La sepoltura: un diritto negato.

 

prof. Nicola Femminella (scrittore)

 

Le bare di Palermo accatastate l'una sull'altra

Come avviene spesso nel corso della settimana, accendo il televisore per seguire il TG preferito. Mi capita di ascoltare una notizia che mi lascia senza respiro e mi proietta verso il computer sul quale redigo questo mio articolo, come un automa azionato da un meccanismo metallico. La rabbia del primo momento lascia il posto ad una indignazione profonda che mi fa vibrare l’anima, con la tentazione di credere che il mio udito malconcio mi ha prodotto l’ennesimo inconveniente.

A Palermo, nella splendida Sicilia, 900 bare sono accatastate da un paio d’anni, coperte di polvere ed esposte a temperature desertiche, sotto tende improvvisate e in depositi di fortuna. Intervistato dal cronista l’assessore di turno, titubante, incerto nella scelta delle parole, conferma che è una follia e che si è fatto di tutto per ovviare all’incidente, anche offrendo i loculi a prezzo basso. Qualche parente capitato in visita al proprio congiunto giacente nella bara, dichiara che un cattivo odore, insopportabile è nell’aria e lamenta i molti giorni di attesa perché si compia il rito più antico di tutti i tempi: l’inumazione del congiunto morto da un bel po’.

Ho interrotto la scrittura del testo e fatto una rapida ricerca.

Il fatto si verifica nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli di Palermo, dove le bare sono state poste ovunque, finanche nei bagni. Sono quasi mille per le quali non si trova un rimedio per tumularle; tra di esse alcune contengono il corpo di bambini. Una così allucinante emergenza continua dal 2019. Le temperature elevate accelerano il processo di decomposizione dei corpi e un percolato maleodorante comincia a uscire dai feretri, impedendo ai parenti e agli addetti di avvicinarsi o sostare nelle vicinanze, perché l’aria è resa irrespirabile. Ora il pericolo incombente è di natura sanitaria, perché possono procurare conseguenze negative per gli abitanti della zona e per coloro che operano nei dintorni. Bisogna far presto e individuare l’intervento da compiere: spostare le bare altrove e interrarle oppure avvolgerle con un contenitore di zinco sigillato. Lavori programmati e regolarmente ritardati o sospesi hanno determinato la vicenda che, credo, non ha eguale in tutti i paesi regolati dalle leggi dello stato che provvedono ai servizi primari delle comunità. Nel frattempo anche una proposta di estumulazione di decine di tombe per ricavare nuovi posti è caduta nel nulla e a peggiorare la situazione concorre il forno crematorio del cimitero che è fuori uso e per rimetterlo a regime occorre una somma ingente. Anche qui perdita di tempo e burocrazia accettata supinamente: due mali che nel meridione la fanno da padrone. Insomma c’è di tutto e di più di negativo nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli di Palermo, anche perché il sindaco Orlando denuncia una crisi politica con defezione di alcuni consiglieri che sono usciti dalla maggioranza. Si accentua la colpevolezza dei politici che governano il Comune. A Bagheria e Sciacca si sta creando una situazione simile perché non tutte le bare vengono inumate a significare che i modelli negativi sono preferiti a quelli virtuosi.

Che dire ?

Ho visitato molte necropoli nei siti delle civiltà passate, anche di quelle disperse nei tempo della preistoria più lontana, e ho constatato come il culto dei morti sia stata una pratica comune a tutti i popoli che sono comparsi sulla scena della grande storia. Alcuni hanno costruito addirittura dei monumenti grandiosi che hanno sfidato le insidie del tempo e ancora oggi meravigliano milioni di turisti che percorrono una infinità di chilometri per andare a visitarli. In altri sono stati rinvenuti tesori dal valore incalcolabile, monili d’oro, pitture murali di straordinaria bellezza, utensili e vasi di elegante fattura, oggetti preziosi di ogni tipo che corredavano le tombe.  Molti popoli affrontavano lunghe distanze per deporre i defunti in grotte considerate luoghi sacri. Né trascuravano l’inumazione o cremazione dei corpi di coloro che appartenevano ai ceti più poveri, compresi gli schiavi. Per tutti costoro una zona ai margini del villaggio, destinata a fosse comuni per le quali riuscivano a utilizzare consuetudini adeguate e rispettose dei defunti. Talvolta venivano utilizzate grotte profonde scelte e organizzate, usando espedienti di tipo “sanitario” per tutelare la salute della comunità.

Prof. Nicola Femminella, storico e scrittore

Mi sono posto un’unica domanda, semplice ma fortemente drammatica: come è possibile che nel ventunesimo secolo nella regione di un paese collocato ai primi posti tra quelli di economia avanzata possa accadere un simile scempio? Chi ha creato il Mediterraneo vi ha collocato al centro un’isola che non ha eguali per amenità dei luoghi e mitezza del clima e per la generosità della natura che tutto concede ai suoi abitanti. Verso di essa si sono diretti tutti i popoli che la circoscrivono, superando il tratto di mare che la separano dai propri paesi. Vi sono nati artisti che vi hanno innalzato i templi più belli e i teatri nei quali si rappresentavano opere teatrali ancora oggi nei cartelloni dei festival più rinomati. Vi sono cattedrali e conventi con arredi sacri di inestimabile valore; nell’isola sono nati e hanno regnato re che hanno scritto leggi fondamentali per i diritti dei popoli, scienziati e uomini illustri. Ora gli amministratori della città capoluogo pagati con emolumenti da regnanti, non trovano la concordia e l’unità di intenti per una soluzione idonea ad un problema che di certo non è siderale! Si innalzano in Grecia 40 chilometri di muri in pochi giorni per impedire l’entrata degli Afgani in fuga, si costruiscono in una o due settimane ospedali in Cina per contenere migliaia di ricoverati e non si provvede a realizzare in tempi uguali un edificio di minore cubatura pe ottenere mille loculi per defunti morti da due anni? E quando un popolo i ribella a tale orrore? E quando la cronaca televisiva non cambia i palinsesti per ripetere la notizia fino a quando non si ha la soluzione, invece di sentire fino alla noia e per mesi le stesse litanie cantate dagli stessi recitanti? Tutto passa nel silenzio colpevole dell’opinione pubblica. Ho iniziato a contare i giorni che ci separano dall’annuncio che una sepoltura venga data a quei mille esseri umani, e che il loro corpo sia preservato dalla vergogna e dalla mancanza di quella pietas per i morti che, talvolta, riescono a esprimere perfino gli animali. Non dimentichiamo questo episodio…  inumandolo nel nostro oblio. È una notizia che merita di circolare sui social e di sostituire i milioni di cuoricini che clicchiamo in ogni minuto secondo. Dipingiamo, invece, i cuori sui muri della dignità che ogni essere umano deve vedere rispettata se vogliamo ancora conservare i valori e l’identità della specie umana. Il Sommo Dio creò per ultimo l’uomo e la donna. Le bare e i politici di Palermo mi inducono a pensare che forse qualche dubbio lo aveva frenato… !

 

 

 

 

 

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