il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La crisi non è affatto finita in Italia:sono circa ventimila le imprese fragili nel mezzogiorno a forte rischio di espulsione dal mercato che rischiano di chiudere. La nuova questione meridionale?

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

La crisi non è affatto finita In Italia,secondo un’ indagine dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno , Svimez,compiuta insieme al Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere,sono quasi ventimila le imprese nel mezzogiorno,tra 5 e 499 addetti,a forte rischio di espulsione dal mercato che  rischiano di chiudere. Nel rapporto  viene messo in evidenza come le imprese a rischio di chiusura siano quelle che “hanno forti difficoltà a ‘resistere’ alla selezione operata dal Covid come risultato di una fragilità strutturale dovuta ad assenza di innovazione ,di prodotto, processo, organizzativa, marketing, di digitalizzazione e di export, e di una previsione di performance economica negativa nel 2021”. “Dall’indagine emerge  la fragilità di un Centro che si schiaccia sempre più sui valori delle regioni del Sud ,secondo  il direttore Svimez, Luca Bianchi. I diversi impatti settoriali, con la particolare fragilità di alcuni comparti dei servizi, impongono, dopo la prima fase di ristori per tutti, una nuova fase di interventi di salvaguardia specifica dei settori in maggiore difficoltà, accompagnabili con specifiche iniziative per aumentare la digitalizzazione, l’innovazione e la capacità esportativa delle imprese del Centro-Sud”. Quasi la metà (48%) delle imprese italiane è fragile ,non innovative, non digitalizzate e non esportatrici. Al Sud arrivano al 55%, per quasi il 50% al Centro, per il 46% e il 41% rispettivamente nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. Questi divari confermano la tesi Svimez di “nuova questione del Centro”, che ha un’incidenza più vicina a quella del Mezzogiorno. L’incidenza è ancor più intensa nel settore dei servizi, dove i deficit di innovazione e digitalizzazione fanno sì che le imprese fragili superino il 50% a livello nazionale, sfiorando il 60% al Sud. Nel comparto manifatturiero sono fragili in Italia il 31% delle aziende, che salgono al 39% nel Mezzogiorno. “Dall’indagine emerge, oltre a una differenziazione marcata tra Nord Est e Nord Ovest, anche la fragilità di un Centro che si schiaccia sempre più sui valori delle regioni del Sud – commenta il direttore Svimez, Luca Bianchi – I diversi impatti settoriali, con la particolare fragilità di alcuni comparti dei servizi, impongono, dopo la prima fase di ristori per tutti, una nuova fase di interventi di salvaguardia specifica dei settori in maggiore difficoltà, accompagnabili con specifiche iniziative per aumentare la digitalizzazione, l’innovazione e la capacità esportativa delle imprese del Centro-Sud”.L’indagine ha riscontrato che il 30% delle imprese dei servizi e il 22% di quelle manifatturiere italiane dichiarano aspettative di fatturato in calo anche nel 2021, un chiaro segnale che la crisi non è affatto finita. Incrociando dinamiche settoriali e territoriali emergono due fatti principali: 1) nei servizi non si segnalano differenziali territoriali apprezzabili ed una persistenza della crisi soprattutto nel Nord-Ovest 2) nel manifatturiero, invece, si confermano le difficoltà di ripresa del Mezzogiorno (27% delle imprese con previsioni di performance negative, contro il 19% del Nord-Est) e, sia pur meno accentuate, del Centro (25%).L’indagine ha riscontrato che il 30% delle imprese dei servizi e il 22% di quelle manifatturiere italiane dichiarano aspettative di fatturato in calo anche nel 2021. Nel settore  manifatturiero  si confermano le difficoltà di ripresa del Mezzogiorno ,27% delle imprese con previsioni di performance negative, contro il 19% del Nord-Est e, sia pur meno accentuate, del Centro (25%) Nel rapporto SVIMEZ viene messo in evidenza la fragilità dovuta al Covid per mancanza di innovazione ,l’insufficienza di ristori per tutti,occorrono iniziative  per aumentare la digitalizzazione, l’innovazione e la capacità di esportare  delle imprese Sud. L’incidenza è  più intensa nel settore dei servizi, dove i deficit di innovazione e digitalizzazione fanno sì che le imprese fragili superino il 50% a livello nazionale, sfiorando il 60% al Sud.

 

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