il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LE ALI DELL’ANIMA di MILENA NIGRO

Recensione di Amelia Desiati

MURO LUCANO (PZ) – Tutte le espressioni artistiche consentono di liberare le emozioni. Così la poesia, che proprio in virtù di quel naturale atto impulsivo ha in sé bellezza, autenticità, armonia; aspetti questi che ritroviamo nella silloge Le ali dell’anima (Youcantprint edizioni, anno di pubblicazione 2020, pagg.100) di Milena Nigro. Decisamente una silloge particolare e fuori del comune, quella che l’autrice ci propone, sia per la modalità scrittoria molto vicina al raccontare tipico della narrativa, sia per l’incisività dei versi che, anche se espressi con la leggerezza giocosa della rima veicolano importanti messaggi, verità, brutture e contraddizioni della nostra realtà. Come a voler fare ordine nei suoi pensieri l’autrice suddivide la raccolta poetica in quattro sezioni: Arti e professioni, emozioni, storia e attualità e poesie in vernacolo. Pur nella molteplicità e diversità delle tematiche affrontate, i componimenti sono accomunati da una visione realistica della realtà; mai priva di fantasia, speranza, possibilità, buoni propositi. L’aspetto più fantasioso e vitale è certamente rintracciabile nella prima parte della raccolta nella quale l’autrice parla proprio della magia delle varie arti, così come nella poesia Pittrice nella quale decanta le lodi della stessa artista: «Concedi in dono l’immortalità, / fermi per sempre il volo di un uccello / o un tramonto sul mare di cristallo. / E sei un dio creatore / artefice delle tue creature / padrona di fissare / bizzarre mescolanze di colori / o chiaroscuri come in una foto d’altri tempi». Anche l’arte poetica è possibilità di evasione, libertà, alleggerimento che consentono all’anima di fissare emozioni dando loro il carattere dell’eternità come esprime nella poesia Il poeta: «Rime baciate / alternate incatenate / che sgorgano quando l’animo è cupo / quando finisce un amore / o quando gioisce il cuore / fermando il tempo / in quell’istante fuggevole / sospeso su quel verso eterno». A spiegarci cosa è l’emozione ci pensa abilmente l’autrice nella seconda sezione dell’opera dove gioia, turbamento, paura, dolore si alternano, anche all’interno di una medesima poesia, come nel toccante componimento Meteora nel quale l’autrice descrive sia la gioia per l’attesa della nascita di un bimbo sia l’amarezza per la sua perdita. Il passaggio da uno stato emotivo positivo a un altro negativo è fluido e lineare tale da consentire alla poesia di mantenere intatto il suo discorso armonico. Gli stati emotivi sono spiegati con semplicità, ed è proprio quest’ultima a rendere immediato il sentire nel lettore che facilmente s’immedesima ora nell’una ora nell’altra situazione descritta. Quasi palpabile è la tristezza espressa dalla Nigro nella poesia L’estate se ne va, capace di far rivivere quello stato d’animo di transizione tra la fine della bella stagione e l’inizio dell’autunno: Triste è la fine dell’estate: / spiagge deserte e silenziose / non più schiamazzi di fanciulli e risate / giochi a palla / gare di tuffi coraggiose. /… / Nelle vetrine abiti autunnali / mitigano l’aria i primi temporali. / Troppo breve è questo tempo spensierato / e lunga l’attesa del ritorno desiderato». La dimensione più seriosa è quella esternata dall’autrice nella terza parte della silloge nella quale vengono ritratti i mali della società, figli di quell’assenza di valori e di quel disorientamento di senso che pervade la nostra realtà. Tra le più significative troviamo la poesia Omicidio – suicidio, resa ancora più vivida dalla narrazione in prima persona. Chi parla è la Terra, il nostro pianeta, offeso, umiliato, sfruttato, calpestato che chiede all’uomo avido e insensibile di fermarsi, di arrestare la sua brama di potere e denaro, ricordandogli che egli stesso, in quanto abitante del pianeta, patirà le stesse atroci pene: «Io Terra ammalata e ferita / Tu, umano, il mio assassino. / Soffro, non mi soccorri / soffoco per i gas serra / ho la febbre sempre più alta / perdo liquidi sciogliendo i miei ghiacciai / e sommergo i fiumi vomitando fango. / Talvolta piango lacrime di pioggia inondando strade / altre, il mio terreno inaridito / si solca di rughe profonde. / Tu uomo criminale / bruci gli alberi, braccia verso il cielo / e io infuriato esplodo in tempeste e uragani. / Tu stolto ti stai ammalando / il tuo suicidio stai realizzando, / estingui specie millenarie. / Basta! Fermati finché puoi / arresta la tua corsa al denaro / ripara ai tuoi errori / e chiedimi umilmente perdono». L’autrice narra anche del problema del bullismo. Anche in questo caso a parlare è il malcapitato, anzi la malcapitata, oggetto di angherie e soprusi. È una poesia molto intensa che spiega come le ferite derivanti dal bullismo non sono facili da rimarginare, e spesso capita che gli effetti si ripercuotono negli anni a seguire minando la sicurezza e l’autostima della vittima, qualità che sono necessarie a un corretto e armonico sviluppo psicofisico: «Iniziai però pian piano ad odiare / non loro, me stessa; / ero brutta, orribile, distante / mi sentivo oppressa / pensavo di non valere niente, / … / Il bullismo non è mai finito, / la sua ombra mi ha seguita per anni, / negli attimi più belli mi ha avvilito» (dalla poesia Bullismo). Altra minaccia della nostra società è il femminicidio, tema al quale la Nigro dedica due poesie, la prima, intitolata La colpa – «È colpa tua se ti ho uccisa / non dovevi uscire con le tue amiche / … / non dovevi lavorare / ero io l’uomo di casa /… / è colpa tua se ti ho uccisa / non dovevi denunciarmi / non volevi convincerti di essere un’incapace / … / eri solo MIA ma tu volevi lasciarmi… allora / è colpa tua se ti ho uccisa.» – in cui il soggetto narrante è il persecutore; la seconda intitolata Mille volte morire in cui a parlare è la vittima: «Mi hai uccisa quel giorno / che mi hai mollato la prima sberla /… / mi hai uccisa / quando mi dicevi che ti facevo schifo / e quando sei arrivato a sputarmi in faccia, / mi hai uccisa quando sei passato alle mani /… / quando mi dicevi che ero brutta e stupida e quando ho visto piangere i miei figli, /… / Mi ha uccisa la legge / quando non mi ha protetta /… / Mi uccide la Stampa / quando scrive di delitto d’impeto…». Diverse poesie l’autrice le dedica alla piaga dell’emigrazione. Non poteva di certo mancare un componimento dedicato alla “bestia” così come la Nigro definisce il virus che ha sconvolto le nostre esistenze minando “certezze” e normalità: «Tutto è silenzio intorno / anche le chiese son serrate / si rivolge un pensiero all’Eterno / e una lacrima va’ per le vite spezzate» (dalla poesia Il coronavirus). Nell’ultima parte relativa alle poesie in vernacolo l’autrice ci riporta alle ricorrenze, abitudini, tradizioni e rituali, come quello del caffè che a Napoli è un “culto” irrinunciabile tanto da chiedersi se esisterà anche nell’aldilà: «N’do tutt ‘o munn se bev ‘o cafè / ma sul a Napule è ‘o meglj p’ me. / Si ‘o biv ra sul o in cumpagnia / te mett semp tant allegria» (dalla poesia ‘O cafè). La silloge è impreziosita da interessanti illustrazioni a opera di Emanuela Calabrese e della stessa autrice; mentre la bella e significativa copertina, raffigurante un cuore connesso al cervello, che esprime l’unitarietà e l’indivisibilità di ogni essere completo, armonico e giusto, è di Simona Calabrese.

L’autrice con i suoi componimenti è vincitrice di importanti premi e riconoscimenti.

 

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