il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Don Nunzio: quando la pubblica accusa non riesce a fare un passo indietro !!

 

Aldo Bianchini

Da sinistra: don Luigi Noli, avv. Riziero Angeletti e don Nunzio Scarano nell'aula bunker del Tribunale di Salerno prima dell'inizio della udienza del 29 giugno 2021

SALERNO – In questi giorni si parla molto, sul piano politico, della riforma della giustizia (risicata e non esaustiva) voluta dalla Cartabia ed accolta all’unanimità dal Governo nazionale. Non so se la riforma sarà accolta dal Parlamento, so per certo che la stessa cerca di avviare un processo innovativo e forse, per la prima volta, ridistributivo rispetto a ruoli che le parti in causa devono recitare. Nessun accenno, però, per il “partito dei PM” che rappresenta lo scoglio più alto e più duro da superare se si vuole davvero la riforma della giustizia.

Preambolo, questo, necessario per calarci nella vicenda giudiziaria che sto seguendo con attenzione e che riguarda il nostro distretto giudiziario e, in particolare, il processo denominato “Scarano + altri” (in tutto 53 imputati) che vede alla sbarra l’illustre Monsignore don Nunzio Vincenzo Scarano; un processo lungo, articolato, difficile e per certi versi anche misterioso che ha trascinato il sacerdote salernitano in un vortice pauroso che va avanti dal 28 giugno 2013.

Ebbene, leggendo le carte del processo ed avendo seguito l’ultima udienza del 29 giugno 2021, quella riservata alla requisitoria della pubblica accusa, rappresentata dalla dott.ssa Elena Guarino, ho avuto l’esatta percezione della distorsione della giustizia e dell’incapacità della politica di modificare il ruolo (indipendente ed autonomo) del PM che sembra, a volte, fuori dalla realtà processuale ed anche lontano dal nuovo codice di procedura penale che vorrebbe un PM alla ricerca delle prove a carico ma anche, se non soprattutto, delle prove a discarico per avvicinarsi quanto più possibile alla verità che, in astratto, non esiste. Per essere più preciso il PM, a mio avviso, mi sembra di scorgere nella requisitoria una confusione tra inchiesta intuitiva ed emozionale e quella legata alla realtà dei fatti; perché dove c’è solo intuizione (parole dell’avv. Giovanni Falci) non può esserci motivazione.

Presentarsi in aula con una requisitoria già scritta (e che per essere stata già scritta è sostanzialmente sganciata dall’attualità dei fatti) è come togliere al dibattimento pubblico quel tasso di interesse, di sorpresa e di coinvolgimento anche emotivo che determina la lealtà dibattimentale che consente anche all’altra parte di disciplinare la difesa e la successiva trasmissione di quelle sensazioni di innocenza e/o colpevolezza che solo la dialettica può fornire.

Nella fattispecie, poi, tutta l’impalcatura della pubblica accusa mi è sembrata non solo sganciata dalla realtà ma mi ha passato l’idea di un’accusa già precostituita (inchiesta intuitiva ?) che va ben oltre le prove conclamate (che nel caso in esame non esistono per via anche di un’attenta relazione tecnica del C.T. della difesa dr. Ivan Meta) e che infiltra nell’immaginario collettivo molti dubbi sulla genuinità della stessa requisitoria scritta. Fino al punto da far scattare una logica domanda: “Ma quando è stata approntata la requisitoria scritta, cioè da quante ore – da quanti giorni o da quanti mesi è stata realizzata ?”. Non è un fatto secondario e trascurabile, piuttosto una verità che potrebbe risultare scomoda a molti attori di questo processo.

Dico questo dopo attenta e sicura riflessione che Vi prego di seguire nei dettagli che sto per esporre. Nell’udienza prefata è accaduto che il difensore di don Nunzio, avv. Riziero Angeletti, ha depositato agli atti del collegio giudicante il dispositivo di una sentenza della Cassazione che ha mandato assolto il sacerdote dall’accusa di corruzione e di truffa (insomma il cosiddetto reato presupposto !!) che l’accusa romana riteneva commessa insieme agli armatori D’Amico ed altri. Nessuno conosce ancora le motivazioni di detta sentenza perché non sono state depositate, e questo aggrava le storture della giustizia in quanto nella requisitoria della PM non c’è traccia né del dispositivo e né della sentenza che potrebbe aprire davvero nuovi scenari giudiziari.

Questione di lana caprina ?; non lo so, di sicuro c’è la dimostrazione più plastica del cattivo funzionamento della giustizia; e non lo dico perché il passaggio innanzi descritto sembra tutto in favore dell’imputato ma anche perché l’attenta lettura della sentenza avrebbe potuto consentire alla Pubblica Accusa la estensione di una requisitoria (che qualcuno sventolava o almeno annunciava ancor prima del suo deposito ufficiale ?) molto più attenta ed articolata per una giustizia più giusta e più in linea con la realtà.

 

 

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