il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FARMACIA DI MURIA: UN CONSIGLIO AL GIORNO ENOXAPARINA ED INSUFFICIENZA RENALE

da Dr. Alberto Di Muria

 

 

 

 

 

 

 

 

Padula-L’enoxaparina è un’eparina a basso peso molecolare molto usata in clinica per il trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare, nonché per il trattamento di alcune patologie coronariche come angina instabile ed alcuni tipi di infarto, ma soprattutto, a dosaggio più basso, per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei pazienti che vanno incontro ad interventi chirurgici, soprattutto in ambito ortopedico, o in altri pazienti a rischio di TVP, come quelli soggetti alla terapia con emodialisi.

In effetti, le eparine a basso peso molecolare sono più sicure, efficaci e maneggevoli rispetto all’eparina non frazionata nel trattamento del tromboembolismo venoso, con un minore rischio di sanguinamento ed una minore incidenza di recidive. infatti le eparine a basso peso molecolare hanno una risposta anticoagulante ampiamente prevedibile e sono somministrate a dosi fisse senza la necessità di esami clinici di monitoraggio, al contrario di altri anticoagulanti.

Però sono farmaci che vengono eliminati attraverso l’escrezione renale e quindi nei pazienti con insufficienza renale occorre particolare cautela in quanto esiste il rischio di sovradosaggio con conseguente aumento del rischio di sanguinamento, particolarmente grave in quanto non esiste un antidoto efficace all’azione delle eparine a basso peso molecolare.

Già nell’agosto 2006 il sistema australiano di farmacovigilanza aveva segnalato il rischio di emorragie da eparine a basso peso molecolare (EBPM), come l’enoxaparina, in presenza di insufficienza renale. Infatti, in caso di insufficienza renale, la clearance dell’enoxaparina diminuisce, si ha un suo accumulo e il rischio emorragico aumenta. Il problema è particolarmente rilevante soprattutto nella popolazione più anziana, che presenta frequentemente un’insufficienza renale cronica, come evidenziato da numerosi studi. Ad esempio, un’analisi della National Health and Nutritional Examination Survey americana, ha rilevato che l’incidenza dell’insufficienza renale cronica grave è superiore al 20% tra i pazienti tra i 65 e gli 80 anni di età. Ed aumenta ancora tra i pazienti più anziani.

Per questo gli autori di vari studi sono concordi nel ritenere che va fatta una valutazione della funzionalità renale in tutti i pazienti che ricevono dosi terapeutiche di EBPM e che è necessaria una riduzione dei dosaggi dell’enoxaparina nei pazienti con insufficienza renale grave e moderata. Ad esempio, benché in scheda tecnica non sia raccomandato un aggiustamento della dose se la clearance è superiore a 30, uno studio condotto su un centinaio di anziani con insufficienza renale cronica dell’università di Verona ha dimostrato come un aggiustamento empirico dei dosaggi di enoxaparina sia associato a un ridotto rischio di aumento dell’attività anti-Xa, e quindi di sanguinamento.

 

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