il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La Ministra della Giustizia Marta Cartabia: “Senza riforme del processo civile, penale ,tributario e del Csm addio fondi del Recovery.’’

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

Prof.ssa Marta Cartabia - Ministra della giustizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 11 maggio 2021 .”Il processo non sia anticipo della pena”,le novità sull’appello e sulla prescrizione, la riforma dei processi  :”é la condizione perché arrivino in Italia non solo i 2.7 miliardi destinati alla giustizia, ma tutti i 191 miliardi destinati Recovery“. Gli obiettivi sono chiari, in cinque anni, ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli penali. A partire dal processo di appello, la proposta prevede che i pm non potranno più appellare le sentenze di primo grado, di assoluzione e di condanna, ma potranno ricorrere direttamente in Cassazione. La difesa potrà invece appellarsi solo in presenza di specifiche motivazioni che saranno indicate dal codice. Una formula con cui “non si limitano i diritti degli imputati, ma che introduce principi di maggior rigore” per contestare le condanne. “Il fattore tempo è al centro delle preoccupazioni dei cittadini, delle istituzioni europee, degli attori economici. E deve essere al centro delle proposte di riforma che stiamo intraprendendo , ha sottolineato la Ministra Cartabia ,per contenere i rischi che il processo, anziché luogo di garanzia, si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale”.Sospendere il corso della prescrizione per due anni, dopo la condanna in primo grado, e per un anno, dopo la condanna in appello. La seconda proposta appare del tutto alternativa e guarda al modello di altri ordinamenti, come, ad esempio, quello statunitense separare prescrizione del reato e processo. “Sulla durata dei processi il Governo si gioca il Recovery,chi si sottrae al cambiamento si assumerà la responsabilità”.Lo ha detto la Ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha incontrato i componenti delle Commissioni Giustizia. “Sulla durata dei processi il Governo si gioca tutto il Recovery, non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana”.La Guardasigilli ha posto in evidenza: “Chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare una occasione così decisiva per tutti. L’impresa è titanica. Nessuno ce la può fare senza il contributo, l’impegno, l’entusiasmo, la disponibilità di tutti, tanto a livello politico quanto giudiziario. Ma dobbiamo farcela”.  Necessità assoluta è quella di velocizzare i tempi sia per quelli di attesa delle sentenze sia per quelli relativi all’approvazione delle tre leggi delega. Entro la fine del 2021 devono essere approvate le leggi di delegazione per la riforma del processo civile, penale ,tributario e del Consiglio Superiore della Magistratura. L’Italia in cambio dei finanziamenti europei si è impegnata sia a tagliare i tempi delle sentenze sia ad approvare entro l’anno le tre leggi delega di riforma. La riforma della Giustizia è fondamentale anche per le nuove generazioni. La Commissione europea “ha imposto al governo italiano alcune condizioni per ottenere i fondi Next Generation EU. Per quanto riguarda la Giustizia, gli obiettivi sono chiari , in cinque anni bisogna  ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli dei giudizi penali. La Guardasigilli ha fatto un richiamo a tutti i protagonisti della riforma: “Vorrei che fosse anche chiara la responsabilità di

tutti gli attori del mondo della giustizia , procuratori, giudici, avvocati,-rispetto a questi obiettivi, se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini, il nostro modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, se opporremo resistenze ai cambiamenti, mancheremo gli obiettivi che la Commissione ci richiede quanto alla durata dei processi, e quindi l’Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del paese”.  Per quanto riguarda il nodo prescrizione, Cartabia ha affermato: “L’eccessiva durata dei processi determina due disfunzioni, che costituiscono violazioni di principi costituzionali ed europei: il primo è quello dell’eccessivo numero di processi che si concludono con la prescrizione, più volte rimproverataci da molti organi internazionali di monitoraggio. Con la prescrizione, la domanda di giustizia da parte delle vittime rimane frustrata. Con la prescrizione dovuta a processi eccessivamente protratti nel tempo, lo Stato manca al suo compito di assicurare l’amministrazione della giustizia”. L’impegno con l’Europa è  vincolante: se non si tagliano in modo drastico i tempi dei processi, addio fondi del Recovery. Ed è per questo che l’incontro tra la commissione ministeriale, che ha lavorato alla riforma del processo penale, e i capigruppo di maggioranza della Commissione giustizia della Camera è iniziato con un appello della Guardasigilli alla responsabilità. Di tutti. Governo, forze politiche, procuratori, giudici, avvocati.L’obiettivo è approvare prima della sessione di bilancio del prossimo autunno le leggi di delegazione per la riforma del processo civile, penale,tributario e del Csm“Se non approveremo queste tre importanti leggi entro la fine dell’anno, mancheremo a un impegno assunto con la Commissione per ottenere le risorse europee. La posta in gioco sono le risorse del Recovery”.Perché, se è vero che per il nostro ordinamento l’imputato non può essere considerato colpevole fino alla sentenza in Cassazione, di fatto con l’apertura di un’inchiesta, “specie se il fatto è reso pubblico nel circuito mediatico, è esposto ad un pregiudizio di colpevolezza sociale, che può avere gravi ripercussioni sulla reputazione”.

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