il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA MARTA CARTABIA A NAPOLI 57MILA PROCESSI PENDENTI:’’MA SE L’ITALIA NON RINASCE DA QUI,SE LA GIUSTIZIA NON RIPARTE DA NAPOLI,NON CE LA FARA’ DA NESSUNA PARTE’’.

 

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

prof.ssa Marta Cartabia - ministro della giustizia

Napoli 20 luglio 2021 . Sono venuta  per guardare in faccia i problemi di una realtà complessa e  difficile d’Italia,la Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha incontrato nel nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli i capi degli uffici giudiziari della Corte di appello partenopea per parlare dell’Ufficio del processo e per analizzare le criticità giudiziarie affrontate nel distretto Giudiziario. Ma se l’Italia non rinasce da qui, se la giustizia non riparte da Napoli , non ce la farà da nessuna parte. Non si vanno a curare i sani, qualunque medico si avvicina più a un paziente grave. Qui c’è un paziente grave.”  “Quando ho visto i dati di Napoli, mi sono chiesta cosa deve fare il ministero della giustizia ma anche cosa negli anni, non ora, è successo anche nelle comunicazioni tra Roma e Napoli, perché si arrivasse a una situazione così?”. Sapevo che non sarei venuta solo in città paradisiaca, non sono venuta solo per incontrare dei grandi giuristi, una scuola di giuristi così significativa che anche molti dei miei più stretti collaboratori vengono da Napoli, sono venuta perché sapevo che sarei andata a incontrare la realtà più complessa e più difficile, quella con maggiori problemi. Vi ringrazio sinceramente per l’accoglienza calorosa che mi avete riservato, che è pari solo alla gravità di quanto ho sentito negli interventi che mi hanno preceduto. I viaggi che sto facendo nelle Corti d’Appello mirano non tanto a propagandare ciò che avviene al Ministero o ad illustrare le proposte che pure ci intratterranno, perché meritano di essere conosciute adeguatamente, ma sono motivati dalle esigenze , che io avverto , di conoscere da vicino i reali problemi di ogni situazione territoriale, ogni situazione territoriale che è diversa l’una dall’altra. Cioè che un tessuto criminale che convoglia un numero di processi così gravi, così seri, negli uffici giudiziari napoletani è diverso da ciò che avviene da altre parti: ha bisogno di strutture e di risposte diverse. Ma nella diversità delle situazioni, nella diversità e nella gravità del malfunzionamento della Giustizia , non posso non ribadire che questo non è un problema che può essere lasciato senza risposte, senza soluzioni: lo “status quo” non è un’opzione sul tavolo. Dopo quanto ho sentito circa il numero delle pendenze, i tempi di definizione dei giudizi che in appello arrivano a 5 anni, i tempi di trasmissione degli atti che  a volte impegnano due anni tra il primo grado e l’arrivo in corte d’appello, io mi domando: possiamo noi stare inerti? Possiamo stare fermi di fronte a una giustizia che non è un Frecciarossa,  non è il Frecciarossa che in un’ora e 10 ci porta da Napoli a Roma, che non deve fermarsi mai nella campagna di Frosinone. Ma possiamo noi  tornare al calesse proprio perché il Frecciarossa non si inceppi? Io mi faccio e vi faccio queste domande. Lo faccio perché la giustizia deve funzionare, non per un’immagine efficientistica che noi abbiamo: non è il milanese che arriva a Napoli. Credetemi non è questo, non è neanche la risposta che noi dobbiamo dare all’Europa, che pure è necessaria, perché altrimenti noi perderemo i 219 miliardi che l’Europa sta dando al Paese per la rinascita. Non è questo, la giustizia deve funzionare: perché solo quando la giustizia funziona c’è un presidio contro la legge del più forte, contro l’aggressività e l’arroganza  contro le infiltrazioni della criminalità organizzata, che depauperano il tessuto sociale e ne mortificano la vitalità. Non possiamo stare fermi, non è che l’improcedibilità porterà un problema a Napoli. Il problema c’è già, e allora facciamo qualcosa tutti insieme per affrontarlo. Un insigne giurista partenopeo, Francesco Maria Pagano, diceva nelle sue considerazioni sul processo criminale: “il criminale processo stabilendo la forma dei pubblici giudizi è la custodia della libertà, la trincea contro la prepotenza, l’indice certo della felicità nazionale’’.La Guardasigilli ha  assicurato  che il Governo si “metterà in moto” per rispondere alle problematiche segnalate dai capi degli uffici giudiziari in relazione a processi pendenti e personale. L’ufficio del processo può aiutare molto: 16.500 assunzioni di giovani giuristi, al servizio di ogni ufficio. Inoltre, altre 5.410 assunzioni di figure tecniche si aggiungeranno a quelle degli assistenti giuristi. Tra le misure che Cartabia indica per accorciare i tempi del processo ci sono altri concorsi per le cancellerie e l’innovazione tecnologica. “Stiamo lavorando moltissimo per il miglioramento dei servizi esistenti e per sviluppare nuovi prodotti. Abbiamo bisogno di supporti informatici al passo coi tempi”.Il Recovery   rappresenta un’occasione unica: “Non possiamo stare fermi, abbiamo occasione di metterci in moto anche perché mai come in questo momento sono state mobilitate tante risorse che possono far fronte ai problemi”.

 

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