il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Segnali incoraggianti nel Cilento per un risveglio del Mezzogiorno

Prof. Nicola Femminella

(scrittore)

prof. Nicola Femminella

Quando la delusione prende l’animo e il pessimismo lo invade, giungono, inattese e improvvise, le buone notizie a risollevarlo e a riempirlo di speranza e fiducia nel futuro. È necessario, però, lasciare per un attimo di sostare davanti al video che, più del necessario, predilige lo scempio di notizie, figure e personaggi negativi e non lasciarsi prendere dai social divulgatori di volgarità e odio, nel migliore dei casi di messaggi banali, per immergersi nel vissuto delle persone che vivono intorno a noi con la loro normalità e le loro azioni e comportamenti dettati da intenti positivi. Questi si devono cercare, spostando l’attenzione in posti e situazioni talvolta nascosti al grande pubblico, prestare attenzione alle idee che sprigionano e approfondire suggerimenti e proposte che il talento, la competenza e la creatività consentono loro di elaborare. Riporto qui tre notizie accolte con favore e per le quali esprimo il mio modesto commento.

Il primo riguarda l’incontro tenuto Il 14 u. s. organizzato nella magnifica e suggestiva cornice dell’Alento, poco distante da Vallo della Lucania. Al termine l’avv. Franco Chirico, che ha organizzato l’evento, nonché animatore di un progetto, ha formulato con i sindaci presenti il seguente comunicato-stampa che gentilmente mi ha inviato e che qui riporto.

“I Comuni del Cilento centrale danno vita all’Organizzazione Territoriale

……….

“I 23 Comuni del Cilento Centrale hanno voluto confermare la loro decisione di unirsi in Associazione in una riunione tenutasi ieri 14 maggio, presso l’Oasi Park Away.

La positiva esperienza maturata assieme al Consorzio di bonifica Velia, guidato  abilmente  dall’avvocato Franco Chirico, aveva dimostrato che lavorare assieme utilizzando un bene comune come l’acqua del fiume Alento era certamente conveniente. Costruendo dighe e infrastrutture ad esse collegate si è così potuto irrigare il territorio, produrre energia elettrica e venderla, costruire luoghi di accoglienza   turistica di qualità   come l’Oasi Park Away e dare occupazione a cittadini preparati del luogo.

Avv. Franco Chirico, un guru che negli '80 venne denominato "il Mattei del Cilento"

Ora l’obiettivo che si sono posti i 23 Comuni è ancora più ambizioso: costruire una vera e propria   Organizzazione Territoriale, cioè fare in modo che il “territorio” non sia solo un luogo, ma un soggetto organizzativo in grado di esprimere una strategia e sviluppare progetti per far vivere al meglio tutti gli esseri viventi che lo popolano. Per perseguire questo scopo i 23 Comuni si sono riuniti con l’avv. Chirico all’inizio   dell’anno e hanno convenuto di chiedere il supporto specialistico del prof. Renato Di Gregorio che ha messo a punto il modello dell’Organizzazione Territoriale. Questo è stato presentato per la prima volta, pubblicamente, al CNEL a marzo del 2000 e pubblicato sul testo edito da Guerini & Ass. nel 2010.

A spingere gli Amministratori a prendere questa decisione è stata certamente la considerazione che accanto ai progetti già realizzati con successo ne vanno aggiunti altri e che attorno ad essi vanno chiamate tutte le altre organizzazioni del territorio: scuole, imprese, associazioni, le intere comunità locali.

Il Piano della ripresa e della resilienza (PNRR) richiede che i  territori esprimano una progettualità di sistema e una governance locale integrata e coesa e l’Organizzazione Territoriale aiuta a costituirla. “Ciò non è sufficiente” – ha detto Di Gregorio nella sua presentazione- “bisogna anche disporre di una metodologia che consenta di realizzare un’ampia partecipazione sulla progettualità da sviluppare e di usare tale coinvolgimento come occasione di   apprendimento collettivo”.

Proprio nello spirito della progettualità partecipata, gli Amministratori cilentani hanno voluto incontrare l’avv. Piero De Luca, vice capogruppo del PD alla Camera dei Deputati. La progettualità sviluppata dai “territori” va infatti integrata e raccordata con quella delle Regioni e del Governo per poter poi essere condivisa a livello europeo. L’incontro con l’on. Piero De Luca, dopo l’incontro che l’avv. Chirico ha avuto nei

La diga di Cannalonga

giorni scorsi con le strutture di Pianificazione e programmazione della Regione Campania, ha avuto questo scopo:

saldare e coinvolgere i tre anelli di governance dello sviluppo: quello locale, quello regionale è quello nazionale.

L’on. Piero De Luca ha preso atto del livello avanzato di progettualità che il territorio esprime e dei risultati ampiamente visibili proprio all’interno dell’Oasi e ha spronato gli Amministratori presenti a continuare a lavorare  sul progetto  Park Away Alento così da cogliere pienamente l’opportunità delle risorse del Recovery  Plan. “un’occasione da non perdere” – ha detto.

Il programma relativo ai prossimi passi è stato già predisposto e condiviso. Gli Amministratori porteranno nei Consigli…attiveranno subito gli Accordi con il mondo della scuola per costituire “Comunità educanti” consapevoli e responsabili della rigenerazione da fare e dello sviluppo da perseguire. Infine coinvolgeranno un primo gruppo di giovani consulenti del territorio per continuare l’opera di progettualità intrapresa. Si conta così anche di far tornare alcuni giovani che si vanno laureando nelle Università del Centro Nord.

Gli Amministratori naturalmente si attendono anche un contributo economico per sostenere le spese per un Accordo di Programma…”

​“Gli Amministratori hanno convenuto che è fondamentale realizzare il “nuovo Cileno” entro il 2026 e quindi non c’è tempo da perdere!. La Regione Campania avrà certamente un ruolo fondamentale nel supportare questo processo avviato con una straordinaria unitarietà di intenti.”

L’evento è servito per portare all’attenzione degli osservatori un modello, a parer mio, da seguire, del tutto idoneo a promuovere un’azione politica di recupero sul e per il territorio a sud della provincia di Salerno. Indica, con chiarezza e lungimiranza, una strada agevole da percorrere senza alcun indugio per combattere frontalmente i ritardi e gli insuccessi che hanno da decenni appesantito e ritardato lo sviluppo socioeconomico del Cilento e dell’intero Meridione.

La diga sul fiume Alento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal modello nasce un progetto autorevole che eleva la qualità propositiva del territorio e lo rende interlocutore fortemente accreditato presso gli istituti che erogano i finanziamenti del Ricovery Fund. Il progetto parte dall’unità dei 23 sindaci del Cilento centrale, che si mettono insieme per dare vita ad una iniziativa innovativa, complessa, ma ben edificata, che soccorra le comunità per dare loro la visione di uno sviluppo socioeconomico possibile, oltre che dignità e diritti negati. Gli dà il respiro iniziale un uomo illuminato, l’avv Chirico, ricco di esperienza vissuta sul campo, che indica e propone la rotta da seguire e li coordina. A un certo punto del percorso si coinvolge, per le competenze professionali occorrenti, il prof. Renato Di Gregorio, un esperto della materia, tra i migliori d’Italia, a redigerne i contenuti e le linee guida e a predisporre gli atti operativi calibrati sugli obiettivi ben definiti. Il progetto si anima, acquista un’anima vibrante, un corpo veemente, con un ancoraggio forte alle risorse e vocazioni del territorio e alla sua storia, nonché alle circostanze poderose, finanziarie e legislative, di un evento epocale, ultimo e non ripetibile per il nostro Meridione. Bisogna salire sull’ultimo treno che passa per le nostre contrade! Che di certo non aspetta i ritardatari cronici. Infine, lo stesso Chirico e i sindaci pensano bene di affidare il compito di proporlo a chi di competenza, seguirne passo passo il percorso, ad un politico accorto e risoluto come l’on. Piero De Luca, perché lo sottoponga all’attenzione dei governi nazionale e regionale. Un cocktail di ingredienti necessari, meditato e voluto fortemente da attori protagonisti sospinti da vocazioni ideali e aspirazioni elevate, predisposto nel migliore modo possibile perché vada a buon fine.

 

Il secondo esempio l’ho vissuto personalmente. È alle fasi finali un progetto “Scuola Viva” programmato dal liceo di Sala Consilina, rivolto a 13 studenti, che ha visto la mia partecipazione come esperto e quella di una collega e alcune operatrici culturali titolari di altre professionalità, per un modulo dal titolo “Tra storia e arte. Dai Sanseverino a Carlo V”, volto ad approfondire argomenti collegati al patrimonio d’arte presente nel Vallo di Diano e ad alcuni eventi storici che ne hanno segnato il cammino.

Le attività per gli ostacoli creati dal Covid sono state svolte a distanza con un finale in presenza che ci ha permesso di conoscere meglio i ragazzi impegnati. Devo dire che i colleghi le hanno condotte con diligenza e passione, certamente un esempio di progettualità riuscita. Ma sono stati gli studenti a procurarmi il compiacimento per aver io accettato l’incarico. Ragazzi che hanno seguito le attività con vivo interesse, mai venuto meno, fornendo non pochi contributi che hanno evidenziato il loro radicamento ai luoghi in cui vivono. Sui loro visi non è mai mancata la curiosità di apprendere nuove conoscenze, la voglia di allargare il proprio orizzonte culturale e di concedersi a nuove scoperte, lasciando da parte luoghi comuni e paralizzanti. Soprattutto una disponibilità senza risparmio, consapevoli e convinti che i tempi nuovi richiedono conoscenze a tutto campo e in ogni disciplina, per cimentarsi sia con le tematiche e questioni del territorio di appartenenza che con quelle del villaggio globale, nel quale il loro destino andrà a compiersi. Sono consapevoli che tutto ciò non sarà facile e sull’orizzonte appaiono le nebulosità del futuro. Abbiamo discusso dei loro amici più avanti negli anni che sono andati via, come divorati da un mostro senza volto, in cerca di un lavoro che qui non è garantito. Eppure sono diplomati, molti hanno conseguito una laurea. Essi, dal canto loro, si sono dichiarati determinati nel contenere il fenomeno, disponibili a dare un contributo e a mettercela tutta perché nelle nostre terre possa esserci qualche chance in più alla luce di questi ingenti finanziamenti del Rocovery Fund di cui si parla tanto. Da qui la consapevolezza che il processo della loro formazione disciplinare e di cultura generale dovrà acquisire competenze di alto profilo. Naturalmente si aspettano dai rappresentanti delle istituzioni politiche che compiano per intero l’impegno racchiuso nei perimetri delle loro funzioni.

L’esperienza mi ha scaldato il cuore e mi ha dato la certezza che i nostri ragazzi non arretreranno di fronte alle difficoltà di un territorio che da sempre ha convissuto con l’emigrazione, oggi aggravato da uno spopolamento dei nostri borghi dalle dimensioni paurose. Noi adulti, tutti, ognuno dal suo ruolo piccolo o grande che sia, dovremo dare una mano, dovremo “operare” tenendo ben presente la speranza che brilla nei loro occhi e che, per un attimo, ha contagiato i miei, quando mi hanno rivolto il loro sorriso insieme ai saluti.

Il terzo episodio riguarda una ragazza diciannovenne, Maria Torresi che ho conosciuto tramite un servizio del giornalista  Antonio Sica su Italia 2, una TV locale.

La ragazza ha portato e condotto il cronista lungo le rive e l’alveo del fiume Calore, a confine tra Padula e Buonabitacolo, mostrando e denunciando le azioni turpi di alcuni cittadini che vi gettano rifiuti di ogni sorta. Ho seguito con particolare attenzione le parole accorate della giovane, ma ancora di più ho osservato il suo viso e le mani che trasmettono una comunicazione non verbale, ma forte, incisiva. Appare sconsolata. Non giustifica ciò che è costretta a vedere spesso cosa viene disperso nel “suo fiume”; appare ferita e in lei, dall’aspetto dolce e mite, affiora la rabbia. E allora emerge incontenibile il suo amore profondo e sentito verso i luoghi che dice di “adorare”. Vedendo il video televisivo si nota nelle parole di Maria una determinazione inarrestabile per difenderli, respingere chi li degrada e ferisce. Il suo eloquio possiede la forza di contaminare tutti noi che dovremmo sentire e moltiplicare la sua battaglia, anche alla luce dei recenti e gravi episodi di avvelenamento di terreni avvenuto nel Vallo di Diano. Lei in quei luoghi si aggira per vigilare su di essi, per custodirli dalla “ignoranza”, consapevole che corrono un pericolo e che un giorno, se non protetti, potrebbero svanire e privare l’ambiente della bellezza che la natura ha concesso. Si è anche data da fare, perché dichiara che ha coinvolto altri amici ad abbracciare la causa e insieme ai quali ha in animo di costruire un progetto. Sicuramente lei non si distaccherà dal suo mondo e, ne sono sicuro, troverà il modo per continuare a viverci.

Lo spopolamento delle nostre contrade si combatte anche attraverso questa tenace volontà di difendere la terra in cui si nasce e si vive, specie se a proclamarla e a divulgarla sono il coraggio e la forza dei giovani.

 

 

 

1 Commento

  1. Sto pensando alle aree interne del Cilento.Il Vallo di Diano avrà l’alta velocità, che è una linea ferrata. Il Cilento,senza polemiche ed in alternativa,potrebbe avere una rotabile,a scorrimento veloce,per lo sviluppo delle aree interne,con inizio da Vallo della Lucania e diretta ad Atena Lucana. Il tracciato potrebbe essere questo: – Vallo della Lucania,Angellara,Cannalonga, Campora, Piaggine, Teggiano, Atena Lucana. Questo tracciato tocca le aree interne che,da tempo, attendono lo sviluppo: Campora, Piaggine, Laurino, Valle dell’Angelo, Sacco, ecc.. Questa arteria stradale,con
    l’autostrada attiva Policastro- Buonavitacola e la costruenda strada della Fondovalle Calore,verrebbe a completare lo sviluppo commerciale a Sud di Salerno. I lavoratori dipendenti e gli studenti di tali territori potrebbero ritornare al paese di nascita. Tali zone si popolerebbero e le città si sfoltirebbero. I prodotti delle aree interne potrebbero essere facilmente commercializzati con le strade collegate fra loro e con l’alta velocità a Sud di Salerno. Si potrebbe,così, uscire dallo spopolamento e dall’arretratezza di queste aree interne. Sta ai Comuni interessati,alla Provincia e alla Regione di prendere l’iniziativa ed organizzarsi perché tale progetto venga realizzato.

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