino solo accennato degli insediamenti produttivi e la notevole diminuzione, in molti casi l’estinzione, del reddito da attività agricole, l’assenza di programmazioni e piani adeguati di sviluppo, la mancanza di investimenti corposi, le molteplici incapacità di chi avrebbe dovuto guidare le inversioni di tendenza, spesso un esasperato individualismo restio all’aggregazione e alla cooperazione hanno prodotto lacci paralizzanti e difficili da estirpare.

Ci sembra di sommo interesse, per quanto riguarda le nostre aree, la conferenza “Ricomporre i divari: politiche e progetti territoriali contro le disuguaglianze” organizzata dal Dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano all’inizio dello scorso anno, dalla quale sono emersi dati e analisi approfondite di somma importanza prodotti da studiosi ed esperti di varie discipline che, a parer mio, noi tutti dovremmo leggere e analizzare con la dovuta attenzione; con somma considerazione ed impegno, invece, da coloro che hanno responsabilità politiche. Lo studio ha individuato 5 aree minacciate da rischi e pericoli incombenti e da disuguaglianze penalizzanti: le periferie, sempre più minacciate dal buio sociale, le crisi dei distretti produttivi, le aree interne minacciate dalla povertà e dalla mancanza di stabili occupazioni, quelle nelle quali la ricostruzione post sismica non è avvenuta, se non in parte e con incontenibili ritardi, le pianure padane avvelenate dall’inquinamento.

Il mondo globale

A queste emergenze, suggeriscono gli studiosi, dovranno essere destinate quote cospicue dal Recovery Fund, se non si vorranno disperdere in mille rivoli destinati a non incidere sui bisogni più generali che interessano da anni le popolazioni italiane e a ritardare ancora una volta una politica di investimenti illuminati e in grado di recuperare ritardi ed errori non più ripetibili. Se non avrà la giusta considerazione la questione del divario tra nord e sud e, per l’ennesima volta, si acuirà il rapporto distorto tra le due parti dell’Italia, non è dato di sapere quali saranno le reazioni delle masse giovanili nel meridione.  Il piano dell’alta velocità per il sud redatto da Rete Ferroviaria Italiana, che sta suscitando qualche polemica e divisione dalle nostre parti, è un tema di importanza epocale per lo sviluppo del meridione. Se nel dopo Covid le ingenti somme finanziarie messe a disposizione dall’ Unione Europea non producono i risultati sperati, si spegnerà definitivamente la speranza in un futuro più adeguato per le nostre comunità. È ingente il numero dei nostri giovani laureati emigrati all’estero, ai quali bisogna aggiungere la quota maggiore che si è trasferita nel nord Italia. Non credo che il fenomeno potrà diventare una pratica trascurata dai nostri politici, né che il sud possa continuare a privarsi di tale “patrimonio culturale” che invece dovrà essere spalmato nella scuola e in tutti gli altri settori produttivi che si devono affermare nel nostro territorio.

Ho colto nei cinque punti analizzati dal Dipartimento del Politecnico di Milano, innanzi citati, un elemento positivo minimo per quanto riguarda le nostre zone interne, allorquando si afferma nei documenti presentati nella Conferenza un’apertura, quasi un’occasione per le popolazioni che in esse vivono, poiché potrebbero costituire una “destinazione possibile” per le “esistenze” delle comunità urbane, non sempre vivibili, delle città troppo congestionate e segnate da periferie socialmente pericolose e disumanizzanti, che oscillano tra povertà e criticità malavitose che vedono sempre più la presenza di donne e  giovani minorenni. La crescita di coloro che svolgono lavori e professioni a distanza, in smart-working, dai luoghi tradizionali nei quali si producono attività lavorative, segna ogni giorno di più numeri crescenti, per cui alcuni borghi che assicurano condizioni di vita a misura d’uomo, potrebbero, in un futuro prossimo, diventare mete ricercate. Il fenomeno si sta diffondendo nelle località alpine con i sindaci a concedere detassazioni varie e condizioni favorevoli. Naturalmente c’è da lavorare su queste ipotesi che richiedono analisi sociologiche e amministrative da parte degli enti locali, non sperimentate prima, consapevoli che le soluzioni saranno anche di tipo culturale.

Avvicinando la lente d’ingrandimento su queste tematiche, ho costruito negli anni addietro con studenti di diversi ordini e grado di scuole dei materiali didattici a riguardo della legge istitutiva delle Comunità Montane, delle funzioni chiamate a svolgere e degli obiettivi da perseguire in rapporto alle disuguaglianze culturali e socio-economiche esistenti tra le zone interne e quelle di pianura e delle costa.  Dai dati emersi con la ricerca i ragazzi hanno appreso che nel meridione sovente non si sono avuti i risultati previsti dalla legge quadro, da quelle attuative delle singole regioni e dai piani di sviluppo che avrebbero dovuto dispiegare nei territori montani.  In parole brevi l’ennesima occasione perduta per colmare le disuguaglianze di cui abbiamo parlato. Da qui l’esigenza di spendere nel migliore dei modi le risorse del finanziamento per “Area Interna Vallo di Diano” che la Comunità Montana è riuscita, meritatamente, a conquistare. Ritengo opportuno che la governance dell’ente coinvolga gli studenti degli istituti superiori in una piattaforma di condivisione rispetto alle scelte decise. Perché possano conoscere quanto avviene nel contesto in cui vivono, che riguarda il destino di ognuno di loro, ed essere pronti a dare il proprio contributo. Conoscere per saper essere. In tal modo, ne sono convinto, lievita il grado di cultura delle masse giovanili.

Ciò va nella direzione auspicata la settimana scorsa a Camerota, anche dal prof. Felice Casucci, assessore al turismo della Regione Campania, che ha invitato i rappresentanti politici locali presenti ad “abbandonare polemiche e divisioni e a costituire tavoli tecnici”. Tesi ribadita anche dal presidente della Commissione regionale speciale Aree Interne Michele Cammarano a margine dell’audizione con Sindaci dei Comuni del Vallo di Diano e del Cilento e con le associazioni e i comitati rappresentativi del territorio “Per questa ragione, dobbiamo lavorare perché si crei sinergia tra tutte le realtà rappresentative della provincia di Salerno e la Regione, affinché ci sia unità d’intenti rispetto alla realizzazione di un’opera strategica non solo per l’hinterland, ma per l’intera Campania”.

Occorrono, quindi, tavoli di lavoro, studio ed elaborazione di progetti, partecipazione attiva di tutti, unità e sinergia, opere strategiche. Il che significa semplicemente “più cultura per la crescita socio-economica di noi tutti”.

 

 

 

 

2 Commenti

  1. Costituire tavoli tecnici: ’’ Conoscere per saper essere, più cultura per la crescita socio-economica ‘’.
    Condivido l’interessante analisi ,molto approfondita, fatta dal Prof. Nicola Femminella ,che da sempre si è occupato con competenza e passione delle tematiche dei giovani , della Scuola ,della politica, del mondo del credito,delle nuove funzioni concernenti la legge sulle comunità Montane in rapporto alle disuguaglianze culturali e socio-economiche. Ricordo gli articoli di fondo del Prof. Femminella pubblicati alcuni anni fa sul periodico del Vallo di Diano l’IPOTESI. Sono d’accordo che occorre spendere bene le risorse del finanziamento per l’Area Interna Vallo di Diano che la virtuosa Comunità Montana del Vallo di Diano, a guida dell’ex Presidente Raffaele Accetta, è riuscita meritatamente ad ottenere. Condivido anche che vengono coinvolti gli studenti degli Istituti Superiori del Vallo di Diano e costituire tavoli di lavoro.

  2. Martedì 27 Aprile 2021 Buone notizie dal parlamento nazionale per l’approvazione del recovery plan e buone nuove anche dal parlamentino del Vallo di Diano ,il Consiglio Generale della Comunità Montana Vallo di Diano ,con sede a Padula (SA) ,per il progetto di fattibilità tecnico-economica – linea ferroviaria Salerno / Reggio Calabria, 1° lotto Battipaglia/Praia a Mare (CS). I Comuni interessati dal transito dell’Alta Velocità sono stati contattati da Rete Ferroviaria Italiana per essere portati al corrente del fatto che a breve partiranno le indagini geologiche lungo tutto il tratto interessato. E’ prevista una fermata nel Vallo di Diano.E’ inoltre urgente la riapertura del Tribunale di Sala Consilina (SA) e del carcere di Sala Consilina (SA) , l’apertura di un Commissariato di Polizia di Stato ed il potenziamento dell’organico di tutte le stazioni dei Carabinieri e delle forze dell’ordine presenti sul territorio del Vallo di Diano.

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