il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PENNA: ha deviato le inchieste in maniera dolosa o cercano di punirlo per averle condotte contro i poteri forti della città ?

 

Aldo Bianchini

Dr. Roberto Penna - sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Salerno

SALERNO – Premetto subito, a scanso di equivoci e per non essere frainteso, che a me i PM che spesso tracimano le regole del gioco non sono mai piaciuti e non piacciono ancora oggi; non mi dispiace, quindi, quando uno di essi viene coinvolto in inchieste giudiziarie a suo carico; perché soltanto così possono finalmente capire che l’amministrazione della giustizia non deve mai passare per la brutale aggressione degli inquisiti, perché l’aggressione fine a se stessa non ha mai pagato in termini di risultati positivi nella ricerca della verità.

Ovviamente questo mio personalissimo pensiero iniziale non riguarda in alcun modo il “caso Penna” in esame; un caso che è balzato agli onori delle cronache giudiziarie poco più di un mese fa grazie al solito improprio utilizzo dell’appariscente ma poco produttivo “trojan”; uno strumento che da quando è stato utilizzato in danno di Luca Palamara è diventato d’improvviso il giocattolo preferito per PM e investigatori.

Con il pubblico ministero Roberto Penna non ho niente da spartire, da lui non ho mai ricevuto notizie velinate (come è accaduto per tutti i giornalisti che oggi sparano a zero, ovvero non analizzano i fatti in maniera acritica), anzi in passato più volte sono stato su altre posizioni soprattutto per le inchieste su “Angellara Home” e ancor di più per l’inchiesta madre su “Termovalorizzatore” che provocò la prima ed unica condanna in primo grado di De Luca, poi ribaltata in appello con sentenza d’assoluzione confermata in Cassazione.

Prima di scrivere o di parlare di Roberto Penna bisogna riconoscergli un merito sicuramente molto importante: ha decapitato in poco tempo la città dal potere, temporale e materiale, dei due personaggi oggettivamente più influenti in questi ultimi trent’anni, con l’affossamento dell’arcivescovo Mons. Gerardo Pierro e del sindaco per antonomasia On. Vincenzo De Luca; il primo caduto sotto i colpi dell’Angellara Home e il secondo sotto quelli del Termovalorizzatore.

Prima di lui, a fare tanto, non ci era riuscito neppure il baldanzoso e coriaceo Michelangelo Russo che non è esagerato definire “il più aggressivo pubblico ministero del secondo dopoguerra” almeno per la circoscrizione giudiziaria di Salerno. Difatti il pm Russo aveva sì arrestato l’ex sindaco Vincenzo Giordano ma clamorosamente si era fermato al cospetto dell’arcivescovo (sempre Pierro) per lo scandalo mai chiarito degli assegni circolari per alcune decine di milioni di lire sottoscritti irritualmente dal compianto don Comincio Lanzara e consegnati non si sa bene a chi per compensare Sergiu Celibidache (morto a Parigi nel 1996 all’età di 84 anni) per la direzione di un paio di serate musicali nello spazio del quadriportico del duomo.

Questa è storia scolpita nella pietra del tempo, storia che in tanti non conoscono o hanno spocchiosamente dimenticato.

E se diamo per scontato che Michelangelo Russo per quelle irruenti ma improduttive inchieste di tangentopoli —a cominciare dalla Fondovalle Calore (che vinse in primo grado con chiare condanne) per finire all’irruzione (insieme all’altro aggiunto Luciano Santoro) nel computer riservato della pm Gabriella Nuzzi che (sotto la pressione neppure tanto celata dell’allora pm Luigi de Magistris) nel corso delle festività natalizie del 2005 aveva chiesto, per tre volte, l’arresto dell’allora deputato Vincenzo De Luca per alcune clamorose inchieste (MCM e SEA PARK) e che su “www.laspiapress.it” del 22 gennaio 2019 ha dichiarato cheC’è un sistema istituzionalizzato per annientare i magistrati scomodi”, chiaramente riferito alle sue inchieste salernitane— ha indiscutibilmente pagato un prezzo abbastanza alto, come si fa a non dare spazio e concretezza alla domanda posta come titolo di questo articolo:

PENNA: ha deviato le inchieste in maniera dolosa o cercano di punirlo per averle condotte contro i poteri forti della città ?

E questo alla luce, e non solo, delle clamorose dichiarazioni della Nuzzi dopo essere rimasta scottata e severamente punita a Salerno, anche per l’ultima sua inchiesta sui magistrati di Catanzaro.

Io personalmente, che non mi sono mai rifugiato dietro la cronaca, la risposta alla domanda ce l’ho ed in sintesi è questa: “Pur avendo forse un po’ esagerato nell’accanimento contro l’arcivescovo e l’ex sindaco il pm Roberto Penna sta sicuramente pagando in maniera durissima il fatto di aver decapitato Salerno dai suoi due personaggi più influenti degli ultimi trent’anni e di ver scosso la Procura fin dalle sue fondamenta per l’inchiesta ormai dimenticata che portò alla scoperta di quadri d’autore in casa di un alto magistrato della Procura Generale di Salerno come ricompensa di un certo interessamento per il controllo di un’altra inchiesta sempre prodotta dalla Nuzzi. E, fatalmente, ciò che dovrebbe essere un merito in questo Paese finisce per essere una colpa”.

Del resto questa mia affermazione è confermata dalle ultime intercettazioni via trojan che la Procura di Napoli ha sapientemente scucito in favore della stampa che le ha subito strombazzate: “È a tu per tu con Gianpiero Fortunato, con il quale si lascia andare a una serie di riferimenti polemici in relazione alla gestione dell’ufficio inquirente, all’epoca guidato dal procuratore Lembo … vorrebbe entrare nel pool reati contro la pubblica amministrazione, ma si sente escluso o comunque non tenuto in considerazione da parte del procuratore … Da otto anni il comune di Salerno … c’è un muro tra Comune e Salerno, non è possibile che in otto anni non c’è stata una indagine”.

Alla prossima.

 

 

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