OLIMPIADI: qual è la gara simbolo dei giochi a cinque cerchi ?, la risposta è unanime i “100 mt piani”

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Non era mai accaduto, doveva quindi accadere ed è accaduto. Finalmente un atleta italiano, dopo ben 125 anni, be che atleta, ha stravinto la gara dei 100mt piani che è la massima esaltazione dell’atletica leggera che a sua volta è la regina delle Olimpiadi fin dai tempi dell’antica Grecia: Lamont Marcell Jacobs Jr. (El Paso26 settembre 1994, è un velocistalunghista italiano, oro olimpico nei 100 metri piani e nella staffetta 4×100 metri ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 disputati nel 2021), questo il nome e cognome dell’atleta che ci ha fatto sognare in un caldo ed afoso pomeriggio di inizio agosto; un sogno che si è ancor di più materializzato qualche giorno dopo con la vittoria anche nella staffetta 4 x 100 (Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Fausto Desalu e Filippo Tortu). Due incredibili imprese sportive che hanno ridato al nostro Paese quell’autorevolezza olimpica che mancava fin dai tempi della Grande Olimpiade di Roma-1960 quando per la prima volta un italiano (Livio Berruti) vinse contro ogni pronostico la gara dei 200mt piani imponendosi ai tanti velocisti di colore presenti in quella finale.

Di recente ho scritto di quella XVII edizione dei giochi ponendola come spartiacque tra le olimpiadi tradizionali e, quasi, dilettantistiche e quelle che piano piano da Tokyo-1964 in poi hanno trasformato anche l’atletica leggera in grande business mediatico-finanziario.

Ma al di là di questo sul terreno, anzi sulla pista, resta la domanda che tutti si pongono: “Qual è la gara che meglio di tutte le altre rappresenta lo spirito olimpico e rimane nella stessa storia delle olimpiadi ?”.

Per me non ci sono dubbi e la risposta è facile: “la gara dei 100 metri piani”. A tutti gli osservatori ma anche ai semplici spettatori non sfugge, difatti, che nei 100 metri (cioè in quei 10 secondi circa) c’è tutto ciò che un atleta compiuto deve avere: grande velocità, forte resistenza, eccellente reazione, cognizione dei propri mezzi e dei propri limiti, distribuzione delle risorse fisiche in poche decine di metri, ottima concentrazione psicofisica, e capacità di dare tutto se stesso in pochi secondi. Vale a dire tutte quelle cose che gli antichi greci pretendevano dagli atleti che si avvicinavano alle olimpiadi e che in esse riuscivano a riversare dando all’esterno l’immagine del guerriero invincibile.

Ecco perché, ancora oggi, l’atleta simbolo di ogni olimpiade è quello che vince i 100mt piani; e questa volta è toccato al nostro Lamont Marcell Jacobs Jr. (con papà americano che ha combattuto in Corea) che nel giro di qualche decimo di secondo, subito dopo aver tagliato il traguardo, ha capito di essere lui il migliore come il guerriero invincibile dell’antica Grecia.

Lo dimostrano anche le immagini televisive irradiate a livello planetario in quei dieci minuti in cui Gianmarco Tamberi ha vinto la medaglia d’oro nel salto in alto e Jacobs quella dei 100mt; se provate a fare il rewind di quei fotogrammi vi accorgerete facilmente che è Tamberi che va alla ricerca di Jacobs per abbracciarlo in quel tripudio di nazionalismo che ci mancava da molto; non è Jacobs (come sarebbe forse stato più giusto) che corre ad abbracciare chi ha vinto l’oro prima di lui; e si fa abbracciare Jacobs nella piena consapevolezza di essere lui il più grande di questa olimpiade giapponese; insomma è lui il guerriero invincibile e non altri. E Tamberi accetta subito, con grande spirito olimpico, il ruolo dell’aiutante del guerriero invincibile.

Naturalmente questo è il mio personalissimo pensiero che ho maturato dopo l’attenta rivisitazione dei grandi momenti olimpici dei giochi moderni; e l’olimpiade che meglio rappresenta il mio pensiero è quella di Berlino-1936 nel corso della quale il despota Adolf Hitler pretese dai suoi atleti il top delle prestazioni per affermare il mito della razza ariana e scolpirla grazie alle olimpiadi sulla roccia della storia nell’ottica di una strumentalizzazione dei giochi che neppure nell’antichità era stata mai vista. Peccato per lui, Hitler, che sulle piste c’era il piccolo gigante Jesse Owens che stravinse tutte le gare che complici organizzatori avevano preparato per il trionfo tedesco: 100, 200, staffetta 4×100 e salto in lungo; come dire il top per ogni atleta di tutti i tempi.

Il ricordo è andato alle Olimpiadi di Berlino-1936 in quanto molto opportunamente nella serata del 13 agosto 2021 a Montesano sulla Marcellana (SA) è stato proiettato “Olimpia” di Leni Riefenstahl (la regista del nazismo e consigliera personale del Fùhrer) che nonostante la debacle degli atleti ariani riuscì a dare al mondo l’immagine più forte dell’orribile sistema politico di potere dittatoriale.

Anche Lamont Marcell Jacobs Jr. è un lunghista, oltre ad essere velocista; la speranza è che anche lui possa, semmai a Parigi-2024, eguagliare il record delle quattro medaglie di Owens che soltanto il figlio del vento Carl Lewis è riuscito, fino ad oggi, ad emulare nelle olimpiadi di Los Angeles-1984.

 

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